CURIA JULIA





LE ANTICHE ORIGINI

Il termine Curia deriva dall'antico latino "co-viria", cioè insieme o adunanza di uomini e, ai tempi della monarchia, indicava la suddivisione delle tribù romane, poi utilizzata per indicare il posto dove le tribù si radunavano per discutere le questioni di stato.

ECCO COME APPARIVA IN ORIGINE
Le curie erano trenta ai tempi di Romolo e Tito Tazio, dieci per ognuna delle tre tribù dei Tities, Ramnes e Luceres.

La divisione risaliva alle origini della città e forse oltre, nel territorio latino preistorico. Le curie si riunivano in assemblee, i "Comizi Curiati", che prendevano a maggioranza le più importanti decisioni per la città.

Nell'esercito romano dei primi tempi, le curie fungevano da distretto di leva, ognuna forniva cento soldati e dieci cavalieri.

L'ordinamento curiato perdette questa funzione militare quando Servio Tullio introdusse l'ordinamento centuriato: da allora conservò solo compiti politici e religiosi.



LA STORIA

L'edificio deve il suo nome alle assemblee dei "curiati", cioè dei cittadini suddivisi in base al censo, che si svolgevano nel Comizio. La prima curia fu la Curia Hostilia, edificata da Tullo Ostilio, terzo re di Roma, nel Foro Romano, ai piedi del Campidoglio.

LA CURIA OGGI
Danneggiata da un incendio nel 52 a.c. durante il funerale di Publio Clodio Pulcro, venne restaurata, ma quando Giulio Cesare realizzò il Foro di Cesare, riedificò sia i Rostra che la Curia col nome di Curia Iulia, più monumentale e con posizione più centrale rispetto alla piazza del Foro.
Fu però terminata da Augusto il 28 agosto del 29 a.c.
Successivamente fu restaurata da Domiziano nel 94 d.c., che vi dedicò una cappella a Minerva, per cui aveva grande devozione; questa cappella sembra fosse situata nel Calcidico, detto perciò anche Atrium Minervae.

La Curia venne rifatta da Diocleziano per l'incendio del 283 d.c. durante il regno dell'imperatore Carino e la dedicò nuovamente nel 303, quando, ormai imperatore, fece celebrare le feste dei vicennalia e decennalia. Probabilmente fu in quell'occasione che fece erigere dinanzi alla Curia le due giganteschecolonne, e un po' più tardi, nel 311, il prefetto della città Flaviano rinnovò il Secretarium, l'aula più riservata della Curia.

Quando Alarico fece "Il sacco di Roma" nel 410, tutto il lato settentrionale del Foro fu dato dalle fiamme; nel 412, Flavio Annio Eucario Epifanio, prefetto della città, restaurò il Secretarium, come attestava un'iscrizione ancora esistente nel secolo XVII nel muro dell' abside della chiesa di S. Martina.

Al tempo di Teodorico, nella Curia si tenevano ancora le adunanze del Senato, sopravvissuto alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, ma col nome di Atrium Libertatis, nome preso da un vicino edificio, l'archivio dei censori, distrutto con la costruzione del Foro Traiano, dove anticamente si svolgeva la cerimonia della liberazione degli schiavi.

Nella Curia c'era una statua della Dea Vittoria, su cui i senatori giuravano fedeltà alla Repubblica, era stata portata a Roma da Taranto da Ottaviano ed era oggetto di particolare devozione per le istituzioni romane e per il popolo tutto.

Fu oggetto di aspre diatribe tra cristiani e pagani alla fine del IV sec., con Ambrogio da Milano, S. Ambrogio, che voleva demolirla in quanto pagana e Quinto Aurelio Simmaco, pagano, che tentò con una lunga orazione di salvarla, spiegando quanto rappresentasse in termini di tradizione, di fedeltà e di speranza per tutti i Romani.

Ma Ambrogio, con l'autorità che la Chiesa stava conquistando sempre più sull'imperatore, ebbe la meglio, e la statua, tutta d'oro e di antica e preziosa fattura venne purtroppo distrutta fondendola nel 357 per volontà di Costanzo II, figlio di Costantino I. Andò così distrutto un capolavoro d'arte che riassumeva tutti i simboli della romanità.

Finito Teodorico la Curia venne chiusa e abbandonata. Nel 630, durante il pontificato di Onorio I, fu trasformata nella chiesa di Sant'Adriano al Foro, decorata con affreschi bizantini, ancora in parte visibili, e vi venne addossato un campanile; fu poi restaurata in stile barocco. La Curia è oggi uno degli edifici antichi meglio conservati a Roma. Tra il 1930 e il 1936 venne riportata al suo aspetto profano: la chiesa venne sconsacrata, privandola di tutte le aggiunte successive all'epoca dioclezianea.



DESCRIZIONE

La Curia era edificio in mattoni posto all'angolo tra l'Argileto, la strada che la separa dalla basilica Emilia, e il Comizio. Una gradinata, di cui rimangono le sole fondamenta di opera a sacco, dava accesso al portone. La facciata di mattoni era rivestita con lastre di marmo nella parte inferiore, mentre i lastroni di travertino, in alto sul muro, erano rivestiti di stucchi che gli conferivano l'aspetto di un cornicione corinzio, con rilievi di teste di divinità. Questi stucchi sopravvissero fino al sec. XVI.

Recenti scavi hanno scoperto dietro la Curia nuovi ambienti identificati come l'Atrium Libertatis. La Curia era contigua al Foro di Cesare, a pianta rettangolare, con quattro pilastri esterni come contrafforti. Le due facciate sono sormontate da timpani; su quella principale si aprono tre finestre ad arco e un unico portale incorniciato in travertino. Ai lati del portale sono visibili loculi di sepolture di epoca medievale, quando già la consapevolezza dello splendore romano era scomparso sotto l'analfabetismo e il bigottismo.

LA FACCIATA ORIGINALE
Il portale d'ingresso in bronzo di epoca dioclezianea, che oggi vi si ammira, è una copia dell'originale, che fu portato nella basilica di San Giovanni in Laterano, dove sta tutt'ora, nell'entrata secondaria della basilica, con tanto di portale romano scolpito, nel XVII secolo. Allorchè i battenti della porta furono spezzati per trasportarli, si trovarono fra le lastre di bronzo parecchie monete antiche, tra le quali una di Domiziano.
La Curia comprendeva la grande aula per le sedute, la vera e propria Curia, e un' altra più piccola per le sedute segrete, Secretarium senatus, alla quale ora corrisponde la chiesa di S. Martina.

E' un edificio ben conservato, perché nel 630, durante il pontificato di papa Onorio I, l'edificio anzichè venire abbattuto come tanti edifici romani, venne trasformato in chiesa, assumendo il nome di Sant'Adriano al Foro.
La Curia e il secretarium erano anticamente uniti: fino al principio del secolo XIV fra le due chiese, di S. Adriano e S. Martina, si trovavano i resti di un cortile con colonne romane, e dietro S. Adriano stanze e sale antiche. La Chiesa fu ristrutturata nel 1653 rivestendo le tre navate medioevali con stucchi e rilievi barocchi, di stile seicentesco. Successivamente la struttura medievale e barocca venne smantellata nel vasto piano di recupero delle opere classiche romane, e ripristinata nell'originale negli anni '20 del XX sec..

COME APPARIVANO GLI INTERNI

L'INTERNO

Il grande vano interno ha le proporzioni consigliate da Vitruvio per le Curie, con altezza della metà della somma tra lunghezza e larghezza: 21 m. di altezza con base di 18 m. per 27. La copertura lignea è moderna ma ricostruita sul modello antico.

La pavimentazione è stata in gran parte ricostruita in opus sectile con gli stessi marmi e la disposizione come erano sotto Diocleziano, così come la decorazione architettonica delle pareti, con nicchie che ospitavano statue, inquadrate da colonnine su mensole.

Le pitture bizantine risalgono alla trasformazione in chiesa del VII secolo.

L'aula è divisa in tre settori, con a destra e sinistra tre gradini larghi e bassi, dove erano collocati i trecento seggi dei senatori. Sulla parete di fondo, tra due porte, c'è il basamento per la presidenza, dove è collocata anche la base della statua della Vittoria, come si vede nell'immagine.

All'interno della Curia sono esposti due grandi rilievi, trovati al centro del Foro e chiamati plutei o anaglifi di Traiano, forse balaustre di una tribuna, forse degli stessi Rostri.

Vi sono rappresentate scene del principato di Traiano: quello di sinistra mostra il condono dei debiti ai cittadini mentre quello di destra illustra l'istituzione degli alimenta, i prestiti agricoli a basso interesse per il sostentamento dei fanciulli poveri.

Le due scene sono importantissime perchè rivelano l'antica struttura del Foro. Nei rilievi la statua di Marsia sta accanto alla Ficus Navia, già centro della piazza, e il lato meridionale della medesima. In quello di sinistra si riconoscono i Rostri, il tempio di Vespasiano e Tito, il Tabularium, il Tempio di Saturno, il Vicus Iugarius e la basilica Giulia. In quello di destra si si scrgono la basilica Giulia, l'arco di Augusto, i Rostri del tempio del Divo Giulio, dove l'imperatore è raffigurato davanti alla basilica Giulia seduto su un podio. Sul rovescio di entrambi sono raffigurati gli animali sacrificati gli animali sacrificati agli Dei nelle festività romane: maiale, pecora e toro.





OGGI

L’attuale grande edificio in laterizio, ampiamente restaurato negli anni 1930-1936, dopo la demolizione della chiesa di S. Adriano, conserva l’aspetto della Curia, sede del Senato, nella ricostruzione voluta da Adriano, ed è attualmente visitabile.


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1 comment:

Anonimo ha detto...

Penso che gli scempi perpetrati dai cristiani siano di gran lunga peggiori di quelli dei barbari. Non so come si possano chiamare santi, personaggi senza spina dorsale, che hanno distrutto gran parte del patrimonio culturale dell'Impero.

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