HIPPO DIARRHYTUS - BIZERTE (Tunisia)




Hippo Diarrhytus è una città costiera della attuale Tunisia, uno dei suoi insediamenti più antichi conosciuti in Tunisia, e pure la città più settentrionale dell' Africa.

Situata sul Mar Mediterraneo a 65 km a nordovest della capitale Tunisi e a 15 km da Cap Blanc,
venne fondata intorno al 1100 a.c. dai Fenici, un'antica popolazione semitica originaria delle regioni costiere del Mediterraneo orientale, provenienti dal porto fenicio Sidone (oggi città libanese). Nel 310 a.c. fu conquistata da Agatocle, tiranno di Siracusa.

Inizialmente fu un piccolo porto fenicio per il commercio marittimo nel Mediterraneo occidentale, posto 30 km (18,5 mil) a nord di Utica e 50 km (31 mil) a nord-ovest di Cartagine, altre città fondate dai Fenici, poi si estese e acquisì importanza per i traffici commerciali e l'aspetto militare.


I Fenici furono grandi navigatori, grandi esploratori e grandi commercianti fin dall'epoca più antica. Intorno all'800 a.c., la città passò sotto l'influenza di Cartagine durante il regno della regina Didone/Elissa. 

Nel 309 a.c., durante le guerre greco-puniche e dopo la sconfitta di Agatocle, la città e la Sicilia tornarono alla Repubblica Cartaginese. Diversi generali cartaginesi usarono il suo porto durante le guerre puniche del 264-146 a.c., come Amilcare Barca, Mago, Hasdrubal e Annibale.

Nel 149 a.c. si verificarono le prime incursioni romane. Durante l'ascesa di Giulio Cesare i Romani occuparono la città, chiamandola Hippo Diarrhytus. La città riacquistò la sua prosperità e il suo progresso dal regno di Augusto (imperatore dal 27 a.c. al 14 d.c.) e mantenne relazioni marittime con Ostia e Roma, come dimostra un mosaico che decora la sua rappresentanza commerciale nella piazza del Foro delle Corporazioni. 

MASCHERE FUNERARIE

Più tardi, col nome di Hippo Diarrhytus, la città venne innalzata al rango di colonia dell'impero romano, il riconoscimento più elevato che l'impero poteva concedere ad una città. Il cristianesimo si diffuse nella città sotto l'Impero.

Nel 439 d.c., Genserico, il re dei Vandali (tribù germaniche orientali), e i suoi seguaci invasero la città e usarono il porto come base per le invasioni in altre parti dell'Impero Romano d'Occidente: la città di Roma e le isole di Sardegna, Malta, Corsica e Sicilia. La città appare sulla mappa medievale di Peutinger.

Dal 534 d.c. al 642 d.c., la città passò sotto il controllo dell'Impero Bizantino dopo la sconfitta dei Vandali nel 534; furono infatti i bizantini a edificare il Forte di Bizerte (oggi Forte di Kasba), per la sicurezza dei confini.


Interessanti sono alcuni mosaici, oggi trasferiti al Museo del Bardo, che danno un'idea della ricchezza degli abitanti di questa città e della loro agiatezza. A fianco frammento di un pavimento a mosaico che proviene da una terme privata. Raffigura due cavalli da corsa, attaccati a una colonna, di cui se ne vede uno solo, Diomedes. Il cavallo ha la coda legata a un ramo d'ulivo.

Diomedes come Alcides, l'altro cavallo, portano il marchio della scuderia a cui appartengono. Il mosaico risale al IV secolo d.c. e proviene da Sidi Abdallah nei pressi di Biserta. Di Hippo Diarrythus parla Plinio il Giovane. 

Caio Plinio Cecilio Secondo, detto Plinio il Giovane fu nipote e figlio adottivo di Plinio il Vecchio, e visse fra il 62 e il 113. Console della provincia del Ponto e Bitinia nel 100 ed è rimasto famoso per le sue lettere a noi pervenute. 

MOSAICO MARINO

In una delle sue lettere Plinio il Giovane narra una storia pertinente: 

"A Hippo i piaceri della pesca e del nuoto rendono di buon umore tutti quanti e in particolare i bambini, poiché l'attrazione dei giochi è irresistibile, mettono i loro cuore e il loro coraggio in una gara che consiste nel nuotare e nell'allontanarsi il più possibile dalla costa. 

Un giorno, un ragazzo più coraggioso degli altri, si allontana e incontra un delfino. Il delfino nuota davanti al ragazzo, dietro e attorno a lui. Lo carica sul suo dorso e lo immerge nell'acqua. Quindi trasporta il ragazzo impaurito lontano al largo, poi fa un semicerchio, si avvicina alla costa e lo riporta sulla terraferma vicino ai suoi amici. 

L'episodio si propagò nella colonia, la gente veniva da ogni parte e il ragazzo era considerato una specie di prodigio. Era interrogato continuamente, lo si ascoltava e si riportava la sua storia straordinaria di nuovo ovunque. 


Questo si ripete il giorno dopo, il giorno dopo, per diversi giorni, finché i bambini nati dal mare iniziano a vergognarsi della loro paura. Si avvicinano, giocano con il delfino e lo chiamano, persino lo toccano e lo accarezzano, qualunque cosa gli permetta. La loro audacia aumenta con il tentativo. 

Soprattutto il ragazzo che l'ha provato per primo gli nuota incontro, gli salta sulla schiena e si lascia portare avanti e indietro. Crede che l'animale lo riconosca e lo ami e ami l'animale stesso. Non hanno paura l'uno dell'altro. La fiducia nel ragazzo cresce, il delfino diventa sempre più docile. 

Anche altri bambini nuotano con lui a destra e a manca, gridando per incoraggiamento. È incredibile, eppure vero come il precedente, che questo delfino si sia anche lasciato tirare fuori dal mare sulla spiaggia e quando si è asciugato sulla sabbia, si è scaldato, e si è rotolato di nuovo dentro il mare. 

È certo che Ottavio Avito, legato del proconsole, una volta per malvagia superstizione fece versare un unguento profumato sul delfino quando fu portato a terra. Allora l'animale era fuggito dalla polvere sconosciuta e dallo strano odore in alto mare, e solo dopo molti giorni fu di nuovo visto, senza vita e triste, ma poi le sue forze ritornarono, e fu lasciato libero come prima, e lasciò vedere il suo soliti giochi.


Tutti i magistrati venivano di qua e di là per assistere allo spettacolo, ma il loro arrivo e la loro permanenza misero in difficoltà il piccolo paese con spese impreviste. Alla fine, si decise in segreto di uccidere la causa del grande afflusso."



BIBLIO

- Brown, Peter - Through the Eye of a Needle: Wealth, the Fall of Rome, and the Making of Christianity in the West, 350–550 AD - Princeton University Press - 2013 -
- Pétridès, Sophron - Hippo Diarrhytus - In Herbermann, Charles (ed.) - Catholic Encyclopedia - New York: Robert Appleton Company - 1913 -
Chisholm, Hugh, ed. - Bizerta - Encyclopædia Britannica - Cambridge University Press - 1911 -




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