In origine i Romani usavano, come tutti i popoli antichi, un calendario lunare in cui il mese corrispondeva ad una lunazione. Le Calende erano il novilunio e le Idi il plenilunio. Le None erano la data intermedia tra le Calende e le Idi, cioè il nono giorno prima delle Idi.Il primo calendario che si ricorda è il cosiddetto di Romolo, di dieci mesi. Il termine “mese” deriva dal latino mensis che vuol dire mese, ma anche Luna e infatti nella lingua tedesca rimane questo significato coincidente nei vocaboli Mond che si traduce con Luna e Monat che si traduce con mese.
In realtà il calendario fu antecedente, tanto è vero che l'antica Dea del calendario fu Cardea, la Dea dell'inizio e della fine dell'anno, soppiantata poi da Giano. Come tutte le Dee più antiche fu una Grande Madre, e le sue sacerdotesse appendevano nastri colorati all'albero sacro fuori del tempio per annunciare il tempo e le stagioni. Poi giunsero gli invasori indoeuropei e il potere sacrale e civile delle donne decadde.
CALENDARIO LUNARE DI ROMOLO
- Martius (31 giorni)
- Aprilis (30 giorni)
- Maius (31 giorni)
- Iunius (30 giorni)
- Quintilis (31 giorni)
- Sextilis (30 giorni)
- September (30 giorni)
- October (31 giorni)
- November (30 giorni)
- December (30 giorni)
Come si vede, ancora oggi chiamiamo gli ultimi 4 mesi coi nomi romani, mentre settembre non è il 7° mese ma in realtà è il 9° mese, ottobre il 10° e non l'8°, novembre l'11° e dicembre il 12°.
CALENDARIO LUNARE DI NUMA POMPILIO
Numa Pompilio, il II re di Roma, modificò il calendario nel 713 a.c., aggiungendo i mesi gennaio e febbraio, cioè aggiunse 51 giorni ai 304 del calendario di Romolo, per far coincidere maggiormente l'anno lunare a quello solare. A gennaio vennero assegnati 29 giorni e a febbraio 28. Degli undici mesi con un numero dispari di giorni, quattro ne avevano 31 e sette ne avevano 29.Per mantenere l'anno del calendario allineato all'anno solare, venne aggiunto ogni tanto un mese intercalare, il Mercedonio o Mensis Intercalaris, tra la prima e la seconda parte di febbraio. Di fatto, il mercedonio assorbiva i cinque giorni della seconda parte di febbraio, lasciando inalterate date e festività.
L'anno intercalare, con l'aggiunta del mercedonio, risultava di 377 o 378 giorni, a seconda che esso iniziasse il giorno dopo o due giorni dopo la Terminalia. Il mercedonio aveva 27 giorni: le none cadevano il 5° giorno e le idi il 13° giorno. La decisione di inserire il mese intercalare spettava al Pontefice Massimo e in genere veniva inserito ad anni alterni.
CALENDARIO AGRICOLO
Il calendario civile romano, di tipo lunisolare, nel senso che si tentava di far coincidere i mesi lunari con l'anno solare, era pertanto molto mpreciso rispetto all'anno solare reale.
Per cui la necessità di organizzare i lavori agricoli durante le varie stagioni, spinse a usare l'anno siderale con il sorgere e il tramonto eliaco o acronico delle stelle.
I Romani, come i Greci, utilizzavano calendari incisi su lastre di pietra ed esposti nelle strade che riportavano le indicazioni della posizione zodiacale del Sole, le fasi stellari e gli eventi meteorologici.
Solo dopo il 46 a.c. quando entrò in vigore il calendario giuliano, voluto da Giulio Cesare e sviluppato dall'astronomo alessandrino Sosigene, iniziò il declino delle tavole di pietra astronomiche.
Accanto al calendario civile romano esisteva anche una suddivisione dell'anno in cui gli eventi astronomici erano di riferimento alle attività della vita agricola, come per esempio l'inizio dell'aratura, il riparo del bestiame dal maltempo, la semina, la sarchiatura, la vendemmia e così via.
linguaggio astronomico
Sorgere acronico: è il sorgere di un astro all'orizzonte orientale nello stesso istante in cui tramonta il Sole.
Sorgere eliaco: è il divenire visibile di un astro rispetto alla luce del Sole.
Sorgere eliaco mattutino: è il primo apparire di un astro all'orizzonte orientale, prima dell'alba.
Sorgere eliaco vespertino: è la prima visibilità di Venere o di Mercurio all'orizzonte occidentale, dopo il tramonto del Sole.
Tramonto acronico: è il tramontare di un astro all'orizzonte occidentale nello stesso istante in cui sorge il Sole. Un astro al suo tramonto acronico è sempre invisibile, a causa della luce solare.
Tramonto eliaco: è il divenire invisibile di un astro per la sua vicinanza al Sole
Tramonto eliaco mattutino: è l'ultima visibilità di Venere o di Mercurio all'orizzonte orientale, prima dell'alba.
Tramonto eliaco vespertino: è l'ultima visibilità di un astro all'orizzonte occidentale, dopo il tramonto del Sole.
Solstizi ed equinozi
Questo calendario legato ai fenomeni stellari portò i Romani a suddividere l'anno in 8 parti. Gli Equinozi e i Solstizi non indicavano l'inizio delle stagioni ma il periodo intermedio. L'inizio dell'estate coincideva invece con il levare eliaco delle Pleiadi in maggio, quello dell'autunno con il tramonto acronico della Lira. Solstizi ed equinozi erano già un riferimento per le campagne.All'epoca si usava anche costruire edifici che segnassero ad esempio l'equinozio di primavera. Sembra che il Pantheon, ricostruito da Adriano secondo gli antichi canoni, contempli la luna piena all'equinozio di primavera a perpendicolo perfetto nell'occhio della volta da chi si ponga sull'asse al centro del tempio a mezzanotte.
L'inizio dell'inverno coincideva con il tramonto acronico delle Pleiadi in novembre, mentre l'inizio della primavera con un fenomeno metereologico: il primo soffio dello Zeffiro o Favonio, un vento dolce che proveniva da Ovest e che iniziava a farsi sentire intorno al 7-9 di febbraio come spiega Ovidio nei Fasti.
Previsioni metereologiche
Il calendario agricolo romano riportava anche indicazioni meteorologiche, per esempio, quando l'Auriga levava al tramonto nei giorni prossimi all'Equinozio di autunno o quando tramontava all'alba in dicembre, era presagio di pioggia e uragani.
Virgilio afferma nell'Eneide che, con il suo tramonto acronico in novembre, il Orione annunciava un periodo di pioggia.
Le Pleiadi avevano un'attività meteorologica duplice, da una parte il loro sorgere eliaco in maggio annunciava la bella stagione e la ripresa della navigazione, il loro tramonto acronico in novembre indicava invece l'inizio dell'inverno; se poi il tramonto avveniva col tempo nuvoloso, l'inverno sarebbe stato piovoso, se invece era sereno l'inverno sarebbe stato rigido.
Secondo Plinio il Vecchio, i fenomeni eliaci delle Pleiadi dividevano l'anno in due semestri uguali. Nel corso dell'estate il Cane Maggiore era la costellazione più temuta. Con la sua levata eliaca intorno alla seconda metà di luglio, il Cane Maggiore, con Sirio come stella principale, indicava l'inizio della canicola, in cui la vegetazione si seccava. L'estate finiva col tramonto acronico della Lira intorno a metà agosto.
I Romani credevano ad esempio che fosse pericoloso per i pastori dormire col capo scoperto con la luna di Marzo, che poteva portare alla follia, o che non ci si dovesse esporre al sole nei mesi che avessero la "R" nel nome; i Romani non si esponevano volontariamente al sole, anzi le donne portavano ombrellini per evitarlo, ma ovviamente i contadini vi erano obbligati, per cui erano raccomandati alcuni accorgimenti, per cui ci si doveva coprire la testa dal sole di: Februarus, Martius, Aprilis, September, October, November e December.
Poi c'era tutto il mondo divino da propiziare o tenere a bada per il buon andamento dei campi, o vari portafortuna, per esempio, per propiziare un copioso raccolto, si usava sotterrare nei campi un uovo colorato di rosso.
L'influenza planetaria
Anche i pianeti influivano: la rivoluzione e la retrogradazione planetarie causavano, nei vari giorni dell'anno, il freddo, la pioggia e altre intemperie. Il sorgere della Luna in prossimità dell'orizzonte, quando era ben visibile perché l'atmosfera era tersa, indicava bel tempo nei giorni successivi.
CALENDARIO LUNISOLARE GIULIANO
Giulio Cesare riformò il calendario appena divenne Pontefice Massimo. Eliminò il mese di mercedonio, portò la durata dell'anno a 365 giorni e introdusse l'anno bisestile: le riforme al calendario giuliano furono completate sotto il suo successore Augusto. Il mese Quintilis fu ribattezzato Iulius nel 44 a.c. in onore a Giulio Cesare e Sextilis fu ribattezzato Augustus nell’8 a.c. in onore allo stesso Augusto. Il calendario giuliano rimase in uso per molti secoli anche dopo la caduta dell'impero romano, venendo infine sostituito nel 1582 dal calendario gregoriano.
I giorni
Il 1° giorno di ogni mese era il giorno delle calende, da cui deriva la parola calendario. Gli altri due erano le none e le idi, mobili a seconda della durata del mese: in marzo, maggio, quintile e ottobre, le none cadevano il 7°, e le idi il 15° giorno, mentre negli altri mesi esse cadevano il 5° ed il 13° giorno. Questo sistema era in origine basato sulle fasi lunari: le calende erano il giorno della luna nuova, le none erano il giorno del primo quarto, le idi il giorno della luna piena. Per cui:
Mesi con Idi e None nel 13° e 5° giorno: gennaio, febbraio, aprile, giugno, agosto, settembre, novembre e dicembre.
Mesi con Idi e None nel 15° e 7° giorno: marzo, maggio, luglio e ottobre.
La data
I Romani non contavano i giorni a partire dall'inizio del mese: 1 2 3 4 ecc., ma contavano i giorni mancanti alle calende, none o idi, a seconda di quali di esse fossero più prossime, come quando si contano i giorni mancanti a un evento importante, insomma il conto alla rovescia. In più ci includevano il giorno dacui partiva il conto: così il 3 settembre era considerato il giorno 3 (alle none cadenti il 5), anziché 2 giorni alle none, o il giorno antecedenti alle Idi di marzo, cadenti il 15, era il giorno 2.
Le date venivano indicate con riferimento a certi giorni fissi fondamentali: il primo di ogni mese era detto calendae e corrispondeva al primo apparire della Luna nuova. In quel giorno il Pontifex Minor (i pontefici, nella Roma antica, erano coloro che avevano il compito di conservare e interpretare le tradizioni giuridico-religiose e di promuovere e sorvegliare le manifestazioni del culto) convocava il popolo sul colle Capitolino per annunciargli il principio del mese. Questi giorni non esistevano nel calendario greco, donde la frase scherzosa "rimandare alle calende greche", usata dagli antichi Romani per significare un rinvio a un giorno che non verrà mai.
I giorni civili
Dies comitialis: i cittadini potevano votare su questioni politiche o questioni di diritto penale.
Dies fastus: era consentito lo svolgimento delle azioni legali.
Dies nefastus: nessuna azione legale né una votazione pubblica poteva avere luogo.
Endotercisus: giorno favorevole al mattino, e giorno dedicato alle assemblee di pomeriggio.
Nefastus publicus: Venivano celebrate festività religiose per scongiurare le avversità.
Dies mercati: discussioni pubbliche nel Foro Romano.
LE ORE ROMANE
Noi siamo abituati a suddividere la nostra giornata in 24 ore della stessa durata, con la notte e il giorno hanno ore diverse a seconda delle stagioni. I Romani però, avevano si 12 ore per il giorno e 12 per la notte, ma ogni ora aveva durata ineguale nelle diverse stagioni, che oscillava da un massimo di 75 minuti e 30 secondi in estate a un minimo di 44 minuti e 30 secondi in inverno. Solo in corrispondenza degli equinozi la durata delle ore dei Romani corrisponde alla durata delle ore attuali. Naturalmente la durata delle ore variava anche a seconda della latitudine del luogo.
Gli unici riferimenti fissi erano l'alba, il mezzogiorno e il tramonto. Il mezzogiorno era l'hora sexta, donde la parola "siesta".Durante il giorno venivano usate clessidre e meridiane solari mentre per la notte le ore venivano misurate osservando il sorgere e il tramontare delle costellazioni zodiacali, che si levano ciascuna ogni due ore circa.
Più tardi, con l'influenza degli astrologi, si osservò come, a causa dell'obliquità dell'eclittica, certi segni zodiacali (Cancro, Sagittario e soprattutto Vergine e Bilancia) fossero lenti a sorgere e veloci a tramontare, mentre altri segni si comportano inversamente.
Nell'opera di Manilio (I sec. a.c. - I d.c.) e in quella di Marziano Capella (V sec. d.c.) troviamo tabelle in cui sono indicate le ore necessarie al sorgere e al tramontare di ogni costellazione.
Il giorno iniziava con l'ora I, mentre la seconda parte della giornata era scandita dall'ora VII, il nostro mezzogiorno.
Per noi l'ora I sono le 7,30 del mattino al solstizio d'inverno, e le 4,30 nel solstizio d'estate. Per i romani invece era l'alba l'ora I.
La notte era poi suddivisa in quattro parti: le vigilie (veglie).
Le ore non avevano i minuti quindi i tempi erano più approssimativi, ma anche più lenti.
L'alba scandiva il risveglio, poi la toilette, l'omaggio ai Lari, una frettolosa colazione e via al lavoro.
Per gli uomini liberi il lavoro terminava tra l'ora VI e la VII, l'ora di pranzo.
LE FESTE E LE VACANZE
I Romani abbienti lavoravano poco e soprattutto avevano molte vacanze. Circa metà dell'anno era festivo, e il festivo coincideva quasi sempre col religioso, non solo, a volte le feste s'incrociavano in templi diversi dell'urbe. In parte stabilivano i scaerdoti chi o cosa si dovesse festeggiare, in parte c'era una scelta, dettata magari dalla vicinanza del tempio, perchè la città di Roma era piuttosto vasta.
Il pomeriggio trascorreva in genere tra passeggiate nei giardini imperiali o nei Fori, ma soprattutto nelle terme dove tra l'altro curavano la propria igiene. I Romani prendevano un bagno tutti i giorni, poveri e ricchi, perchè le terme erano gratis.Così si arrivava alla cena, di solito parca, consumata al tramonto, dopo di che si andava a letto, a meno che non si appartenesse alla classe più abbiente che faceva vita mondana banchettando con amici e affaristi fino a notte inoltrata.
Pertanto gli appuntamenti erano quanto mai aleatori: "E' più facile accordare tra loro due filosofi che due orologi" scrive Seneca nel suo Apocolocyntosis.
L'inizio dell'anno
La prima festa si svolgeva in marzo, intorno all'equinozio di primavera: mentre il Sole sorgeva ad est nella costellazione dei Pesci, la Vergine tramontava ad ovest, così quando alla sera il Sole tramontava, la Vergine sorgeva.
La situazione si ribaltava all'equinozio d'autunno quando al sorgere del Sole nella Vergine, i Pesci tramontavano. Per questo motivo la Vergine, con la sua stella principale Spica, indicava la fine dell'estate e l'inizio del mese di settembre, legato alla vendemmia, infatti il nome romano della Vergine era Vindemiatrix.
L'altra festa era celebrata ai primi del mese di Aprile, quando la Vergine tramontava mentre andava in levata eliaca la costellazione dell'Auriga con Capella.
Le due divinità descrivono una traiettoria parabolica che rappresenta la curvatura della Volta Celeste. Con Espero era rappresentata la stella della sera mentre con Eosforo era indicata la stella del mattino, letteralmente dal greco "Fiaccola dell'Aurora" e per i Romani, Lucifero, o Venere.
Venere
L'astro che appare prima dopo il tramonto del Sole e che scompare per ultimo all'alba in diversi momenti dell'anno è il pianeta Venere.Dal punto di vista astronomico, Venere è un pianeta inferiore in quanto descrive un'orbita più vicina al Sole rispetto a quella della Terra.
Venere anticipa ogni giorno il sorgere del Sole ed entrambi si muovono sull'eclittica: il Sole verso est e Venere verso ovest. In questo modo Venere resta visibile sempre più a lungo nel cielo mattutino, per un periodo totale di circa 9 mesi (263 giorni).
A questo punto Venere inizia a retrocedere dirigendosi a est e riavvicinandosi al Sole (fino a circa 10°) al punto di rimanere invisibile perchè soverchiata dalla luce solare. Quindi, Venere scompare dal cielo per circa 50 giorni mentre transita dietro al Sole, poi ridiventa visibile nel cielo notturno dopo il tramonto per altri 9 mesi nei quali la sua luminosità cresce fino a raggiungere il massimo splendore verso la fine del periodo di visibilità.
Una volta svanito dal cielo occidentale nel crepuscolo serale, il pianeta Venere ricompare circa 8 giorni dopo nel cielo mattutino prima del levare del Sole e ricomincia il ciclo. Venere completa il ciclo in poco meno di 20 dei nostri mesi, circa 584 giorni.
Calendario agricolo romano astro-meteorologico
- 23 dic. - solstizio d'inverno - pioggia e temporali - messa a dimora dei ciliegi
25/31 dic. - tramonto eliaco Acquario -
30 dic. - sorgere acronico Sirio - 29-30 dic. - tramonto eliaco dell'Aquila
- 27 dic -9 gen. - sorgere eliaco del Delfino
- 3-7 gen. - tramonto acronico del Cancro
- 16 gen. - entrata del Sole nell'Acquario
- 16 gen. 20 feb. - tramonto acronico del Leone - si pianta la vite
- 18 gen. 5 feb. - levata eliaca dell'Acquario
- 22 gen. 4 feb. - tramonto eliaco della Lira - piogge, tempeste
- 24 gen - tramonto eliaco della Balena
- 30 gen. 3 feb. - tramonto eliaco del Delfino - a dimora rose e vigneti; pulizia dei fossati
- 8 feb. - inizio della primavera (Favonio) .
- 11-25 feb. - levata acronica del Bifolco - a dimora peri e altri alberi da frutto
- 13 feb. - tramonto eliaco della Freccia - tempo incerto - taglio della vigna
- 14 feb. - levata acronica del Corvo dell'Idra e della Coppa - tempo incerto - sarchiatura; scavare fossati.
- 15 feb. - entrata del Sole nel segno dei Pesci - tempo incerto - a dimora i rosai.
- 22 feb. - comparsa delle rondini - terzo travaso del vino.
- 2-5 mar. - levata acronica di Spica
- 7 mar. - levata eliaca di Pegaso
- 8 mar. - levata acronica della Corona.
- 4-13 mar. - levata eliaca dei Pesci.
- 15 mar. 6 apr. - tramonto acronico dello Scorpione - tempeste
- 17 mar. - entrata del Sole nell'Ariete - tempeste.
- 17-20 mar - comparsa del nibbio - si tosano le pecore.
- 21 mar, - tramonto eliaco del Pegaso
- 23 mar. 25 apr. - levata eliaca dell'Ariete - si tagliano i tralci della vite.
- 25 mar. - equinozio di primavera - irrigazione da vicino.
- 2-6 apr. - tramonto eliaco delle Pleiadi
- 8-13 apr. - tramonto acronico della Bilancia - piogge
- 9 apr. 22 mag. - tramonto eliaco di Orione
- 12-20 apr. - tramonto eliaco delle Pleiadi - piogge .
- 17 apr. - entrata del Sole nel Toro.
- 23 apr.-13 mag. - levata acronica della Lira - accoppiamento dei bovini
- 25-30 apr. - tramonto eliaco del Cane - semina panico e miglio
- 29 apr.-8 mag. - levata eliaca della Capra - bel tempo - fine della semina tradiva
- 22 apr. 11 mag. - levata eliaca delle Pleiadi - navigazione favorevole - pesca del tonno. produzione del formaggio, prima raccolta del miele, germinazione della vigna e dell'ulivo.
- 3 mag. - levata acronica del Centauro
- 10 mag. - inizio dell'estate
- 11 mag. 7 giu. - tramonto acronico del Bifolco - accoppiamento delle pecore
- 19 mag. - entrata del Sole nei Gemelli
- 21 mag. 15 giu. - levata eliaca delle Pleiadi - piogge
- 25 mag. 2 giu. - levata acronica dell'Aquila - fienagione
- 10-17 giu. - levata acronica del Delfino
- 15 giu. 6 giu. - levata eliaca di Orione - temporali
- 19 giu. - entrata del Sole nel Cancro
- 21 giu. - tramonto eliaco di Ofiuco
- 25 giu. - solstizio d'estate - raccolto del grano
- 4 lug. - tramonto acronico della Corona
- 6 lug. - levata eliaca del Cancro
- 8 lug. - tramonto acronico del Capricorno
- 9 lug. - levata acronica di Cefeo
- 15 lug. - levata eliaca di Procione
- 18-26 lug. - levata eliaca del Cane - caldo
- 20 lugl. - entrata del Sole nel Leone - caldo siccità
- 20-30 lugl. - tramonto acronico dell'Aquila - fine dell'accoppiamento delle pecore
- 27 lugl. 7 ag. - tramonto acronico dell'Acquario
- 29 lugl. - levata eliaca di Regolo
- 12-14 ag - tramonto acronico del Delfino - tempeste - termina la maggior parte dei lavori agricoli, il 15 ag., Feriae Augusti, oggi Ferragosto, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia.
- 11-23 ag. - tramonto acronico della Lira - inizio dell'autunno semina del foraggio.
- 20 ag. - entrata del Sole nella Vergine - semina delle rape e del ravizzone
- 27 ag. 5 set. - levata eliaca di Spica - vendemmia
- 31 ag. - levata acronica di Andromeda
- 1-21 sett. - tramonto acronico dei Pesci
- 4-5 set. - tramonto acronico della Freccia
- 7-9 set. - sorgere acronico della Capra - piogge
- 5-17 set. - sorgere eliaco del Bifolco - tempeste, temporali, grandine - aratura della terra secca; raccolta miele; terza germinazione degli alberi
- 12-20 set. - partenza delle rondini
- 13 set. - sorgere acronico della Balena - tempeste
- 18 set. 6 ott. - levata eliaca di Spica
- 19 set. - levata eliaca della Coppa
- 19 set. - entrata del Sole nella Bilancia - aratura; semina dell'orzo
- 21 set. 6 ott. - tramonto acronico dell'Ariete
- 24-26 ott. - equinozio d'autunno
- 27 set. 6 ott. - sorgere acronico dei Capretti - piogge, temporali, tempeste
- 23 25 ott. - sorgere eliaco del Centauro
- 4-15 nov. - sorgere eliaco della Corona - pioggia - semina delle fave
- 10 nov. - levata acronica delle Pleiadi
- 15-16 nov. - sorgere acronico delle Pleiadi
- 19 nov. - entrata del Sole nello Scorpione
- 22 ott. 20 nov. - tramonto acronico del Toro
- 26 ott. 13 nov. - levata eliaca dello Scorpione
- 30-31 nov. - tramonto acronico di Cassiopea - piogge, tempeste
- 28 ott. 13 dic. - tramonto acronico delle Pleiadi - navigazione pericolosa - aratura; raccolta miele; semina lina, grano e papavero.
- 29 ott. 2 nov. - tramonto eliaco del Bifolco - temporali - semina dei legumi e taglio della legna.
- 30 ott. 16 nov. - levata eliaca della Lira - piogge
- 7 nov. 6 dic. - tramonto acronico di Orione - tempeste
- 9 nov. - sorgere eliaco di Antares
- 10 nov. - inizio dell'inverno - bruciare gli alberi, primo travaso del vino.
- 18 nov. - entrata del Sole nel Sagittario
- 18 nov. - levata acronica di Orione
- 22 dic. - tramonto acronico della Lepre
- 25 dic. - tramonto acronico di Sirio
- 25-29 dic. - tramonto eliaco della Corona - tempo incerto - semina del grano, secondo travaso del vino.
- 6 dic. - sorgere eliaco del Sagittario
- 7-20 dic. - levata eliaca dell'Aquila - tempeste, temporali, piogge forti - quarta germinazione alberi, taglio della vigna.
- 17 dic. - entrata del Sole nel Capricorno
- 11-23 dic. - tramonto acronico della Capra e dei Capretti - pioggia, tempeste.
Gli anni
Agli inizi della Repubblica gli anni non venivano contati, ma individuati dal nome del console in carica. Nella tarda Repubblica, si cominciò a contarli dalla fondazione di Roma (ab Urbe condita), cioè dal 753 a.c. Perciò in alcune iscrizioni il numero dell'anno è seguito dall'acronimo AVC, Ab Urbe Condita (dalla fondazione dell'Urbe).Durante il tardo Impero si usò anche contarli dall'insediamento di Diocleziano con la sigla AD, Anno Diocletiani da non confondere con la sigla AD usata nel medioevo di Anno Domini.
Il ciclo nundinale
I Romani avevano una settimana di otto giorni, contrassegnati da lettere dalla A alla H e si chiamava ciclo nundinale, perchè cadenzata dai giorni di mercato, le nundinae.Poiché la durata dell'anno non era un multiplo di 8 e iniziava sempre con la lettera "A", la lettera nundinale, pur rimanendo costante per tutto l'anno, non era la stessa al passare degli anni.
Il ciclo nundinale stabiliva i giorni di mercato in cui i contadini andavano in città a vendere i prodotti che la gente acquistava per otto giorni, fino alle successive nundine. La legge del 287 a.c., Lex Hortensia, vietò i comizi e le elezioni in quel giorno, anche se consentiva lo svolgimento delle cause.
Il ciclo nundinale venne sostituito dalla settimana di sette giorni agli inizi del periodo imperiale, con il calendario giuliano. Per qualche tempo la settimana e il ciclo nundinale coesistettero, ma quando la settimana fu ufficialmente istituita da Constantino I nel 321 d.c., il ciclo nundinale era già in disuso.
Costantino sostituì il dies solis (giorno del sole) con la dies dominica (giorno del Signore), con un compromesso tra mondo pagano e cristiano. Così venne ufficializzata la settimana ebraica, ma con i giorni chiamati coi nomi degli Dei pagani.
LA MISURA DEL TEMPO - GLI OROLOGI
Gli orologi più diffusi erano quelli solari, le meridiane, che si trovavano ovunque, sia nei luoghi pubblici che nelle case private, spesso sopra il peristilio dove batteva il sole. Vitruvio ne descrive diversi, a quadrante concavo o piatto. Diverse ne sono emerse a Pompei, molto accurate, indicanti le ore stagionali, i solstizi e gli equinozi.
Ecco l'elenco di Vitruvio dei diversi orologi e dei loro inventori:
| Hemicyclium Scaphen o Hemisphaerium Discum in Planitia Arachnen Plinthium Pros ta istoroumena Pros pan clima Pelecinon Conum Pharetram Gonarchen Engonaton Antiboraeum Viatoria Pensilia | Beroso Caldeo Aristarco di Samo Aristarco di Samo Eudosso di Cnido Scopa Siracusano Parmenione Theodosio e Andrea Patrocle Dionisidoro Apollonio -- -- |
HEMICYCLIUM
Grazie ai ritrovamenti archeologici del XVIII sec., si è potuto non solo chiarire la natura di questo strumento, ma di dimostrarne l’esatta descrizione fatta da Vitruvio, il funzionamento e la sua storia.
L’orologio era stato trovato presso la villa "Rusinella" sulla collina del Tuscolo a Roma e grazie allo studio dell’astronomo fu resa finalmente chiara la frase di Vitruvio "Hemicyclium excavatum ex quadrato, ad enclimaque succisum".
Da allora gli emicicli furono scavati in gran quantità, e si scoprì che essi adornavano le strade di Pompei, di Ercolano e delle altre città dell’impero romano e persino il Papa, Benedetto XIV, ne utilizzò uno antico nella sede del Campidoglio, nel 1751, per il gusto di leggere le ore alla maniera degli antichi.
DISCUM IN PLANITIE
Anche qui il lavoro degli interpreti non è stato facile, ma grazie all’eccezionale ritrovamento di una lastra marmorea con su inciso un orologio orizzontale, avvenuta per mano di Sante Amendola nel XVIII secolo sull’Appia antica, si è potuto meglio identificare questo orologio. Si tratta di un normale orologio solare orizzontale con le linee orarie temporarie e le curve dei solstizi ed equinozi. Generalmente il tracciato orario e le curve diurne venivano racchiuse in un cerchio lungo il quale venivano riportati i principali venti. Si dimostrarono esatte, quindi, le teorie degli gnomonisti rinascimentali sulla natura di questo strumento, basate peraltro solo sull’interpretazione del testo vitruviano.
PENSILIA
Altra categoria citata da Vitruvio è quella degli orologi detti "pensilia", orologi solari portatili, ovvero trasportabili e quindi "da viaggio", ma detti "pensili" perchè per il loro corretto uso è necessario sospenderli nell’aria e orientarli manualmente. Di questi orologi ne sono stati trovati diversi esemplari e delle più svariate forme. Ciò che sta a dimostrare quanto la gnomonica fosse giunta, a quei tempi, ad un livello tecnico ed artistico davvero ragguardevole e come si sia tramandata dalle scuole primarie elleniche a quelle romane. Sono stati ritrovati orologi pensili d’altezza del tipo ad anello astronomico, del tipo a cassa chiusa (orologio di P.A. Secchi), e uno tipo sestante. Ma soprattutto minuscoli orologi ad anello, addirittura di 3 cm di diametro.
Ma, quando l’11 giugno del 1755 fu trovato negli scavi archeologici di Ercolano un orologio solare che imitava perfettamente la coscia di un prosciutto, probabilmente gli studiosi pensarono che si trattasse di uno scherzo. Invece era proprio un orologio solare dell’antichità, e risalente circa al 28 a.c. Tale orologio fu, per tutti gli anni a venire, denominato stranamente "prosciutto di Portici", mentre come è noto fu rinvenuto in Ercolano.
PELECINUM
Ancora descritto da Vitruvio, e riprodotto nel mosaico di Treviri. Era l’orologio (orizzontale o verticale) che riporta il tracciato orario delimitato dalle due curve diurne dei solstizi e la cui forma ricorda appunto, nel suo insieme visivo, una scure bipenne.
LA MERIDIANA DI AUGUSTO
Augusto fece costruire in Campo Marzio, fra l’Ara Pacis e i portici di Agrippa, nel bel mezzo di un grande parco, un grandioso orologio solare, il Solarium Augusti, il cui quadrante misurava 180 m x 80 e il cui gnomone era l'obelisco egiziano (ora a Piazza Montecitorio) prelevato ad Eliopolis nell’anno 12 a.c. e trasportato a Roma con enormi chiatte. Opera grandiosa perchè era la più grande del mondo per dimensioni, e perchè utilizzava per gnomone un obelisco sacro agli egiziani per l’adorazione del Dio Sole. Era talmente grande che le ore, in lettere romane e di bronzo, infisse sul travertino che pavimentava un'enorme piazza, erano lunghe ben tre m. ciascuna.
Fin dal XVI secolo, gli autori si sforzarono di interpretare e ricostruire la forma dell’orologio di cui l’obelisco era l’altissimo gnomone. Solo due uomini seppero giustamente interpretare, andando controcorrente, i segreti del tracciato orario dell’orologio sotto i lastricati di Campo Marzio. Questi furono il Masi e il grande Athanasius Kircher che addirittura ne diede un disegno completo, nel 1650, di tutto l’orologio e della sua estensione. Fu l’unico a sostenere che non poteva trattarsi di un orologio composto della sola linea meridiana, ma di uno strumento completo di tutte le linee orarie e delle curve diurne. Il disegno che egli fece, pubblicato in Obeliscus Panphilius, è identico a quello ottenuto dall’archeologo tedesco Bruckner sulla scorta delle recenti scoperte archeologiche sull’antico lastricato dell’orologio.
"Tra i monumenti poi che occupavano la parte media del Campo Maggiore doveva principalmente figurare l'obelisco alto centosedici piedi colla base che serviva di gnomone ad un grande Orologio solare fatto eseguire da Augusto con sommo ingegno con l'opera di Manilio matematico, il quale vi aveva aggiunta pure una palla indorata sulla sommità. Era in tale Orologio determinata la lunghezza dei giorni e delle notti mediante alcune linee di bronzo incastrate in un grande strato di pietra, le quali segnavano ancora le ore sino alla sesta, ed il crescere e decrescere dei giorni.
Quest'Orologio era degno di ammirazione non tanto per l'obelisco fatto trasportare sino da Gerapoli (secondo altri da Eliopoli) città dell'Egitto, insieme coll'altro che stava nel circo Massimo, quanto per il grande lastricato di pietra, il quale, affinchè avesse potuto contenere la indicazione delle prime ed ultime ore del giorno, era di necessità che avesse molta estensione. Per cui essendosi ultimamente rinvenuti diversi pezzi di lastre di travertino nel fare le fondamenta della casa posta nel lato minore della piazza di S. Lorenzo in Lucina, sembra potersi stabilire essere giunto almeno sino a tale luogo.
Il piedestallo che reggeva quest'obelisco fu riconosciuto essere stato situato dove è ora la cappella maggiore posta nel lato occidentale della Chiesa di S. Lorenzo in Lucina, e fu ritrovato intorno esservi stati sette gradi con un suolo di lastre di marmo, nel quale stavano incastrate diverse linee di metallo, come pure negli angoli del medesimo vi erano le figure dei quattro venti principali. L'obelisco poi fu trovato alquanto discosto da tale luogo al disotto di una casa posta verso l'Impresa, come lo dimostra la iscrizione ivi collocata, per essere stato nel cadere evidentemente trasportato. Ora stà innalzato sulla piazza del Citorio."
I rilevamenti archeologici l'hanno portata alla luce, per ahimè seppellirla subito dopo, in quanto la meridiana sconfina di molto sotto vari palazzi d'epoca. Nei sotterranei ben puntellati, a una decina di metri sotto il manto stradale, l'orologio solare c'è ancora, ma nessuno può goderne la vista.
LA MERIDIANA PORTATILE
A Pompei, nel 1912, è stata riportata alla luce, nella bottega di Verus, forse un fabbro, un orologio "portatile", una piccola meridiana incisa su di una scatoletta di avorio, un orologio da taschino ante-litteram. Purtroppo ne rimangono pochi frammenti dei lati e della parte superiore, dove erano incise le linee della meridiana e dove era fissato lo gnomone, sicuramente smontabile e rimontabile all'occorrenza. Un congegno multi uso, perchè in uno dei due lati lunghi della scatola era incisa una scala graduata di riduzione, sicuramente utilizzata per prendere misure lineari.
Ad Aquileia è stato ritrovato un altro orologio solare portatile, forse più usuale, un piccolo disco di bronzo che veniva appeso e ruotato in modo che i raggi solari vi battessero sopra. Sul disco ci sono due quadranti solari, delle latitudini di Ravenna e di Roma, con le sigle RA e RO. Insomma tenevano conto del fuso orario.
Ad Oxford è invece conservata una meridiana portatile romana, sempre in bronzo e del III secolo d.c., formata da due dischi sovrapposti, uno più piccolo con gnomone girevole dotato di scala oraria graduata, e uno più grande con una scala delle latitudini. Sul retro del disco più grande sono incise le latitudini corrispondenti a ben trenta province romane. Ruotando il disco piccolo in corrispondenza delle latitudini era possibile sapere l'ora nelle varie province. Doveva essere un tipo che viaggiava molto.
MERIDIANA DEL PASTORE
Straordinaria scoperta, ad opera dello gnomonista Mario Arnaldi di Ravenna, e pubblicata nell’articolo A roman cylinder dial: witness to a forgotten tradition", comparso su Journal for the History of Astronomy, Cambridge, 1997: un orologio cilindrico verticale, della categoria "meridiana del pastore", di epoca romana!
Indietreggia quindi di circa un millennio l’invenzione di questo strumento, fino ad oggi attribuito prima agli Arabi (IX sec.) e successivamente divulgato nell’Europa cristiana dal monaco Ermanno Contratto nella prima metà dell’anno Mille. L’orologio ri-scoperto da Arnaldi era conservato nel Museo d’Este, e nessuno prima di lui aveva fatto caso alla sua importanza storica! E’ l’unico esemplare che si conosca al mondo. E’ probabile, quindi, che tale orologio sia da aggiungere alla lista fornita da Vitruvio. L’esemplare del museo d’Este risale al II secolo d.c.
LE CLESSIDRE

C'erano poi le clessidre ad acqua, citate da Vitruvio e da Cesare nel De Bello Gallico, quindi di uso anche militare.
Servivano a misurare intervalli di tempo, come quello a disposizione degli oratori nelle cause in tribunale. Di solito misuravano una mezz'ora, e al massimo non più di due ore.
GLI OROLOGI IDRAULICI
C'erano poi gli orologi idraulici. Nel recipiente dove l'acqua si accumulava, scendendo attraverso un foro dal diametro ben calcolato, venivano indicate le ore con le tacche regolate in base a un orologio solare. Sembra servissero soprattutto per la notte, in particolare durante le ronde.


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