CULTO DI SELENE

SELENE GRECA

INNO OMERICO

Da lei, dal suo immortale capo, un diffuso chiarore
si spande sulla Terra e una sovrumana bellezza appare
sotto la sua luce: l'aria buia si fa luminosa
di fronte alla sua corona dorata, e i raggi splendono
quando dall'Oceano, lavate le belle membra,
indossata la veste lucente, la divina Selene,
aggiogati i bianchi puledri dal collo robusto,
lancia in avanti il cocchio splendente
e appare, dopo il tramonto, al culmine del mese.

Selene, da Sèlas: “splendore”, Dea notturna del firmamento che guida un carro lunare trainato dai candidi buoi, dono di Pan per farsi perdonare l'inganno grazie a cui l'aveva sedotta: "nascosto il pelo irsuto e nerastro sotto il vello di una bianca pecora, aveva potuto avvicinarla convincendola a salire sulla sua groppa per poi goderla, ormai consenziente" (Kâroly Kerênyi).

Forse il mito rimanda a un antico rito orgiastico, in cui al chiarore della luna del Calendimaggio, la regina della festa cavalcava in piedi un maschio umano prima di congiungersi con lui in un sacro amplesso. Ma la cosa ci sembra strana, le donne non hanno mai umiliato i maschi, semmai è avvenuto il contrario.

Secondo un'altra versione il Dio Pan, brutto e oscuro, era innamorato della Dea bella e luminosa, ma Selene amava l'oscurità ricevendone l'abbraccio ogni notte.


LE ORIGINI

La Dea era figlia della titanessa della luce, Teia (detta anche Tia o Tea o Theia o Euryphaessa) "colei che splende fin lontano” e dal fratello Iperione, il cielo diurno e luminoso.

Essi dettero la luce a tre figli: Elios, che guidava il carro del Sole, Selene, che guidava il carro della Luna, ed Eos, la luce dell'Aurora, equivalente a Leucotea, la Dea Bianca.




GLI ATTRIBUTI

La Dea veniva raffigurata come una bella donna con il viso pallido, con lunghe vesti fluenti e candide oppure argentate, con un quarto di luna crescente sulla testa ed in mano una torcia.

Oppure aveva sul capo, oltre al crescente lunare, due teste di ariete, simboleggianti la primavera, a quei tempi inizio e fine dell'anno.

Talvolta era avvolta nel mantello della notte, mantello oscuro ornato però da fiori o da stelle.

Selene era dunque la regina della notte, collegata alla natura ed al culto dei morti, nonchè Dea della fecondità. Questo ci fa capire che anticamente fosse una Grande Madre, Dea triforme e trina, Dea della nascita, della crescita e della morte.
Essa venne adorata soprattutto in Grecia, spesso confusa con Artemide, ma mentre Selene avrebbe rappresentato la luna piena, Selene sarebbe stato il crescente lunare.

La sua iconografia però rappresenta Selene col crescente lunare sul venerabile capo, per cui la cosa è discutibile. Gli egizi invece la identificarono con Iside. 

I romani la identificavano a Roma con la Dea della caccia Diana, ma soprattutto nel sud, cioè nella Magnagrecia conservò in parte il suo culto, legato soprattutto alle donne.
Selene è la personificazione della luna piena, insieme ad Artemide, la luna nuova, alla quale è a volte assimilata, ed a Ecate, la luna calante.



IL MITO GRECO

Secondo il mito, ogni sera Elios adagiava la sua aurea quadriga sull'Oceano, dove sorgeva Selene, con la quale giaceva nella notte. Poi si salutavano e, mentre il dio solare dormiva nella coppa forgiata da Efesto aspettando l'arrivo della sorella Eos, Selene percorreva il cielo stellato in compagnia delle nove sacerdotesse che badavano al suo argenteo cocchio. 

Per venticinque giorni i due fratelli amanti s'incontravano, ma gli altri cinque Selene, all'insaputa di Elios, si recava dietro la catena montuosa del Latmo, in Asia Minore, per dedicarsi all'amato Endimione, un giovane e bellissimo pastore col quale giaceva per tre giorni, quelli del novilunio quando la Luna sparisce dal cielo. Il nome Endimione significa "colui che dimora dentro" cioè nella grotta, dove la Dea lo vide per la prima volta, innamorandosene perdutamente. 

Poi Selene baciò Endimione sulle palpebre e da quel momento i suoi occhi non si riaprirono più, suggellando un sonno eterno. 
Alcuni invece parlano di un dono di Ipnos, il Dio alato del sonno che, innamoratosi di questo bellissimo giovane, che gli avrebbe consentito di vivere per sempre dormendo a occhi aperti.
Altri ancora sostengono fosse un dono di Zeus su espressa richiesta di Endimione di cui Zeus era il padre. 
C'è chi pure chi sostiene che si trattasse di una punizione voluta dallo stesso Zeus, per aver Endimione mancato di rispetto a Era, regina degli dei.
C'è invece chi pensa che temesse di essere lasciata e chi sostiene che selene avesse chiuso i suoi occhi per essere libera di scorazzare.

Propendiamo per quest'ultima poichè Selene ebbe diversi amori oltre ad Endimione, ovvero Zeus da cui ebbe due figli e Pan il Dio caprone ma abile nel suono col flauto, Pan però non potè mai vederlo, avvolto com'era dalle tenebre. 

Ebbe anche un'avventura con il fratello Sole quando esso tramontava e lei sorgeva, ma nessuna relazione seria.

SELENE ROMANA


IL MITO ROMANO

Secondo il mito romano, invece, Selene vide in una grotta un giovane addormentato, appunto Endimione, e se ne innamorò perdutamente. 

Da questo grande amore vennero alla luce ben cinquanta figli; ma Selene non sopportava l'idea che un giorno il suo amante potesse morire, e lo fece sprofondare in un sonno eterno per poi andare a trovarlo ogni notte.

Endimione dormiva con gli occhi aperti, per poter vedere l'apparizione della sua donna.

Altre versioni meno romantiche della storia sostengono che Endimione avesse chiesto a Zeus di dormire per non perdere la sua giovanile bellezza, o addirittura per evitare che Selene rischiasse un'ulteriore gravidanza.

Selene, per il suo aspetto mutevole, è stata associata a tre distinte divinità, legate ciascuna a tre diverse "manifestazioni": la Luna piena, la Luna nuova e la Luna crescente.

Metafora di vita, di morte e di rinascita, ovvero del ciclo della vita. 
Così il simbolismo lunare ha potuto coinvolgere fenomeni basilari della vita, come la nascita, la morte, la fecondità, la femminilità, il divenire, l'immortalità.

Vedi anche: LISTA DELLE DIVINITA' ROMANE


BIBLIO

- Augustinus - "De Civitate Dei contra paganos" - IV -
- Esiodo - Teogonia - o Genealogia degli Dei -
- Renato Del Ponte - Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralità romano-italica - ECIG - Genova - 1985 -
- Robert Maxwell Ogilvie - The Romans and their gods in the age of Augustus - 1970 -
- Nonno di Panopoli, Le dionisiache - 4 voll - Milano - curatori: D. Gigli Piccardi, F. Gonnelli, G. Agosti, D. Accorinti - 2004 -
- Pausania, Periegesi della Grecia o Guida alla Grecia - V -
- Marco Tullio Cicerone - De natura deorum - II -

2 commenti:

  1. Ciao romano impero mi svelate il perché dopo alcune ore il morto a riaperto gli occhi sorridendo ed così è rimasto .aspetto risposta

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