PRIMA DI CESARE



IL TRIUMVIRATO

OPTIMATES E POPULARES (131 – 121 a.C.)

I Gracchi

Giovenale nelle sue satire scrisse:
- Quis tulerit Gracchos de seditione querentes? - cioè:
- Chi avrebbe potuto sopportare i Gracchi quando si lamentavano di una sedizione? - Per dire quanto fosse insistente il loro operato in Senato.

GRACCHI, MADRE CON FIGLI
La famiglia dei Gracchi era piuttosto famosa. Ne fecero parte: Tiberio Sempronio Gracco, Gaio Sempronio Gracco, i figli,
ma anche: Cornelia, madre dei Gracchi, celebre per la sua frase, riferita ai figli, alle matrone che vantavano propri monili: - Questi sono i miei gioielli. -
Inoltre il generale Publio Cornelio Scipione, detto l'Aricano, padre di Cornelia, e il console Tiberio Sempronio Gracco (177 a.C.), padre dei Gracchi.

Tiberio Sempronio Gracco fu eletto Tribuno della Plebe nel 133 a.C. e si adoperò per la Lex Agricola, che redistribuiva le terre usurpate dai ricchi ai più poveri, limitando l'occupazione delle terre dello stato e assegnando l'eccedente ai contadini poveri.

I possidenti corruppero allora un altro tribuno della plebe, Marco Ottavio, che accettò di porre il veto alla legge agraria. Tiberio per risposta propose una legge ancora più restrittiva per i possidenti sfidando l'altro Tribuno in Senato. Poi proibì ai magistrati di intraprendere affari sino alla votazione della legge e questi si dimisero dalle cariche assoldando sicari per farlo uccidere. Infine Tiberio fece destituire Ottavio e approvare la legge.

Alla morte del re di Pergamo, la sua eredità lasciata al popolo romano, fu proposta da Tiberio per acquistare sementi e strumenti agricoli, chiedendo inoltre che le terre fossero divise tra la plebe.
La mattina seguente al Campidoglio, vi fu una carneficina tra le due fazioni con la morte di oltre trecento cittadini tra cui Tiberio, ucciso a bastonate. Il suo cadavere fu gettato nel Tevere e i suoi amici condannati a morte o esiliati senza processo.

Come il fratello, anche Gaio Gracco fu eletto Tribuno della Plebe, ma non riuscì a farsi eleggere per la terza volta, ed impedire la restaurazione dei privilegi senatoriali. Per opporsi Gaio divenne allora un "agitatore politico" quindi nemico della repubblica. Abbandonato dai suoi sostenitori, si fece uccidere da un suo servo sul Gianicolo.



CAIO MARIO

La lotta tra optimates e populares di conseguenza si inasprì, finchè Caio Mario, che aveva avuto molti successi nella Spagna Ulteriore, rientrò a Roma e ottenne le cariche di Questore, Tribuno della Plebe e Pretore.

Sposò Giulia, sorella di Aurelia, madre di Giulio Cesare, di cui Mario fu zio e maestro. Nel 109 a.C. partì per l'Africa come legato di Quinto Cecilio Metello, a cui il Senato aveva affidato la guerra contro Giugurta, non giudicandola soddisfacente.
Per accuse di incapacità militare rivolte ai patrizi e a Metello, riuscì a farsi affidare la guerra contro Giucurta, che sconfisse nel 105 a.C.

Mentre Mario vinceva in Africa, Roma perdeva però con i Germani: l'esercito di Lucio Cassio Longino fu sconfitto, nella Gallia Narbonense e lui stesso ucciso in battaglia. Ma vi fu una sconfitta ben più sanguinosa, nel 105 ad Aurasio, in cui morirono ben 120.000 soldati romani.
Il Senato spaventato vide in Mario l'unico generale in grado fronteggiare i Germani, per cui fu console per cinque volte consecutive. Intanto Mario ebbe come legato un giovane nobile, di cui molto stimava le capacità militari: Lucio Cornelio Silla.
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LA GUERRA CIVILE (91-88 a.C.)

Morti i Gracchi, fu il tribuno Marco Livio Druso a chiedere la cittadinanza per gli alleati di Roma, ma per tutta risposta venne ucciso.
Sorse così la guerra tra eserciti romani ed eserciti italici.
In Senato lo scontro politico tra gli Optimates capeggiati da Lucio Cornelio Silla e i Populares di Gaio Mario, si limitò alla lotta per il consolato, ma, morto Mario, Publio Cornelio, al ritorno dalla vittoriosa guerra in oriente, marciò contro Roma nell'82 a.C. A Porta Collina fu sconfitto da Silla che vinse così sui Populares.



LA DITTATURA

Per aumentare il potere Silla si fece eleggere Dittatore a vita e cominciò a perseguitare i seguaci di Mario, le famose liste di proscrizione sillane, che colpirono anche l'appena sedicenne Giulio Cesare, solo perchè nipote di Gaio Mario.


Mitridate (88-63 a.C.)

Quando il re del Ponto Mitridate VI, si oppose alle mire espansionistiche romane, i Romani dovettero combattere ben tre guerre in Asia Minore, finchè il re sconfitto si suicidò.
Roma creò così la provincia della Bitinia e del Ponto.


Spartaco (73-71 a.C.)

Una rivolta di schiavi, guidata da Spartaco, gladiatore tracio, mise in subbiglio Roma per due anni, poichè l'agricoltura era frutto degli schavi, dal 73 al 71 a.C.
Spartaco, con alcuni compagni, si ribellò a Capua e fuggì verso il Vesuvio. Ben altri 70.000 lo seguirono fra schiavi traci, galli e germanici. Inizialmente Spartaco riuscì a battere diverse legioni, ma quando prese il comando Licinio Crasso, che aveva sei legioni, fu sconfitto, e Pompeo prese i fuggitivi riservandogli un'orribile morte perchè fosse da monito a tutti gli schiavi: ne fece crocefiggere 6.000 lungo la Via Appia, da Capua a Roma.



GNEO POMPEO MAGNO

Suo padre era un importante generale per cui Pompeo crebbe negli accampamenti militari, imparando l'arte della guerra. Suo padre aveva combattuto prima con Gaio Mario, poi con Lucio Cornelio Silla.
A 17 anni, Pompeo era oramai un provetto militare e aveva come protetto, un ufficiale suo coetaneo, Marco Tullio Cicerone.

Malgrado la giovane età, Pompeo fu al fianco di Silla, che ritenne opportuno allearsi con la sua famiglia. Pertanto, una volta Dittatore, Silla fece divorziare la figliastra Emilia Scaura, per quanto incinta, facendole sposare Gneo Pompeo.
Pompeo d'altronde fu felice di divorziare da una plebea per sposare la patrizia Emilia.

Durante le campagne di Silla attraverso l'Italia, Pompeo incontrò due uomini che avrebbero segnato il suo destino e quello di Roma: Marco Licinio Crasso e Gaio Giulio Cesare.

Pompeo incontrò Crasso nell'esercito. Crasso, come Pompeo, parteggiava per Silla ed era molto ricco, ma tra i due si scatenò una rivalità.
Pompeo incontrò per la prima volta Cesare quando Silla chiese a Cesare giovanissimo di divorziare da sua moglie Cornelia, la figlia di Cinna. Quando Cesare rifiutò, Silla lo perdonò.
Pompeo si congratulò con Silla per la generosità, ma Silla rispose che desiderava lasciare vivi alcuni nemici per le avventure successive.
Pompeo vide in Cesare non tanto un nemico temibile quanto un coraggioso e un testardo che non si piegava ai potenti rischiando la vita per questo.

Pompeo era molto ricco e un generale molto abile con ben tre legioni di veterani. Silla pertanto lo inviò in Sicilia per recuperare dai seguaci di Mario il granaio della penisola.
Pompeo fu duro con la repressione e ai cittadini che protestarono rispose con una citazione famosa: "Smettete di citare leggi, noi portiamo armi".

Ripresa la Sicilia andò in Africa, dove vinse ininterrottamente dall'82 all'81 a.C.
Proclamato sul campo Imperator dalle sue truppe, Pompeo richiese un trionfo ma rifiutò di sciogliere le legioni e si presentò alle porte di Roma dove, sorprendentemente, Silla l'accontentò, nonostante per la legge fosse diventato Nemico della Patria.
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FINE DELLA DITTATURA

Infatti Silla si ritirò a vita privata, nella sua villa di campagna per scrivere le sue memorie. Si racconta che traversando la folla fosse ingiuriato da un cittadino. Silla non avrebbe regito ma poi avrebbe commentato con un amico:
« Imbecille! Dopo questo gesto, non ci sarà più alcun dittatore al mondo disposto ad abbandonare il potere. »



IL TRIUMVIRATO

Dopo la rivolta di Spartaco intanto, anche se Crasso aveva lottato contro i ribelli, Pompeo reclamò la vittoria e questo divenne uno scontro, finchè si accordarono ritenendosi entrambi ostacolati: una tassa proposta da Crasso era stata rigettata e i veterani di Pompeo restavano ignorati.

Cesare, di ritorno dalla Spagna e pronto per candidarsi al consolato, si alleò con entrambi fondando il Primo Triumvirato con il patto che Pompeo e Crasso lo avrebbero aiutato all'elezione di console e lui avrebbe fatto approvare leggi a loro favorevoli.
Secondo Plutarco Catone avrebbe commentato: - La tragedia di Pompeo non fu quella di essere il nemico sconfitto di Cesare, ma esserne stato troppo a lungo amico e sostenitore. -

Il consolato di Cesare del 59 a.C. portò in effetti a Pompeo non solo la terra e gli insediamenti, ma pure la giovane e bellissima figlia di Cesare, Giulia, come moglie. Nonostante la grande differenza di età sembra fosse diventato un grande amore per entrambi, ma durò solo pochi anni perchè Giulia morì di parto.

Intanto a Cesare fu dato il comando proconsolare in Gallia e a Pompeo il governo della Spagna ulteriore, governo però in absentia (senza la sua presenza) cosicché restasse a Roma.

Però il rapporto fra i Triumviri cominciò a vacillare, perchè le richieste di Cesare aumentavano. Decisero allora che Pompeo e Crasso avrebbero di nuovo avuto il consolato nel 55 a.C. e il comando di Cesare in Gallia sarebbe stato prolungato per altri cinque anni.
Crasso avrebbe inoltre ricevuto il comando in Siria, mentre Pompeo avrebbe continuato a governare la Spagna.



GUERRA CIVILE

Pompeo aveva sottovalutato Cesare, arruolare eserciti contro di lui non era facile come pensava, i soldati della penisola ne ammiravano il genio e il comportamento generoso verso i sottoposti, era diventato un mito. Per cui nel 49 a.C., quando Cesare passò il Rubicone e le sue legioni attraversavano la penisola, Pompeo con le sue truppe fuggì verso Brundisium.

(cliccare per ingrandire)
Stranamente né Pompeo né il Senato pensarono di prelevare dall'erario, per cui Cesare entrato a Roma se ne appropriò interamente, tenendo fede così alle promesse fatte ai suoi soldati, nonchè a pagare i suoi debiti.

Pompeo riuscì poi a infliggere una sconfitta a Cesare nell'assedio di Dyrrhachium, ma non ne profittò per distruggere le sue armate. Come affermò Cesare

I seguaci e i figli di Pompeo fuggirono in Grecia, dove si scontrarono pesantemente con Cesare nella battaglia di Farsalo nel 48 a.C.
Fu un eccidio senza pari ma infine Cesare vinse. Pompeo fuggì in Egitto ma re Tolomeo, pensando di fare cosa gradita a Cesare, lo fece assassinare. Il suo corpo decapitato fu lasciato nudo sulla spiaggia. Fu un suo liberto a cremarlo sulla riva.

Cesare, che inseguiva Pompeo, ebbe dunque come benvenuto la testa di Pompeo ed il suo anello in un cesto. Plutarco racconta che alla vista "Si girò via con ripugnanza, come da un assassino; e quando ricevette l'anello con il sigillo di Pompeo su cui era inciso un leone che tiene una spada nelle sue zampe, scoppiò in lacrime."
Cesare cacciò Tolomeo ponendo Cleopatra sul trono d'Egitto. Restituì alla nuova moglie di Pompeo le ceneri e l'anello e, tornato a Roma, fece deificare Pompeo dal senato.

"Come è quasi unanimemente sottolineato non solo dalla storiografia ma anche dal pensiero politico di età moderna, l'ultimo secolo dell'età repubblicana (133-31 a.c.) aveva mostrato che il sistema di governo guidato dall'oligarchia senatoria era inadeguato, e ciò per la sproporzione sempre maggiore fra la crescente estensione dell'Impero, che richiedeva pronte decisioni e interventi tempestivi, e gli organi dello Stato repubblicano, lenti e macchinosi. Inoltre, lo Stato era così lacerato da interminabili conflitti interni tra le classi e tra i capi militari, che ormai si sentiva il bisogno di una pacificazione generale, che potesse ridare stabilità e legalità. L'idea di un princeps o primo cittadino al di sopra delle parti, capace col suo prestigio di guidare la vita pubblica senza modificare le istituzioni, era ormai sentita come una necessità. Persino l'oligarchia senatoria, spaventata dalle violenze popolari e dalla ferocia delle guerre civili, sembrava ormai disposta a spartire il potere politico e militare con un "protettore" che sapesse garantire insieme il buon governo ed i privilegi e le ricchezze dell'aristocrazia".

La Repubblica era finita.
ERA GIUNTO IL TEMPO DEI CESARI.




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