TEATRO MARCELLO




Il teatro di Marcello, in gran parte conservato, è l’unico teatro antico rimasto a Roma. Innalzato nella zona sud del Campo Marzio nota come Circo Flaminio, tra il fiume Tevere e il Campidoglio, fu voluto da Cesare e proseguito da Augusto.

L'edificio fu eretto in Campo Marzio, nel luogo che la tradizione aveva consacrato alle rappresentazioni sceniche, dove già si trovava il “Theatrum et proscenium ad Apollinis”, connesso con il tempio di Apollo.
Quest’edificio fisserà lo schema del teatro classico romano, in cui la cavea poggia su strutture in muratura e non su un declivio naturale, come nel teatro greco. In più segnò un passaggio fondamentale nell’evoluzione del teatro romano, perchè fino ad allora gli spettacoli teatrali si svolgevano in provvisorie strutture lignee, cosa che tornerà nel medioevo, ricordando che tale era ancora nel '600 il teatro di Shakespeare. Servì inoltre da modello per la costruzione del Colosseo, e la sobrietà nella struttura della facciata ne fece un modello di riferimento per ogni teatro e anfiteatro romano futuro.



LA STORIA

Si disse che Giulio Cesare progettò la costruzione di un teatro che oscurasse quello edificato nel Campo Marzio dal nemico Pompeo. Ma è del tutto falso, perchè prima di costruire il teatro Marcello, Cesare fece riedificare quello di Pompeo distrutto da un incendio, cosa che avrebbe potuto evitare. Inoltre il nuovo teatro non avrebbe avuto e non ebbe mai, nonostante l'ampliamento del progetto, la capienza del Teatro di Pompeo.

Cesare, non solo non dette a Pompeo la damnatio memoriae, ma lo onorò nei funerali, nei monumenti e nelle statue. Infatti fu assassinato proprio sotto la statua di Pompeo posta dinanzi al senato.

Per la sua edificazione Iulius fece espropriare una vasta area, demolendo anche alcuni edifici sacri, come il tempio della Dea Pietas. Alla morte prematura di Cesare però erano state gettate solo le fondamenta e i lavori furono ripresi da Augusto, deciso a portare a termine ogni iniziativa del predecessore, che riscattò con il proprio denaro un'area più vasta per un teatro più grande e munifico. Probabilmente occupò la parte curva del Circo Flaminio, che da allora divenne una piazza, facendo spostare o riedificare gli edifici sacri circostanti, come il tempio di Apollo e il tempio di Bellona.

Il primo spettacolo avvenne nel 17 a.c., per i "ludi secolari", ma venne inaugurato ufficialmente nel 13 a.c. con giochi sontuosi e dedicato a Marco Claudio Marcello, nipote di Augusto, figlio della sorella Ottavia, già designato come erede e maritato alla figlia Giulia, ma morto prematuramente.
Per la dedica vennero collocate quattro colonne di marmo africano, prese dalla casa di Marco Emilio Scauro sul Palatino e una statua di Marcello in bronzo dorato.

Il primo restauro della scena si ebbe sotto Vespasiano e altri restauri si ebbero sotto Alessandro Severo. Nonostante il possibile reimpiego di alcuni blocchi di travertino provenienti dalla facciata nel restauro del 370 del ponte Cestio, il teatro sembra fosse ancora utilizzato e nel 421 si ebbe un restauro delle sue statue a cura di Petronio Massimo, praefectus urbi.

In epoca medioevale si trasformò in un castello fortificato, inizialmente di proprietà dei Pierleoni, poi dei Faffo e dal XIII sec. dei Savelli, che fecero edificare da Baldassarre Peruzzi il palazzo tuttora esistente sopra le arcate della facciata. Nel XVIII sec. passò agli Orsini, fino agli espropri degli anni '30 e ai lavori del 1926-1932, ad opera di Mussolini, con cui vennero eliminate botteghe e abitazioni nelle arcate e lo spazio circostante; contemporaneamente i fornici, allora interrati per circa 4 m., vennero porati allo scoperto. I restauri consolidarono una parte delle arcate interne, con speroni in mattoni, e rifecero parte della facciata, riprendendo lo schema architettonico delle arcate in pietra.


Sotto Giulio III si vende la IV parte del Teatro Marcello, all'epoca palazzo Sabello, per 1700 scudi..
1550, 10 dicembre. THEATRVM MARCELLI. — LE CENTO FENESTRE.

" Die decima decembris MDL. Ut. et R. D. Flamini us Sabellus domicellus romauus domiijus et patronus prò quarta parte palatij quod vulgariter dicitur palazzo Savello siti in urbe iuxta plateam montauariam et alios suos fines Ratificando in primis venditionem uuius alterius quarte partis dicti palatij factam per d. ascaniuni saldonium procuratorio nomine 111. d. h ostili sabelli sui fratris dicto Ut. D. Joanni baptiste sabello sub die 18 octobris 1544 vendidit dicto Ut. D. Joauni baptiste sabello dictara quartam partem palatij sabelli ad ipsum Itt. d. Flaminium spectantem cum monte ac omnibus iuribus membris et pertinentijs suis usibus et commoditatibus et adiacentijs universis que et quas dictum palatium prò dieta quarta parte habet et e converso cum quarta parte stabuli magni siti apud dictum palatium mediante platea dicti palatij et iuxta flumen tiberis et claustri et aliarum domuucularum et casalenorum et unius horti ibi annexi et aliorum membrorum et pertinentiarum dicti stabuli quod vulgariter dicitur cento fé nostro quod est et semper fuit de iurisdictione et pertinentijs dicti palatij prò pretio scutorum mille septingentem."



DESCRIZIONE

Il teatro di Marcello costituisce uno dei più antichi edifici per spettacolo romani giunti fino a noi, nel quale compaiono due tipi di ordini architettonici: al primo piano il tuscanico, al secondo ionico e al terzo piano lesene corinzie. L'esterno è in travertino, con 41 arcate inquadrate da pilastri, mentre per i muri radiali e gli ambulacri sono utilizzate l'opera quadrata in tufo, la cementizia e la reticolata. Si conservano solo i primi due piani, di ordine dorico e ionico.


I teatri romani, diversamente da quelli greci edificati lungo pendii collinari, sorgevano sul piano ed erano costruiti in muratura a semicerchio, quindi necessitavano di robuste strutture per sostenere la gradinate interne. Esteriormente presentavano piani sovrapposti di archi, che distribuiscono il peso su possenti pilastri quadrati.


Il teatro era costituito da tre parti essenziali: la cavea, cioè le gradinate, l'orchestra e la scena. Il popolo occupava la parte alta della cavea, i patrizi avevano riservata la parte bassa.
La concezione dello spazio appare totalmente diversa da quella del teatro greco. La presenza di una superficie curva esterna a pianta semicircolare e a più ordini delimitava la cavea, costruita a gradoni sostenuti da volte, intercalati da passaggi e gallerie con funzione d'ingresso e uscita.

Il teatro è fatto a setti radiali e al primo piano una botte anulare chiude un ambulacro. Al piano successivo le botti più esterne sono radiali come quelle che sostengono per evitare le spinte sulle facciate. I muri a raggiera, collegati da volte a botte inclinate sotto i gradini della cavea, vengono interrotti da due ambulacri concentrici, uno esterno, che si apre con arcate e uno più interno, l'"Ambulacro dei Cavalieri".

Al di là dell'orchestra, riservata al coro e alle danze, s'innalza la scena, costruita in pietra e decorata da statue, nicchie e colonne. La scena fissa in muratura impediva la dispersione della voce degli attori.
Oltre alla cavea e alla platea c'era il Pucpitum, il Frons Scanae e le Vesumae. Il primo era il vero palcoscenico rialzato e botolato per attori, coro e ballerini, l'altro costituiva la scenda di sfondo, le ultime due accessi laterali per l'ingresso degli attori.
Il sipario di stoffa, riccamente istoriato, veniva raccolto in un profondo canale posto ai piedi della scena; gli attori si muovevano nella zona antistante la scena e il primo anello di gradini era riservato ai senatori, mentre il resto del pubblico sedeva sulle gradinate superiori. L'imperatore disponeva di una tribuna speciale e al suo fianco era collocata la tribuna delle Vestali.

Gli ambienti più esterni, suddivisi da tramezzi in muratura probabilmente in epoca giulio-claudia, furono probabilmente utilizzati come botteghe sin dagli inizi. Un ambiente centrale presenta sulla volta una decorazione in stucco bianco a tondi e ottagoni figurati, realizzata probabilmente nella seconda metà del II sec.
Il teatro poteva ospitare circa 15.000 spettatori e fino a 20.000 in piedi come riportato nei Cataloghi Regionari.


La facciata

La facciata in travertino presenta tre ordini, i due inferiori con le arcate a semicolonne doriche, con capitelli tuscanici e prive di base al piano terreno e ioniche superiormente.

Originariamente le arcate erano 41 e le semicolonne 42. I due ordini sono separati da una fascia marcapiano. L'attico al terzo piano, del quale restano poche tracce, si presentava invece a parete continua ed era decorato con paraste corinzie.

Le chiavi d'arco erano decorate da grandi mascheroni teatrali in marmo bianco, alcuni dei quali furono recuperati durante gli scavi. L'altezza originaria doveva così raggiungere i 32,60 metri circa, oggi misura circa 20 m.


La cavea

La cavea, del diametro di 129,80 m., era divisa in una parte inferiore, imocavea, accessibile dall'"Ambulacro dei Cavalieri", una parte intermedia, mediocavea, accessibile dal secondo piano, e una parte superiore, summocavea, accessibile tramite scale dall'ultimo livello. In corrispondenza dell'orchestra, del diametro di 37 m., bassi gradini di marmo ospitavano i seggi dei posti riservati.


La scena

celebrata per la sua sontuosità e più volte restaurata, è completamente perduta, ma è riportata in un frammento della Forma Urbis Severiana, la pianta marmorea di Roma antica degli inizi del III secolo: rettilinea e con un portico di sei colonne verso l'esterno. Ai lati della scena erano due "Aule regie", absidate e coperte con volte a crociera: in quella di sinistra restano ancora in piedi un pilastro e una colonna. Dietro la scena si trovava una grande esedra con due tempietti ricostruiti della Pietas e di Diana.


I materiali

A causa della natura paludosa del terreno, molto vicino al fiume, le fondazioni furono rafforzate con l'inserimento di pali di rovere sopra i quali venne gettata un'estesa piattaforma in calcestruzzo, dove poggiano i primi due filari di fondazione delle murature.

Anche l'alternanza dei materiali per i blocchi di cui si compongono i pilastri risponde alle necessità statiche: le arcate interne del deambulatorio, i muri radiali dei cunei e il primo tratto dei fornici erano in blocchi di tufo per i primi 10 m. di lunghezza, poi in opera cementizia in reticolato, con inserti in travertino per le imposte e le chiavi d'arco; le pareti degli ambulacri interni erano invece in muratura; le volte tutte in calcestruzzo.

La stanza in fondo all'ingresso centrale ha un tratto degli stucchi decorativi sulla volta.

Il Teatro è visibile in via del Teatro Marcello, accanto ai resti vicinissimi del tempio di Apollo Sosario. E' stata recentemente aperta al pubblico la Sala degli Stucchi del Teatro di Marcello, una “pietra preziosa” incastonata nel cuore del Teatro, rinvenuta in epoca recente.
















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1 comment:

Anonimo ha detto...

mamma mia che meraviglia, stile monumentale eppure semplice, insuperati!

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