MAUSOLEO DI CECILIA METELLA



Il Mausoleo di Cecilia Metella è il più famoso sepolcro della via Appia, la strada consolare “regina viarum”. Al di sopra di un alto basamento quadrato in calcestruzzo, privo ormai del suo rivestimento in blocchi di travertino, poggia un corpo cilindrico di 30 m. di diametro, rivestito di lastre di travertino tagliate a finta bugna. Il Mausoleo di Cecilia Metella col Castrum Caetani fa parte di un complesso archeologico, che si erige poco prima del III miglio della Via Appia Antica, subito dopo il complesso costituito dal circo, dalla villa, e dal sepolcro del figlio dell'imperatore Massenzio, Valerio Romolo.

La parte superiore del tamburo è coronata da un fregio in marmo greco decorato con teste di bue alternate a ghirlande, per il quale in età medievale la zona fu denominata “Capo di Bove”.

I crani di bue erano caratteristici a Roma dei monumenti funebri e dei culti alle divinità ctonie, insomma a tutto ciò che riguardasse l'oltretomba. Per le celebrazioni terrene invece si usavano le teste di bue e non i loro crani, sempre però collegati da ghirlande di alloro.

Dal lato dell’edificio rivolto all’Appia, sotto un trofeo di armi che richiama le glorie della Gens Metella, c'è l’iscrizione dedicatoria che ha permesso di identificare la tomba di Cecilia Metella, figlia di Q. Metello Cretico, così titolato per aver conquistato l’isola di Creta, e moglie di M. Licinio Crasso, figlio del leggendario e ricchissimo Marco Licinio Crasso, che soffocò nel sangue la rivolta degli schiavi capeggiati da Spartaco, che formò con Cesare e Pompeo il primo triumvirato, e che trovò un'orrenda morte in una spedizione contro i Parti.



I CAECILII METELLI

I Caecilii Metelli erano un ramo della gens Caecilia, una delle più importanti e ricche famiglie dell'antica Roma durante la fase repubblicana.

La gens era considerata nobile nonostante avesse origine plebea e non patrizia. I Caecilii Metelli esercitarono un grande potere dal III secolo a.c. sino alla fine della Repubblica, ricoprendo ogni ufficio del cursus honorum e importanti ruoli militari.



DESCRIZIONE

Il monumento risale all’inizio dell’età imperiale, tra il 25 e il 10 a.c. Della base, alta 8 metri, rimane solo il nucleo in calcestruzzo di selce, mentre del rivestimento si vedono solo i blocchi di travertino di ammorsamento che non fu possibile asportare; la sua forma lo collega al genere architettonico del mausoleo di tradizione ellenistica, molto usato a Roma in quel periodo.

La cella funeraria è un ambiente a pianta circolare, rivestito in cortina laterizia, che si sviluppa per tutta l’altezza del mausoleo: vi era deposta l’urna con le ceneri della defunta, oggetto di spoglio probabilmente già nell’antichità.
La sommità del tamburo ha una cornice, al di sopra della quale si trova il ballatoio con la merlatura medievale; è però ancora parzialmente visibile la merlatura antica in travertino, che, assieme ai fregi guerreschi dei trionfi, si rifà alla tradizione italica in cui il sepolcro era simile ad una fortezza. Sul cilindro si trovava anche un tumulo di terra a forma di cono, dove probabilmente crescevano dei cipressi. Ciò lo riavvicina ai sepolcri etruschi, che a Roma ritroviamo nel contemporaneo mausoleo di Augusto.

L'interno era a due piani: il piano inferiore, che conteneva il corpo di Cecilia Metella, è costituito da una camera circolare, stretta e molto alta, in origine ricoperta dalla volta conica; per proteggere la camera dall'umidità, le pareti sono rivestite in laterizio, con tegole sottili, spezzate e arrotate sul lato frontale. Per entrare nella camera funeraria, accanto all'ingresso del castello, una scala scende in basso, costruita dal Muñoz all'inizio del '900 per raggiungere un piccolo corridoio che fa accedere alla base della camera.
Del corridoio, antico come la tomba, non è stato ancora ritrovato l'ingresso originale. Oggi ci si affaccia all'interno della tomba percorrendo una stretta galleria, analoga al "dromos" di accesso dei tumuli etruschi, che si trova alla stessa quota dell'ingresso del castello. Si saliva infine al piano superiore per mezzo di una scala medievale, ora inaccessibile.
In origine il sepolcro era coperto da un cono di terra, simile a quello del mausoleo di Augusto, che era ancora conservato nell’XI sec., quando, divenuto possesso dei Conti Tuscolo, la tomba di Cecilia Metella fu inserita all’interno di un borgo fortificato.

In un documento del IX secolo il mausoleo è citato come "monumentum quod vocatur ta canetri capita".

Il monumento e i terreni circostanti erano già in possesso della Chiesa, ma la definitiva fortificazione dell'edificio a cavallo della via Appia, e la sua integrazione in un vero e proprio castello fortificato, avvennero alla fine del XIII sec. ad opera dei Caetani, la potente famiglia di Bonifacio VIII.

Nel recinto furono inclusi altre torri, un borgo e un'ampia chiesa intitolata a San Nicola di Bari, di cui oggi resta in piedi, ben restaurata, la sola struttura muraria.

Fu infatti all’inizio del XIV sec. che papa Bonifacio VIII (Benedetto Caetani) ne passò la proprietà alla propria famiglia dei Caetani, che costruirono un palazzetto baronale in blocchetti di peperino addossato al lato sud del mausoleo, sopraelevando il tamburo con le merlature ghibelline ancora conservate. Il castrum, che si estendeva su ambedue i lati dell’Appia Antica, controllava i traffici in entrata e in uscita da Roma. Dopo i Caetani, il possesso di Capo di Bove passò ai Savelli, ai Colonna e agli Orsini.


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