TERME DI CARACALLA




"Nel XVI sec. ma incerta è la data precisa dell'aneddoto riferito dal Vacca nelle Memorie circa gli scavi clandestini fatti da stranieri « in certe grotte nel cerchio di Caracalla dove sarebbero stati trovati «vasi come vettine » e forse un tesoro."

Le Terme di Caracalla o Antoniniane furono edificate dall'imperatore Caracalla sull'Aventino, tra il 212 e il 217 d.c, come dimostrano i bolli laterizi. Il recinto esterno fu invece opera di Elagabalo e Alessandro Severo. Grandiose e cariche di ornamenti preziosi, furono destinate al popolo dei vicini quartieri popolari della XII Regione, e potevano contenere circa 1600 persone.
Polemio Silvio, nel V secolo, le citava come una delle sette meraviglie di Roma.

Come i maggiori capolavori ingegneristici romani, le terme avevano come elementi base l'arco ed enormi volte a botte che coprivano passaggi e ambienti, mentre le volte a crociera sovrastavano le vastissime sale centrali, con l'impiego congiunto di calcestruzzo e opera laterizia, e fu innovativo per i problemi dei servizi quali spogliatoi, lavanderie, trasporti ecc. Come le analoghe costruzioni del II sec., aveva un grande edificio centrale, circondato da ampi giardini, a cui si accedeva da quattro porte. Tutte le sale erano rivestite da mosaici e marmi preziosi, in genere di provenienza asiatica e nord africana.

L'alimentazione acquea fu ottenuta da un ramo dell'Acqua Marcia: l'Acqua Antoniniana, acquedotto appositamente costruito nel 212 e potenziato con una nuova sorgente. Le terme di Caracalla hanno i pavimenti alla quota di 23 m sul livello del mare; ma l'acqua poteva innalzarvisi fino a m. 39,65, come si può dedurre da varie particolarità della conserva locale. Il che significa un dislivello di circa 17 m, per cui empire qualsiasi piscina, raggiungibile grazie alla pendenza apposita dell'acquedotto.

Al riscaldamento dell'acqua provvedevano i focolari nei piani inferiori, che diffondevano aria calda nelle intercapedini sotto il pavimento sostenuto da corti pilastri di mattoni: gli ipocausti.

Vari lavori di restauro furono realizzati da Aureliano, Diocleziano e Teodorico. In seguito al taglio degli acquedotti ad opera di Vitige, re dei Goti, dal 537 le terme cessarono di funzionare.

Le terme furono oggetto di scavo sin dal XVI secolo, quando molte statue, entrate nella collezione Farnese, passarono a Napoli, per vicende ereditarie. Nel 1938 si scoprì il mitreo, il più grande di Roma. Per tutta la seconda metà del XX secolo la parte centrale delle terme è stata utilizzata per concerti e teatro per la stagione lirica dell'Opera di Roma. Nel 2000 sono state tolte le strutture per gli spettacoli.



IL COMPLESSO

Recinto compreso, l'edificio misurava 337 m. x 328 m., con le esedre 400, e il solo corpo centrale 220 m. x 114.

L'orientamento sfruttava al meglio l'esposizione solare, ponendo il calidarium sul lato sud e sporgente come un avancorpo.

All'interno la distribuzione degli ambienti era simmetrica: al centro la basilica, coperta da tre volte a crociera, il Frigidarium, il Tepidarium e il Calidarium, ai lati palestre, vestiboli, spogliatoi.



IL RECINTO

Una serie di stanze con archi a due piani sostenevano un lato del terrapieno su cui poggiavano le terme.
Sopra si ergeva un recinto esterno con un portico di cui resta quasi nulla.

Ai due lati del recinto sfilavano due colonnati, due esedre simmetriche e due sale absidate, ai fianchi due ambienti minori: uno a basilica absidata e uno a pianta centrale.

Sul fondo, un'esedra schiacciata, con gradinate, nascondeva le enormi cisterne poste in doppia fila, con capacità di 80.000 l.

Ai lati le biblioteche absidate, di cui resta quella di destra. Una passeggiata sopraelevata e porticata seguiva il recinto, mentre lo spazio tra recinto e corpo centrale era a giardini.




CORPO CENTRALE

Era un blocco rettangolare con avancacorpo tondo sporgente a sud-ovest, con le sale più importanti lungo l'asse centrale e le altre disposte simmetricamente.

Aveva 4 porte, 2 sui vestiboli e 2 sulle palestre. Dal vestibolo, che si apriva sulla natatio con un portico a 4 colonne, si entrava nell' apodyterium, lo spogliatoio.

Da qui nelle due palestre, poste simmetricamente lungo i lati brevi, con un cortile centrale di 50 metri x 20, chiuso sui tre lati da un portico di colonne in prezioso marmo giallo antico, con volta a crociera e pavimentato in mosaico policromo a squame.

Sul portico si apriva un grande ambiente a emiciclo coperto da semicupola con nicchie alle pareti, che dovevano accogliere statue, sull'altro lato una lunga sala tripartita e absidata.

Sul lato minore tre ambienti a mosaico bianco e nero con volte a crociera; sull'altro lato minore della palestra il percorso proseguiva in quattro sale, riscaldate e con piccoli ingressi obliqui, per evitare la dispersione del calore.

Nella sala rettangolare con due lati curvi il laconicum (la sauna), dove due file di finestroni ricevevano la luce solare da mezzogiorno al tramonto, praticamente l'orario delle Terme. Oltre alla vasca centrale, 6 vasche lungo il perimetro, poste tra un pilone e l'altro.

Da qui si entrava nel caldarium, sala circolare di 34 metri, con al centro una vasca tonda di acqua calda per inumidire l'aria. Questo percorso era simmetrico e identico nell'altra metà dell'edificio.

Poi si unificava nel tepidarium, più piccolo e temperato, una sala quadrata con due vasche laterali e nicchie alle pareti.

Infine, attraverso il grande salone centrale, la basilica, si giungeva alla natatio, la piscina all'aperto. Tutte le vasche erano di marmo lavorato.

La basilica, 58 metri x 24, aveva forma a croce e volte a crociera su 8 pilastri e 8 colonne di granito: al centro le due magnifiche vasche di granito per il frigidarium, oggi le fontane di piazza Farnese.

Ai lati le sale per gli oli e per le sabbie. Si scendeva poi nella natatio, ambiente scoperto con piscina di 50 metri x 19.

Su uno dei lati lunghi si aprivano due absidi, incorniciate da 4 colonne monolitiche in granito: l'unica superstite si trova, dal 1563, nella piazza di S.Trinita a Firenze.

Di fronte 18 nicchie sovrapposte su due piani, con 3 gigantesche colonne di granito grigio, colonnine e statue, e 4 grandi capitelli figurati con divinità.




LA PISCINA OLIMPICA

(Il Messaggero.it - 19/12/12)

"E restano un’attrazione la Natatio, piscina olimpionica ante litteram e scoperta, 50 x 22 metri e pareti alte 20; c’era una scalinata per entrarvi. O le biblioteche: l’unica che è riconoscibile (scoperta nel 1912 e scavata negli Anni 80) è accanto all’ingresso dall’Aventino: un rettangolo di 38 per 22 metri, tre pareti coperte con 32 nicchie e una più vasta al centro, forse per una statua di Atena. 

Nelle palestre, è stata ritrovata parte della decorazione, assai complessa e in pregiatissimo marmo del monte Pentelikon, sopra i fusti in granito grigio con basi, capitelli e trabeazione. Aveva corone di quercia, immagini di Giove, un’architrave, altri simboli. 

Dagli amorini ai putti alati, che cacciavano anche un cinghiale; le armi, e perfino la testa di un barbaro: li rivedremo, ora, nelle due nuove gallerie. Il rilievo doveva comprendere varie tappe d’una campagna e di scene militari, forse di Settimio Severo, padre di Caracalla, al quale si devono le Terme, inaugurate nel 216. Per esse, è abbattuto un intero quartiere: sei metri sotto l’attuale livello, si vede ancora una domus adrianea, che fu rasa al suolo.

I capitelli, le colonne e le basi della Biblioteca non ci sono invece più: dall’inizio del XIII secolo, sono quelli della navata centrale di Santa Maria in Trastevere; ancora conservano i busti delle divinità egizie, e rimandano alla Biblioteca di Alessandria, decorata proprio così. Ma restano immagazzinati ben 2.600 frammenti".

SOTTERRANEI


I SOTTERRANEI

Gli unici sopravvissuti dai grandi impianti termali di Roma, inaugurati nel 216 d.c., le uniche terme di cui si conoscono le parti interrate. In questo caso uno strabiliante sistema di gallerie monumentali carrozzabili, larghe oltre sei metri, che per due chilometri corrono intatte nelle loro volte a botte alte sei metri, articolandosi in un dedalo di crocevia e curve.
Un mondo sconosciuto, un gigantesco e attrezzatissimo spazio di servizio, dato che l'affluenza delle terme era tra le 6000 e le 8000 persone al giorno, che oggi testimonia tanto la capacità artistica quanto il genio ingegneristico romano.

Vi si trovavano le stanze di servizio per la gestione delle terme, con una rete stradale sotterranea che permetteva il passaggio anche ai carri trainati da muli, per carico e scarico delle merci, come la biancheria usata, gettata dai piani superiori attraverso botole, nonchè la sabbia per l'arena, e le fascine e la legna, accumulate in grandi depositi accanto ai forni.

Certamente qui c'erano pure i magazzini, con i cuscini, gli asciugamani, i teli, le tende, i cibi, i vini, e qualsiasi attrezzo scenico potesse allietare i ricchi romani.

Vi correva inoltre una complessa rete di condutture che guidavano l'acqua calda o fredda a vasche e fontane, e c'era pure, incredibile a dirsi, ma proporzionato alla fastosità e alla grandezza delle terme, un mulino ad acqua che provvedeva al ricambio delle acque.

Se le grandi opere d’arte che erano qui sono ormai disperse in tanti tra i musei del mondo, e specialmente l’Archeologico di Napoli dall’immenso Toro Farnese in poi, quanto resta non è certo meno affascinante.

Vi si scopre infatti una riserva di reperti fantastici, tutti pezzi magnifici ed imponenti che permettono di immaginare e ricostruire la fastosità della decorazione originaria: I capitelli ad esempio, sono grandi anche un metro e mezzo, e sono esposti a tre metri d’altezza su false colonne.

"Se infatti le statue che si sono salvate dalle calcare e dai marmorarii medievali sono tutte confluite nei musei d'Europa, in particolare nel Museo Nazionale Archeologico di Napoli, circa 2600 frammenti di varia misura degli ordini architettonici sono rimasti immagazzinati qui nei sotterranei". 


Oggi, con un allestimento museale suggestivo e armonioso, i sotterranei diventano un Antiquarium spettacolare, reso ancora più suggestivo dall'effetto penombra degli ambienti ipogei, con le alte vetrine, con la luce che piove improvvisa dalle strette feritoie in alto, con il verde tenue delle colonne che sorreggono gli enormi capitelli o i giganteschi travertini istoriati.

Tra le scoperte la più importante è il rilievo a carattere storico nella decorazione delle palestre dove troneggia la rappresentazione delle campagne dell'imperatore contro i barbari. Tema insolito in un ambiente termale, che dimostra quanto le Terme furono il Foro imperiale e la pubblicità romana di Caracalla.

Infatti vi si trovano pezzi unici in un edificio termale, come i rilievi con cataste di armi e come sopra la cornice del colonnato erano collocati i blocchi con il rilievo di armi che formavano una specie di zoccolo. con le armi delle popolazioni germaniche e nordiche, che correva su quasi cento metri di lunghezza.

I reperti marmorei sono suddivisi in 7 isole espositive a creare un Antiquarium. Le trabeazioni architettoniche finemente lavorate sono sistemate in armadiature metalliche e i capitelli, tra cui quelli monumentali provenienti dal frigidarium, raffiguranti Ercole, Venere e Marte, sono montati su false colonne per restituire, almeno parzialmente, la visione dal basso per la quale erano nati, suggerendo tutta la grandiosità dell’intero complesso, una volta splendidamente decorato da marmi rari (di cui si vedono alcuni tasselli), sculture e mosaici.

L’allestimento dei reperti è collocato su pedane ricoperte con una finitura verde-azzurro a suggerire l’idea dell’acqua e, con essa, l’ambientazione originaria dei marmi. Per l’apertura dei sotterranei si è anche provveduto all’impermeabilizzazione delle volte che coprono le ampie gallerie e all’illuminazione degli ambienti facendo particolare attenzione ad esaltare i marmi esposti.

Il percorso espositivo si articola lungo due gallerie parallele, che dalle scale d’accesso conduce prima alle due isole espositive dedicate alle palestre, poi a quella del frigidarium, per proseguire nella seconda galleria che contiene le isole della natatio e delle biblioteche.

Il traffico da e verso le terme sotterranee doveva essere continuo ma perfettamente organizzato secondo i costumi romani. Infatti all’ingresso delle gallerie, sul lato di Via Antonina, è ancora visibile e perfettamente conservata una grande rotatoria stradale con al centro il posto di guardia per il custode-controllore del traffico di carri, legname e uomini impegnati a mandare avanti la complessa macchina tecnologica delle terme. Le volte a botte che coprivano i sotterranei erano foderate da mattoni quadrati (bessales), di cm 19x19, a loro volta foderati da bipedali.

Oltre ai due piani in alzato, che in alcuni punti misurano ben 37 metri d’altezza, delle Terme di Caracalla restano tre livelli sotterranei, di cui si aprono al pubblico, per ora, solo due gallerie dei circa 2 km conservati.
È nei sotterranei il fulcro della vita delle terme, il luogo dove lavoravano centinaia di schiavi e di operai specializzati per far funzionare la complessa macchina tecnologica delle terme. Lì erano collocati i forni necessari per il riscaldamento delle acque destinate al caldarium e alle saune.

Si calcola che vi siano ancora da scavare ambienti sotterranei per una lunghezza pari al doppio del conosciuto: un dedalo di grandi gallerie carrozzabili (6 metri di altezza x 6 metri di larghezza
circa) che corre sotto buona parte dell’edificio,

Nel 1938 vi si scoprì il più grande mitreo di Roma, con vestibolo fiancheggiato da due ambienti di servizio, con la stalla per il toro del sacrificio, seguito da un piccolo atrio e dall'aula principale.

Questa, coperta da piccole volte a crociera, ha i due banconi laterali per il banchetto, un pavimento a mosaico bianco, la fossa per la raccolta del sangue del sacrificio, alcune basi per statue e una nicchia per un bassorilievo con Mitra che uccide il toro.
Vi si accede nei giardini dall'esterno del recinto.



I MEDICI a ROMA

« Particolarmente interessante per l'arricchimento del Museo de Medici fu il viaggio di Cosimo a Roma nel 1560-61. Papa Pio IV, che teneva più che al prezzo all'alleanza del sovrano di Toscana, che all'integrità delle collezioni pontificali non esitò a fa dono di 4 vassoi colmi di « anticaglie  » Miintz, p. 22.
« Il duca Cosimo . . . levò (dalle terme di Caracalla) una gran colonna di granito, e la condusse in Firenze sopra la piazza della SS. Trinità, dirizzata con una Vittoria di porfido, in memoria della vittoria ottenuta contro Pietro Strozzi » . Questa operazione incominciata nel 1561, e compiuta solo nel 1565, in mezzo a difficoltà d' ogni genere, può essere seguita per mezzo di documenti grafici contemporanei. L' imbarco avvenne dalla sponda subaventina del Tevere, di prospetto a Ripagrande, come dimostra un interessante disegno scoperto da Tommaso Ashby, direttore della scuola Britannica in Roma, in un album intitolato « Disegno de le ruine di Roma e come anticamente crono " posseduto da C. W. Dyson Perrins di Malvern. Ai ff. 12'- 13 di questa raccolta di vedute, disegnata sotto il pontificato di Gregorio XIII, è riprodotta la scena aventinese, Duperac 33, con una barcaccia ormeggiata alla ripa. La leggenda dice: « A dimostra i fondamenti del ponte Sublicio ... G G G, si chiama Marmorata perchè qui si scaricavano i marmi, et anch' hoggi ve n' è copia, e quivi si caricò la colonna che è a S.'* Trinità in Fiorenza » .



OPERE D'ARTE

Nelle terme sono stati rinvenuti: il mosaico con atleti, scoperto nel 1824, ora ai Musei Vaticani.

Le vasche di granito ora a piazza Farnese, altre vasche si trovano nel cortile del Belvedere (Musei Vaticani), a Firenze la colonna della Giustizia proviene dalla natatio delle terme di Caracalla.

E poi statue di Minerva, di Venere, di una vestale e di una baccante, il Supplizio di Dirce ( Toro Farnese), l'Ercole in riposo (Ercole Farnese) e la grande Flora (Flora Farnese), le quali andarono a far parte della grande Collezione Farnese e oggi al Museo Nazionale di Napoli.
L'arte raffinata di queste statue e degli altri reperti fa capire il lusso e la bellezza delle terme, rifinite con bronzi, marmi pregiati, statue, bassorilievi, giardini, colonnati e sentieri alberati che le rendevano somiglianti agli splendidi Horti romani, le cosiddette "tranquille dimore degli Dei", come le definì Lucrezio.

E' consigliata la visione del video alla risoluzione di 480p



LA DEVASTAZIONE

Anche qui nella Roma papalina avvenne il saccheggio di materiali pregiati per il riutilizzo edilizio, come nel XII secolo per la ricostruzione della chiesa di S.Maria in Trastevere.


ROBERTO LANCIANI

1139 - Innocenzo II, dei Papareschi, ricostruisce dai fomdamenti la chiesa di s. Maria in Trastevere. Tra i materiali di scavo messi in opera nella nuova fabbrica primeggiano i capitelli ionico-compositi delle terme di Caracalla, intorno ai quali vedi Huelsen, Arkitektonische Studien von S. A. Iwanoff, Berlin, Keimer, 1898, p. 8; e Bull. com. 1883, p. 35. Le due colonne di granito, presso la tribuna, e le quattro colonne di porfido del ciborio vengono forse dallo stesso luogo.


Del resto tutti i marmi cosmateschi delle chiese di Roma sono stati ottenuti facendo a pezzi i pregiatissimi marmi romani. A lungo vi operarono anche le calcare, che trasformavano in calce i marmi antichi, uno scempio. Soltanto dal XV sec. in poi, cioè dal primo Rinascimento, iniziò la trascrizione dei ritrovamenti di maggior pregio mentre nel sec. successivo le rovine furono studiate dai grandi architetti dell'epoca che spesso vi si ispirarono.

Non dimentichiamo che il Rinascimento sorse proprio per la riscoperta delle bellezze dell'antica Roma. Gli scavi del XIX sec. portarono al ritrovamento, nel 1824, di ampi lembi di mosaici pavimentali policromi con 28 figure di atleti, oggi conservati in Vaticano. Ancora oggi proseguono gli scavi, che molto hanno ancora da dare, visto che tutta la zona intorno cela nel sottosuolo abitazioni, negozi e monumenti romani. Non è raro, passeggiando attorno ai suoi confini, vedere al suolo tessere di mosaico romano, indizio di costruzioni arcaiche ulteriori.



LA VITA NELLE TERME

Anzitutto va sfatata la credenza per cui a Roma esistessero terme per poveri e terme per ricchi.
Le terme erano completamente gratuite ed erano aperte a tutti, e i Senatori vi si recavano accanto ai poveri. A Roma per giunta non si facevano distinzioni di razza, perchè il 75% della popolazione era straniera naturalizzata. La distinzione era tra chi aveva la cittadinanza e chi no. Gli schiavi ad esempio non l'avevano. I liberti la acquistavano con la cessazione della schiavitù.

Per cui alle terme andavano tutti i Romani, per questo a Roma ce ne erano diverse sparse nei vari quartieri. Di solito aprivano a mezzogiorno e chiudevano al tramonto. Andare alle terme non serviva solo per lavarsi, ma per farsi fare massaggi, trattamenti di bellezza, farsi ungere di unguenti o farsi profumare o truccare.

Ma alle terme c'era di tutto e vi si poteva passare l'intera giornata. Era come un centro benessere unito a un centro ricreativo, dove i servizi extra si pagavano ma le piscine, la palestra e l'ingresso erano liberi.

Ad esempio si poteva pranzare evitando di passare da casa, perchè c'erano termopoli che offrivano pasti caldi e freddi, nonchè bevande, e bancarelle piene di stuzzichini, cotti o crudi.
Nella biblioteca si poteva leggere o parlare di libri, poi si poteva passare dal barbiere per barba e capelli, o farsi depilare totalmente il corpo, o andare dai massaggiatori. Si poteva fare ginnastica, correre, giocare alla palla, usare attrezzi ginnici, con palestre sia all'aperto che al chiuso.

Ma c'erano anche gli spettacoli, i mimi, i giocolieri, i danzatori o i suonatori, gratuiti come il resto, e c'erano anche sale che potevano essere usate per le feste. Vi si trovava di tutto, dal gioco d'azzardo (clandestino) alle bancarelle che vendevano di tutto: dalle stoffe ai mobiletti, ai gioielli, ai manufatti in legno, vimini, avorio, osso o ambra.

C'era il fresco dei portici ombrosi e dell'acqua sempre corrente e fresca delle piscine per la stagione calda, e il riscaldamento in tutte le sale per la stagione fredda. In più c'erano stupendi giardini con piante esotiche, esedra di pietra pomice attraverso cui l'acqua disegnava arabeschi di capelvenere, con statue di fauni o ninfe, e poi sedili di granito e tavolini di pietra per accomodarsi sia all'aperto che al chiuso.

C'erano gli stupendi colonnati dalle volte a crociera, a botte o stuccate, e statue bellissime, balaustre di ferro e di bronzo, enormi coppe di pietra o terracotta traboccanti di fiori, e pavimenti in mosaico di ogni colore.

Insomma si poteva trascorrere l'intero pomeriggio curando il corpo e chiacchierando con i conoscenti, o stringendo amicizie, o spettegolando, o mettersi in mostra per trovare un innamorato/a o per ottenere voti per una carica pubblica. Insomma il divertimento era assicurato, in un ambiente fastoso, lussuoso e bello come pochi si potrebbero sognare oggi.


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