La parte superiore del tamburo è coronata da un fregio in marmo greco decorato con teste di bue alternate a ghirlande, per il quale in età medievale la zona fu denominata “Capo di Bove”.
Dal lato dell’edificio rivolto all’Appia, sotto un trofeo di armi che richiama le glorie della Gens Metella, c'è l’iscrizione dedicatoria che ha permesso di identificare la tomba di Cecilia Metella, figlia di Q. Metello Cretico, così titolato per aver conquistato l’isola di Creta, e moglie di M. Licinio Crasso, figlio del leggendario e ricchissimo Marco Licinio Crasso, che soffocò nel sangue la rivolta degli schiavi capeggiati da Spartaco, che formò con Cesare e Pompeo il primo triumvirato, e che trovò un'orrenda morte in una spedizione contro i Parti.
I CAECILII METELLI
La gens era considerata nobile nonostante avesse origine plebea e non patrizia. I Caecilii Metelli esercitarono un grande potere dal III secolo a.c. sino alla fine della Repubblica, ricoprendo ogni ufficio del cursus honorum e importanti ruoli militari.
DESCRIZIONE
Il monumento risale all’inizio dell’età imperiale, tra il 25 e il 10 a.c. Della base, alta 8 metri, rimane solo il nucleo in calcestruzzo di selce, mentre del rivestimento si vedono solo i blocchi di travertino di ammorsamento che non fu possibile asportare; la sua forma lo collega al genere architettonico del mausoleo di tradizione ellenistica, molto usato a Roma in quel periodo.
La sommità del tamburo ha una cornice, al di sopra della quale si trova il ballatoio con la merlatura medievale; è però ancora parzialmente visibile la merlatura antica in travertino, che, assieme ai fregi guerreschi dei trionfi, si rifà alla tradizione italica in cui il sepolcro era simile ad una fortezza. Sul cilindro si trovava anche un tumulo di terra a forma di cono, dove probabilmente crescevano dei cipressi. Ciò lo riavvicina ai sepolcri etruschi, che a Roma ritroviamo nel contemporaneo mausoleo di Augusto.
Del corridoio, antico come la tomba, non è stato ancora ritrovato l'ingresso originale. Oggi ci si affaccia all'interno della tomba percorrendo una stretta galleria, analoga al "dromos" di accesso dei tumuli etruschi, che si trova alla stessa quota dell'ingresso del castello. Si saliva infine al piano superiore per mezzo di una scala medievale, ora inaccessibile.
In origine il sepolcro era coperto da un cono di terra, simile a quello del mausoleo di Augusto, che era ancora conservato nell’XI sec., quando, divenuto possesso dei Conti Tuscolo, la tomba di Cecilia Metella fu inserita all’interno di un borgo fortificato.
Il monumento e i terreni circostanti erano già in possesso della Chiesa, ma la definitiva fortificazione dell'edificio a cavallo della via Appia, e la sua integrazione in un vero e proprio castello fortificato, avvennero alla fine del XIII sec. ad opera dei Caetani, la potente famiglia di Bonifacio VIII.
Nel recinto furono inclusi altre torri, un borgo e un'ampia chiesa intitolata a San Nicola di Bari, di cui oggi resta in piedi, ben restaurata, la sola struttura muraria.
Fu infatti all’inizio del XIV sec. che papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani) ne passò la proprietà alla propria famiglia dei Caetani, che costruirono un palazzetto baronale in blocchetti di peperino addossato al lato sud del mausoleo, sopraelevando il tamburo con le merlature ghibelline ancora conservate. Il castrum, che si estendeva su ambedue i lati dell’Appia Antica, controllava i traffici in entrata e in uscita da Roma. Dopo i Caetani, il possesso di Capo di Bove passò ai Savelli, ai Colonna e agli Orsini.
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