CASA DEI DIOSCURI (Pompei)





CASA DI CASTORE E POLLUCE

Deve il suo nome ad una pittura ubicata all'ingresso, raffigurante i Dioscuri Castore e Polluce, figli di Giove e Leda, oggi conservata al museo archeologico nazionale di Napoli; questa casa è il risultato dell’unione, avvenuta non prima del periodo augusteo, di tre case più antiche, ancora in parte riconoscibili.

Questo è uno dei rari esempi a Pompei di una casa con un atrio corinzio, circondato da dodici colonne in tufo coperte di stucco.
Pitture murali con immagini di soggetti mitologici sono state affrescate sui muri delle stanze ai lati del tablino. Molti di loro sono stati staccati e ora si trovano nel Museo Archeologico di Napoli e nel British Museum di Londra.


Un primo cortile porticato con colonne doriche è situato oltre il tablinum e ha un ampio larario sulla parete di fondo, protetto da una tettoia sostenuta da due colonne scanalate con capitelli tuscanici. Il secondo peristilio si presenta con un grande bacino al centro che però è stato aggiunto più tardi e viene raggiunto dal lato destro dell'atrio.

Le colonne del peristilio sono per metà lisce e dipinte di rosso, mentre nella parte superiore sono scanalate e dipinte di bianco. La maggior parte delle pitture murali in stile IV è ancora presente e dipinge tappeti sospesi in ambienti architettonici immaginari, alternati a pannelli di nature morte.

L’atrio corinzio, corrispondente all’ingresso principale, è uno tra i più begli esempi esistenti a Pompei, con decorazione pittorica eseguita dalla stessa preziosa bottega della Casa dei Vettii.

PLANIMETRIA 3D DELLA VILLA
Nella stanza a destra del tablino troviamo quadretti raffiguranti la ‘Nascita di Adone’ e ‘Scilla che consegna a Minosse il capello  fatato del padre Niso’.

Nella stanza a sinistra, invece ‘Apollo e Dafne’ e ‘Sileno e Ninfa con Bacco infante’. Dietro il tablino vi è un bel portico a colonne doriche e, in fondo, il sacello del Larario. A destra dell’atrio si apre un secondo peristilio, con un grande bacino d’acqua al centro e con le pareti ancora in parte decorate in IV stile.

I dipinti più importanti sono ora al Museo Nazionale di Napoli; restano comunque alcune pitture nelle stanze del tablino e la bella decorazione in IV stile del peristilio.

CASTORE E POLLUCE

IL MITO

L'immagine tradizionale dei due gemelli divini è di due atletici giovani nudi con un mantello rosso porpora sulle spalle, armati di lancia o spada, con due cavalli. Sul capo hanno un cappello a punta e una stella tra i capelli. A volte è presente un'anfora chiusa colma di sementi oppure un serpente.

Nei miti greci alcuni autori fecero nascere i Dioscuri da Zeus e Leda, per altri i due gemelli sarebbero nati da Tindaro, re di Sparta, fratelli di Elena, oggetto della contesa a Troia. Altri ancora affermano che solamente Polluce e la sorella Elena fossero figli di Zeus, e dunque immortali; Castore sarebbe stato dunque figlio di Tindaro e destinato alla morte.

Castore e Polluce fecero parte degli Argonauti, gli eroi che parteciparono con Giasone e Medea alla ricerca del Vello d'oro. Per aver placato una tempesta in quella circostanza, furono considerati protettori dei naviganti.


Polluce, celebrato come grande pugile, sconfisse in una gara di pugilato il re dei Bebrici, Amico.
Poco tempo dopo i gemelli fondarono la città a loro dedicata di Dioscuria, in Colchide. I gemelli parteciparono inoltre alla caccia al cinghiale Calidonio, inviato da Artemide a devastare le terre del re Oineo, che l’aveva trascurata in un sacrificio in onore degli Dei.

Inoltre presero parte alla lotta contro l'ateniese Teseo, che aveva rapito la loro sorella Elena nascondendola ad Afidne; per premio Zeus concesse loro l'immortalità. Sul suolo italico presero parte alla Battaglia della Sagra tra le file dei locresi (Locri Epizephiri) in battaglia contro gli abitanti di Crotone.

PERSEO E ANDROMEDA
Nel mito originario però Zeus si invaghì di Leda, moglie di Tindaro, re di Lacedemone, e si unì a lei sotto forma di cigno, ma Leda che non badava a spese nella stessa notte si unì anche a suo marito Tindaro, il re di Sparta. Così partorì due uova da cui uscirono le due coppie di gemelli.

Da uno nacquero, presso Sparta, i gemelli Polluce ed Elena, dall'altro Castore e Clitennestra. Questi ultimi, tuttavia, erano figli di Tindaro, che si unì a Leda dopo gli amori di questa con Zeus. Dal che si deduce che anche Elena era una Dea o semidea. Infatti Elena significa Luna che era la divinità maggiore di Sparta.


Il fratello di re Tindaro, Afareo, era a sua volta padre di due gemelli: Ida e Linceo. Castore e Polluce rapirono le promesse spose dei cugini e nella lotta che ne seguì, Castore fu ferito a morte. Polluce, volendo seguire il destino del fratello, chiese e ottenne di vivere come Castore un giorno sull'Olimpo e uno nell'Ade. Il Dio Ade accettò perchè la faccenda pareggiava i conti sul tempo di abitazione negli inferi, metà tempo ma con due persone anzichè una.

In un altro mito, riportato da Euripide nell'opera Elena, Zeus concesse, visto il loro profondo legame, ad ambedue di vivere per sempre nel cielo, sotto forma di costellazione.

IL GIARDINO DEL POMPEIANUS

IL POMPEIANUM - RICOSTRUZIONE DELLA CASA DEI DIOSCURI

C'è un edificio sulla sponda alta del fiume Meno a Aschaffenburg, non lontano dal palazzo di Johannisburg, che spicca nei suoi dintorni grazie alla sua architettura dall'aspetto mediterraneo e allo stesso tempo piuttosto semplice.

Il Pompejanum è una replica ideale di una villa romana. Si erge sulle sponde alte del Meno a Aschaffenburg ed è una replica di una casa di Pompei, la Casa di Castore e Polluce, ovvero la Casa dei Dioscuri.

Il Pompejanum fu commissionato dal re Ludwig I , costruito tra il 1840 e il 1848 secondo i piani dell'architetto di corte Friedrich von Gärtner. Il Pompejanum non dovrebbe servire come una villa reale, ma come un oggetto di intuizione, che dovrebbe consentire agli amanti dell'arte in Germania, lo studio della cultura antica.L'edificio è la testimonianza dell'entusiasmo dell'antichità del XIX secolo.


Lo schema cromatico esterno dell'edificio, comprese le colonne ioniche, segue la tradizione toscana con un piedistallo "Pompei rosso" e una facciata gialla di mais. I parapetti bianchi sottolineano la struttura dell'edificio. La struttura dipinta della facciata, che trasmette l'impressione di grandi blocchi di pietra, crea una vivida immagine complessiva del muro esterno senza finestre.

I soffitti sono a cassettoni come l'originale e le colonne, in numero di dodici sono rosse e bianche
anch'esse come l'originale.

Attaccato al lato principale è un belvedere simile a un tempio con tetto a due spioventi. Le parti restanti dell'edificio hanno un tetto piano. Il cancello principale dell'edificio si trova nell'ala longitudinale di fronte al castello Johannisburg.

L'ATRIO CON IMPLUVIUM
Ed ecco l'impluvium con la statuina in bronzo del piccolo fauno. Da qui si intravede il giardino interno. Per la magnifica pittura degli interni e dei pavimenti a mosaico, i modelli antichi sono stati copiati o modellati dai pittori Christoph Friedrich Nilson, Joseph Schlotthauer e Joseph Schwarzmann.

La "culina", cioè la cucina, non aveva un vero e proprio camino, ma in realtà un piano di cottura come usava nella Roma antica, con sotto il vano per riporre la legna. Questa cucina è attrezzata di tutto, dalle varie anfore e olle poste nell'angolo ai fornelli, alle padelle alle pentole e pentolini di bronzo, ai vari mestoli, calderone e braciere.

L'IMPLUVIUM
Durante la seconda guerra mondiale, il Pompejanum fu gravemente danneggiato e solo nel 1960 restaurato e completato in più fasi. Dal 1994 qui si possono ammirare opere d'arte originali romane provenienti dalle collezioni di Staatliche Antikensammlung e Glyptothek di Monaco. 

Oltre alle sculture in marmo di epoca romana, piccoli bronzi e vetri contano due rare dee marmoree delle opere più preziose. Ed ecco il triclinio, a tre letti come d'usuale, con il tavolinetto centrale, il pavimento di marmo e le pareti molto decorate. Le stanze della casa sono situate attorno ad un atrio centrale, un cortile interno aperto. 

Oltre alle camere da letto e alla sala da pranzo al piano terra ci sono anche un'imponente sala di ricevimento, la cucina, un bagno e numerose stanze per il personale, che in genere consistevano in schiavi.

Al piano superiore, utensili in stile romano, che possono essere visti in vetrine, danno un'idea della vita di una famiglia romana. Da luglio 2014, la Collezione di antichità dello Stato di Monaco ha emesso un diploma militare romano composto da due lastre di bronzo. Le tavole testimoniano il riconoscimento dei diritti civili romani nel 78 d.c. al soldato Ottavio dal Cohors I Cantabrorum di stanza in Mesia.

IL TRICLINIUM
Al piano superiore erano i salotti e le camere da letto della famiglia che possedeva la villa. Sotto la sala accoglieva i magnifici tripodi, figure e scene mitologiche alle pareti decorate anche a finto marmo e una preziosa fontanella in marmo la cui coppa è sorretta da leoncini alati.

Il Pompejanum fu costruito per ordine di Ludovico I tra il 1840 e il 1850 modellato sulla Casa dei Dioscuri a Pompei, come sua ricostruzione.
È stato restaurato in seguito al danno durante la seconda guerra mondiale e aperto al pubblico nel 1994.

Il giardino esterno della villa è ornato di statue e terrazze, da un giardino pensile e da sostruzioni e fontane con mascheroni che gettano acqua dalla bocca riversandola in vaschette di marmo che si riversano poi in una grande vasca rettangolare.


Il Pompejanum è oggi sostenuto dallo Staatliche Antikensammlungen e dalla Gliptoteca Monaco come museo delle succursali.

Le opere d'arte antiche esposte qui in modo permanente provengono per la maggior parte dalle Collezioni statali di antichità e dalla Gliptoteca di Monaco, che intende supervisionare il Pompejanum come museo delle filiali.

Dal 2009 le collezioni di antichità e la gliptoteca hanno anche presentato mostre speciali che cambiano ogni anno.





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