BATTAGLIA DEL FIUME SABIS (57 a.c.)




«La Gallia è, nel suo complesso, divisa in tre parti: la prima la abitano i Belgi, l'altra gli Aquitani, la terza quelli che nella loro lingua prendono il nome di Celti, nella nostra, di Galli»
(Gaio Giulio Cesare - De bello Gallico- Libro II) 

La battaglia del Sabis, nota anche come battaglia del Sambre o battaglia contro i Nervii, fu combattuta nel 57 a.c. nelle Fiandre (regione del Belgio), tra l'esercito romano comandato da Gaio Giulio Cesare e un'alleanza di tribù belgiche, comandata da Boduognato, nel territorio vicino al fiume Sambre, nei pressi di Saulzoir (Francia).

Cesare aveva un nutrito numero di esploratori, amici, spie e delatori che considerava preziosi per la guerra, e attraverso questi, e pure dal generale Labieno, venne a sapere che le tribù di Belgi volevano attaccare i Romani.

"Cesare allora da incarico ai Senoni ed agli altri Galli che erano confinanti coi Belgi, di sapere quello che si faceva presso di loro e di informarlo di tali argomenti. Essi costantemente riferirono che si riunivano manipoli, che si raccoglieva l'esercito in un unico luogo. Allora davvero non pensò si dovesse aver dubbi di partire contro di loro. Provveduto il vettovagliamento al dodicesimo giorno muove gli accampamenti ed in circa 15 giorni giunge nei territori dei Belgi".

Nell'inverno 58-57 a.c. le quattro tibù dei Nervi, degli Atuatuci, degli Atrebati e dei Viromandui si rifiutano di arrendersi. Queste notizie gli furono utili per estendere le proprie conquiste al di là della Gallia vera e propria, per assoldare altre due legioni, la XIII e la XIIII, e per convincere la tribù dei Remi (popolo della Gallia Belgica meridionale, oggi Reims) ad allearsi con lui.

ALLEANZA BELGICA


I NERVI

Le forze in campo:

- I Romani guidati da Gaio Giulio Cesare:

Otto legioni: VII, VIII, VIIII Triumphalis, X, XI, XII, XIII, XIIII
Ausiliari, arcieri e cavalleria
Totale: circa 40.000

- L'Alleanza belgica guidata da Boduognato:

Eserciti alleati dei Nervi, dei Viromandui, degli Atrebati.
Totale: 85.000

I Belgi sono più del doppio dei romani, ma Cesare marcia per tre giorni attraverso i loro territori, e scopre dai prigionieri che il fiume Sambre dista dai suoi accampamenti non più di 10.000 passi, che tutti i Nervi si sono insediati al di là di quel fiume e che aspettano l'arrivo dei Romani insieme con gli Atrebati ed i Viromandui, loro confinanti e alleati; e attendevano anche le truppe degli Atuatuci che erano in marcia.

Allora Cesare manda avanti esploratori e centurioni, che scelgano un luogo adatto dove erigere gli accampamenti. Parecchi dei Belgi già arresi ed altri Galli, anch'essi mercenari al soldo di Roma, marciano al seguito di Cesare, ma non tutti sono affidabili.

Infatti alcuni di loro, come poi si seppe poi dai prigionieri, attesa la notte, vanno dai Nervi e riferiscono che tra le singole legioni c'erano molti carri e che sarebbe stato facile assalirli, appena giunta la prima legione negli accampamenti essendo ancora distanti le altre legioni. Consigliarono quindi ai Nervi, per bloccare più facilmente la cavalleria, di formare siepi con pali e rovi per impedire l'assalto dei romani.

CESARE
"Dal fiume Sabis con uguale inclinazione sorgeva un colle dirimpetto a questo ed opposto, a circa 200 passi, aperto in basso, dalla parte superiore selvoso, tanto che non si poteva facilmente vedere dentro. Dentro a quelle selve i nemici si tenevano in segreto. Nel luogo aperto lungo il fiume si vedevano poche pattuglie di cavalieri. La profondità del fiume era di circa tre piedi."

Cesare, mandata avanti la cavalleria, segue con tutte le truppe, ma avvicinandosi ai nemici, guida sei legioni leggere; dietro le salmerie e poi due legioni di guardia ai carri. Le sei legioni arrivate per prime cominciarono a costruire il castrum a nord-est del fiume Sabis su una collina. Ad ovest del fiume c'era un altro colle coperto di boschi e qui si appostarono i Belgi.

I cavalieri romani con frombolieri e arcieri passano il fiume e attaccano la cavalleria nemica che a sua volta attacca e indietreggia, ma la cavalleria romana non li insegue temendo imboscate. Le forze belgiche, sotto il comando di un certo Boduognato, erano composte dai Nervi, dai Viromandui e dagli Atrebati, in quanto gli Atuatuci erano ancora in marcia, e non fecero in tempo a giungere sul luogo della battaglia prima della sua fine. Si erano disposti sulla riva sud del fiume, al riparo degli alberi e si preparavano all'attacco. Improvvisamente tutte le truppe nemiche assalgono i cavalieri che li respingono, ma questi si dirigono agli accampamenti romani.

BOUDOGNATO
«Intanto le sei legioni, che erano giunte prime, tracciarono la pianta e cominciarono a fortificare il campo. Quando i nemici, che erano nascosti nei boschi, videro le salmerie romane... poiché dentro ai boschi si erano disposti già in ordine di battaglia... all'improvviso con tutte le truppe mossero in avanti di corsa ed attaccarono la cavalleria romana. Respinti e sbaragliati questi senza difficoltà, i Belgi con grande rapidità scesero di corsa al fiume, tanto da apparire contemporaneamente nei boschi, al fiume ed a combattere contro i nostri. E con identica rapidità mossero per il colle di fronte dove si trovava il nostro campo e verso quelli che erano impegnati a costruirlo

(Cesare, De bello Gallico 2.19.)

Cesare deve fare tutto nello stesso istante: ordinare di alzare il vessillo e di suonare la tromba come segnali per correre alle armi, richiamare dalla fortificazione i soldati che erano fuori per cercare materiale, schierare l'esercito ed esortare i soldati. 

Intanto ha vietato ai legati di allontanarsi dalla fortificazione e dalle legioni, finchè non sono fortificati gli accampamenti, ma i legionari ormai esperti non attendono l'ordine di Cesare, ma da sé organizzano la battaglia.


Cesare, dati gli ordini successivi, corre giù ad esortare i soldati, e va prima alla X legione, poi dalle altre, che ricordino l'antico valore e sostengano saldamente l'attacco dei nemici, che non distano più di un lancio giavellotto, e dà il segnale di attaccare battaglia. Non c'è tempo, velocemente indossarono gli elmi e tolgono le protezioni agli scudi. Ognuno corre verso le prime insegne che vide, per non perdere l'occasione di combattere nel cercare i suoi.

Schierato l'esercito, con la vista delle truppe impedita dalle densissime siepi, i soldati della IX e X legione sulla parte sinistra, lanciati i giavellotti, dalla postazione superiore respingono velocemente verso il fiume gli Atrebati, pur sfiniti dalla corsa e dalla stanchezza, e li inseguono mentre passano il fiume massacrandone gran parte. Essi stessi poi passano il fiume e pur in postazione sfavorevole mettono in fuga i nemici che, ripreso lo scontro, resistono di nuovo. 

Le legioni XI e VIII poi, sbaragliati i Viromandui, combattono dalla postazione superiore fin sulle rive del fiume. Ma avendo svuotati gli accampamenti del fronte e della parte sinistra, poiché la XII legione e la VII si sono fermate nell'ala destra, tutti i Nervi, con una schiera serratissima, sotto il comando di Boduognato, si dirigono a quella postazione. Una parte di loro comincia a circondare sul lato aperto le legioni, una parte si dirige alla sommità della postazione degli accampamenti.


"Nello stesso tempo i cavalieri romani ed i fanti dall'armatura leggera, insieme a quelli che hanno respinto il primo assalto dei nemici, mentre si ritirano negli accampamenti, si imbattono nei nemici di fronte e cercano la fuga da un'altra parte, ed i portatori, che dalla porta decumana e dalla cima del colle avevano visto i nostri passare il fiume vittoriosi, usciti per far bottino, essendosi voltati indietro e avendo visto che i nemici si trovavano nei nostri accampamenti, a precipizio si davano alla fuga.
Contemporaneamente sorgeva l'urlo di quelli, che venivano con i carriaggi e terrorizzati si recavano chi da una parte chi dall'altra. 
Sconvolti da tutte queste situazioni, i cavalieri Treviri, di cui in Gallia c'è un giudizio lusinghiero, i quali mandati dalla nazione erano giunti da Cesare in aiuto, avendo visto che i nostri accampamenti erano riempiti dalla massa dei nemici, che le legioni erano incalzate e quasi circondate erano bloccate, che i portatori, i cavalieri, i frombolieri, i Numidi disordinati e sparpagliati fuggivano in tutte le direzioni, essendo disperate le nostre condizioni, si diressero in patria. 
Riferirono alla nazione che i Romani erano stati vinti e sconfitti e che i loro nemici si erano impadroniti degli accampamenti e dei carriaggi."

Le legioni VII e XII, rimaste da sole a difesa del campo romano, furono attaccate da più parti dai Nervi che costituivano la parte più consistente dello schieramento avversario. La situazione è disperata, Cesare vede che i suoi incalzati e ammassati in un sol luogo, che le insegne ed i soldati della XII ammassati erano di impiccio per lo scontro, che sono stati uccisi tutti i centurioni della IV coorte, abbattuto l'alfiere, perduta l'insegna, e feriti o uccisi quasi tutti i centurioni delle altre coorti, tra cui il primipilo Publio Sestio Baculo, uomo fortissimo, colpito da molte e gravi ferite, e vede che i nemici sovrastano da entrambi i lati e non c'è soccorso che si possa inviare.


Allora sottrae lo scudo a un soldato della retroguardia, perché era venuto senza scudo, avanza nella prima fila e chiama per nome i centurioni, esorta gli altri soldati, ordina di far avanzare le insegne e di allargare i manipoli, perché possano più facilmente usare le spade. 

Infusa speranza e coraggio nei soldati e desiderando ciascuno far bella figura alla presenza del generale, l'assalto dei nemici viene rallentato. Cesare, vedendo la VII legione incalzata dal nemico, ordina ai tribuni di riunire le legioni, e che girino le insegne contro i nemici. Appena fatto ogni milite soccorre l'altro senza paura di venire circondati, e i legionari cominciano a resistere e a combattere più aspramente.

"Frattanto le due legioni (la XIII a la XIV) che erano state nelle retroguardie e di scorta alle salmerie, giunta notizia della battaglia (del Sabris), presero a correre a gran velocità (per combattere contro i Nervi)."

Il generale Labieno intanto, impadronitosi degli accampamenti dei nemici della postazione superiore, manda in soccorso ai romani la X legione che con la XIII e la XIV muta la situazione, anche se i nemici pur senza speranza di salvezza mostrarono un grande eroismo e continuano a battersi senza arrendersi, ma vengono sterminati.

Alla i veterani nervi, mandano ambasciatori da Cesare, gli si consegnano e dicono che essi da 600 veterani sono ridotti a 3, e da 60.000 uomini ne sono rimasti 500 in grado di portare armi. Cesare li grazia e ordina che tornino ai loro territori e alle loro città intimando ai loro confinanti di astenersi da oltraggi o danni nei loro confronti. Ormai Cesare può dare ordine ai popoli perchè il territorio belga è tutto nelle sue mani.

LA RESA INCONDIZIONATA

IL SEGUITO

Gli Atuatuci, venuti a sapere della sconfitta subita dai loro alleati, si ritirano tutti insieme in una sola città fortificata e inespugnabile: l'oppidum di Namur, che però alla fine deve arrendersi ai romani, e questa vittoria, insieme alla vittoria del fiume Sabis e a quella del fiume Axona, danno a Cesare il controllo delle terre dell'attuale Belgio. Ora può pensare alla conquista della Gallia.



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