I SACRI MISTERI





"Felice colui, tra gli uomini viventi sulla terra, che ha visto queste cose!
Chi invece non è stato iniziato ai sacri misteri, chi non ha avuto questa sorte non
avrà mai un uguale destino, da morto, nelle umide tenebre marcescenti di laggiù
."

(Inno a Demetra)

Possiamo suddividere i Sacri Misteri in queste principali categorie. anche se in effetti ce ne furono parecchi altri. Tanto per farne un esempio anche il culto di Mitra aveva un culto misterico riservato e le sue cerimonie di svolgevano nel sottosuolo.

- Misteri Lernici (di Dioniso e Demetra)
- Misteri Isiaci
- Misteri Dionisiaci
Misteri Eleusini ( riti religiosi misterici che si celebravano nell’antica città greca di Eleusi)
Misteri Lernici di Dioniso
Misteri Orfici
- Misteri della Grande Madre



MISTERI ELEUSINI

La Storia

I riti eleusini erano antichissimi, si svolgevano già prima dell’invasione ellenica (periodo miceneo, circa 1600-1100 a.c.). Secondo alcuni studiosi il culto di Demetra fu fondato nel 1550 a.c.


I MISTERI ELEUSINI
Eleusi fu una città-stato indipendente fino al VII sec. a.c., divenendo parte dello Stato ateniese, per cui i riti si estesero a tutta la Grecia e alle sue colonie.

La città divenne un centro importante per il culto di Demetra, a cui era dedicato un tempio di epoca micenea, posto sull'acropoli.

Il tempio era noto per la celebrazione di riti di iniziazione detti Misteri Eleusini.
Riferimenti alla città e ai Misteri si trovano in diversi miti greci.

Ebbero larga diffusione anche a Roma e perfino Cicerone, gli imperatori Adriano, Marco Aurelio (che ebbe come mistagogo Erode Attico) e Gallieno ne seguirono il percorso spirituale.

Il santuario fu chiuso da Teodosio I nel 381. Pochi anni dopo Eleusi fu presa e saccheggiata dai barbari, e nel 396 venne abbandonata. Nessuno seppe mai cosa avvenisse in questi misteri.


I Misteri

I misteri rappresentavano il mito del ratto di Persefone, strappata alla madre Demetra dal re degli Inferi, Ade, in un ciclo di tre fasi, la "discesa" (la perdita della figlia), la "ricerca" (della figlia) e l'ascesa (alla terra), dove il tema principale era la "ricerca" di Persefone e il suo ricongiungimento con la madre.

Il rito era diviso in due parti: la prima, i Piccoli Misteri, era una specie di purificazione che si svolgeva in primavera nel mese di Antesterione, la seconda, Grandi Misteri, era un momento consacratorio e si svolgeva in autunno nel mese di Boedromione (settembre-ottobre). Secondo i moderni la cerimonia voleva rappresentare il riposo e il risveglio perenne della vita delle campagne.

I riti erano in parte dedicati anche alla figlia di Demetra, Persefone, poiché l’alternarsi delle stagioni ricordava l’alternarsi dei periodi che Persefone trascorreva sulla terra e nell’Ade.

KERNOS PER IL CICEONE
I riti, le cerimonie e le credenze erano tenute segrete.

Gli iniziati credevano che la vita non finisse con la morte, ma non che ci fosse un premio o un castigo.

I vari aspetti dei Misteri sono rappresentati su molti dipinti e ceramiche.

Poiché i Misteri comprendevano visioni e invocazioni a una vita oltre la morte, alcuni studiosi ritengono che il potere e la longevità dei Misteri Eleusini derivasse da agenti psichedelici, collegati all'utilizzo di pane a base di segala cornuta, cioè segala contaminata dal fungo claviceps purpurea.

Per molti studiosi ciò che non capiscono loro non è da capire, è folle.


Mircea Eliade scrive:

" - Il primo giorno la festa si svolgeva nell'Eleusinion di Atene, ove il giorno prima erano stati solennemente trasportati da Eleusi gli oggetti sacri.
- Il secondo giorno la processione si dirigeva verso il mare. Ogni aspirante all'iniziazione, accompagnato da un tutore, portava con sé un porcellino che lavava nelle onde e sacrificava al ritorno ad Atene.
- Il giorno successivo, alla presenza dei rappresentanti del popolo ateniese e delle altre città, l'Arconte Basileus e la sua sposa eseguivano il grande sacrificio.
- Il quinto giorno segnava il momento culminante delle cerimonie pubbliche. Un'enorme processione partiva all'alba da Atene. I neofiti, i loro tutori e numerosi Ateniesi accompagnavano le sacerdotesse che riportavano ad Eleusi gli oggetti sacri.
Verso la fine del pomeriggio la processione attraversava un ponte sul Kephisios, e là uomini mascherati lanciavano insulti contro i cittadini più importanti.
Al calare della sera, con torce accese, i pellegrini entravano nel cortile esterno del santuario.
Una parte della notte era dedicata alle danze e ai canti in onore delle dee.
- Il giorno successivo gli aspiranti all'iniziazione digiunavano ed offrivano sacrifici; circa i riti segreti (le teletes) possiamo, però, soltanto avanzare alcune ipotesi.
Le cerimonie che si svolgevano all'esterno e all'interno del telesterion si riferivano probabilmente al mito delle due Dee. Si sa che gli iniziandi, con le torce in mano, imitavano Demetra vagante con fiaccole alla ricerca di Persefone
 ".


Clemente Alessandrino ci ha tramandato la formula sacra dei misteri:
"Ho digiunato; ho bevuto il ciceone (bevanda rituale); ho preso nel cesto e, dopo averlo maneggiato, ho deposto nel cesto, poi, riprendendo dal cesto, ho riposto nel cesto".

Probabilmente il paniere rituale simboleggiava il mondo infero e l'iniziando, scoprendolo, scendeva agli Inferi. A seguito di questa misteriosa manipolazione degli oggetti sacri, l'iniziato era nato di nuovo e si considerava da ora in avanti come adottato dalla Dea.



MISTERI LERNICI DI DIONISO

Nati nell'antichissima zona di Lerna riguardavano il mito di Demetra e Dioniso. Il segreto della fonte di Lerna era il dono di Poseidone quando giaceva con la figlia "senza colpa" (l'unica delle 50 sorelle che rifiutò di uccidere il proprio marito) di Danao, Amimone.

DEA DI LERNA
Lerna è stato uno degli ingressi degli Inferi, e gli antichi Misteri di Lerna, sacri a Demetra, venivano qui celebrati. Pausania (2.37.1) dice che i misteri sono stati avviati da Filammone, gemello di Autolico, che avrebbe anche stabilito le frasi in prosa e poesia che accompagnavano il rito. 

Si diceva poi avesse inventato pure i cori femminili.

Al Lago Alcyonian, l'ingresso agli inferi poteva essere raggiunto da un eroe che avesse osato sondare le profondità del lago, come fece Dioniso,  alla ricerca di sua madre Semele. Per i mortali il lago era estremamente pericoloso. 

Secondo Pausania:
"Non c'è limite alla profondità del lago Alcyonian, e non so di nessuno che con qualsiasi artificio sia stato in grado di raggiungere il fondo di esso in quanto nemmeno Nerone, che aveva fatto fare molte corde di diversi stadi legate tra loro, senza omettere nulla che potesse aiutare il suo esperimento, è stato in grado di scoprire il limite della sua profondità. Anche questo, ho sentito. L'acqua del lago è, in apparenza, calmo e tranquillo, ma, anche se è tale da guardare, ogni nuotatore che si avventura ad attraversarlo è trascinato verso il basso, risucchiato in profondità, e spazzato via".



MISTERI DELLA GRANDE MADRE 


Misteri di Cibele

Cibele è un'antica divinità anatolica, venerata come Grande Madre Idea, dal monte Ida presso Troia, Dea della natura, degli animali (potnia theron) e delle selve, veniva raffigurata seduta sul trono tra due leoni o leopardi, spesso con in mano un tamburello e con su il capo una corona turrita.

Era venerata soprattutto a Pessinunte, nella Frigia, e da lì si estese nel VII sec. a.c.nelle colonie greche dell'Asia Minore e nel Mediterraneo.

La Dea ebbe un figlio senza concorso maschile, Attis, che crebbe e divenne il suo amante, infedele però poichè la tradì con la ninfa Sangaride. Durante il banchetto nuziale di Attis con la figlia del re di Pessinunte, l'ermafrodito Agdistis si sarebbe innamorato del giovane ma, non essendo corrisposto. lo fece impazzire, facendolo fuggire sui monti. Qui Attis si uccise evirandosi o gettandosi da una rupe. Sembra che Attis sia poi resuscitato, esattamente come la vegetazione annuale, che muore in autunno per resuscitare in primavera..

Nelle cerimonie funebri che si tenevano nell'equinozio di primavera, i sacerdoti della Dea, i Coribanti, suonavano tamburi e cantavano in una sorta di estasi orgiastica, nel corso della quale alcuni arrivavano ad evirarsi con pietre appuntite. 

Catullo descrive i coribanti come eunuchi che vestivano da donna. Virgilio riferisce che nei pressi di Avellino, dove oggi sorge il santuario di Montevergine si trovava un tempio dedicato di Cibele. In effetti oggi Montevergine è un luogo di culto per persone omosessuali e transessuali, che ogni anno, in occasione della festa della Candelora, si recano al santuario per accendere una candela in omaggio all'icona della Madonna nera.

In Sicilia, a Palagonia (CT), ogni anno si svolge "'A Spaccata 'o pignu" (La spaccata del pino) alla vigilia della festa di Santa Febronia (il 24 giugno). Si pone pertanto sull'altare maggiore della Chiesa Madre una grande pigna che schiudendosi svela al suo interno l'immagine della Martire, che viene incoronata e assisa in cielo dagli angeli tra scene di giubilo e grida entusiastiche dei fedeli presenti. 

La pigna sarebbe il corpo mortale che libera l'anima di Febronia dopo i vari supplizi patiti per andare in paradiso, ma sembra chiaro si tratti di una rivisitazione del culto di Cibele e di suo figlio.



A ROMA

Il culto di Cibele, la Magna Mater dei Romani, fu introdotto a Roma il 4 aprile 204 a.c., quando la pietra nera aniconica (priva di immagine), simbolo della Dea, vi fu trasferita da Pessinunte per scongiurare la disfatta ad opera di Annibale, secondo il responso tratto dai sacerdoti dai Libri Sibillini.

Il simulacro della Dea venne posta sull'Ara nella Curia del Foro e infine in un tempio a lei dedicato sul Palatino nel 191 a.c. presso la casa di Romolo. La pietra nera, detta anche "ago di Cibele", costituiva uno dei sette pignora imperii, cioè uno degli oggetti che secondo le credenze dei romani garantiva il potere dell'impero.

« Ci furono sette garanzie a mantenere il potere a Roma: l'ago della Madre degli Dei, la quadriga di argilla dei Veienti, le ceneri di Oreste, lo scettro di Priamo, il velo di Iliona, il palladio, gli ancilia »
(Maurus Servius Honoratus In Vergilii carmina comentarii ad Aen,)

Durante la Repubblica venivano organizzate le e feste in onore di Cibele e Attis dal 15 al 28 marzo, quindi nell'equinozio di primavera, feste dette Megalesia, o Ludi Megalensi. Si procedeva pertanto al complesso rito del Sanguem.



RITO DEL SANGUINEM


Canna intrat

Le celebrazioni iniziavano il 15 marzo, con una processione, detta Canna intrat ("Entra la canna"), che giungeva al tempio di Cibele sul Palatino. I partecipanti, detti "cannofori", portavano al tempio fusti di canne, per commemorare l'esposizione di Attis bambino in un canneto. Secondo alcuni il rito derivava da antichi rituali propiziatori della pioggia in contesto agricolo.


Arbor intrat

I sette giorni seguenti la Canna intrat venivano considerati di espiazione, ed erano noti come Castus Matris ("Digiuno della Madre").

Il 22 marzo avveniva la processione dell'Arbor intrat ("Entra l'albero"), celebrante la morte di Attis. Quel giorno si tagliava il pino, simbolo del Dio, se ne fasciava il tronco con sacre bende di lana rossa, lo si ornava di viole e strumenti musicali e sulla sua sommità si ponevano le effigi del Dio giovanetto. L'albero veniva portato dai "dendrofori" fino al tempio di Cibele, dove avveniva la commemorazione funebre di Attis. Il culto venne proclamato ufficiale dell'Impero Romano a Lione nel 160 d.c.


Sanguem

Il 24 marzo era il Sanguem, o anche Dies Sanguinis: iniziavano le cerimonie funebri e i fedeli culminavano il compianto per la morte di Attis.

L'arcigallo, il gran sacerdote, si tagliava le carni con cocci e si lacerava la pelle con pugnali per spargere sull'albero-sacro il sangue che usciva dalle ferite, in ricordo del sangue versato dal Dio da cui nacquero le viole. Il gesto veniva imitato dagli altri sacerdoti, poi gli uomini che seguivano la scena iniziavano una danza frenetica e nell'eccitazione sguainavano le spade per ferirsi.

Il pino decorato veniva chiuso nel sotterraneo del tempio, da cui sarebbe stato rimosso l'anno successivo. La notte era poi passata nella veglia.


Hilaria  e Lavatio

Il giorno seguente, 25 marzo, il dio era risorto: si celebravano allora le feste chiamate Hilaria e per le strade vi erano cortei gioiosi. In epoca imperiale le celebrazioni prevedevano una processione della statua di Cibele. Il giorno della celebrazione era successivo all'equinozio di primavera, ovvero il primo giorno dell'anno in cui il periodo di luce è più lungo di quello della notte. 
Lo scopo della festività era proprio festeggiare il lento ma graduale svanire delle oscurità dell'inverno e l'attesa di una stagione più gioiosa e luminosa.
In questo giorno era il permesso qualsiasi scherzo o gioco, soprattutto il mascheramento. Ad ognuno era permesso assumere l'identità e l'aspetto di ciascuno, persino di appartenenti ad alte cariche pubbliche come i magistrati.


Requetio

Seguiva un giorno di riposo, detto il Requetio


Lavatio

Il giorno successivo, il 27 marzo giungeva il momento della Lavatio ("Abluzione") della statua di Cibele. La statua della dea, con incastonata sul capo la pietra giunta da Megalesia nel 204 a.c., veniva posta su un carro e portata fin dentro al fiume Almone.

Qui l'arcigallo lavava la statua, asciugandola e cospargendola di cenere. Canti e danze riaccompagnavano la statua al Palatino.


Initium Caiani

L'Initium Caiani era la cerimonia di iniziazione ai misteri di Attis, che veniva praticata il 28 marzo.
L'iniziazione avveniva in un santuario frigio situato sul colle Vaticano, fuori dalle mura. Gli iniziandi consumavano un pasto negli strumenti musicali, cimbali e timpani.

Poi veniva una processione, in cui veniva portato il "kernos", un cratere contenente dei lumi. Infine avveniva una ierogamia, in cui gli iniziati, identificandosi con Attis, celebravano le nozze mistiche con la Dea Cibele.

In epoca imperiale, il ruolo di Attis, la cui morte e resurrezione simboleggiava il ciclo vegetativo della primavera, dette luogo ai Sacri Misteri che si protrassero fino al al 389 quando l'Editto di Teodosio ordinò l'abbattimento di tutti i templi pagani.

MISTERI ORFICI

MISTERI ORFICI

Orfeo è un cantore greco, figlio di Eagro, re della Tracia e della musa Calliope. Le Muse gli insegnarono a suonare la lira, dono di Ermes e di Apollo, cui aggiunse due corde, che divennero nove. 

Il suo canto era magico e incantava le bestie inferocite. Partecipando alla spedizione degli Argonauti, Orfeo supplica gli Dei Cabiri della Samotracia, ai cui misteri egli è iniziato.

Amò fortemente la ninfa Euridice, che il giorno stesso delle loro nozze, per sfuggire alle insidie del pastore Aristeo, fu uccisa dal morso di un serpente velenoso. Orfeo va allora a cercarla negli inferi, riuscendo ad ammansire con la sua musica anche Cerbero e Caronte.

Giunto di fronte agli Dei dell'Ade riesce a commuovere anche Persefone che accetta di restituirgli l'amata purchè nel ritorno alla terra egli non si volga all'indietro. A un certo punto Orfeo non sente più i passi dell'altra e si gira, giusto per vederla svanire nel buio.

Poi le versioni di diramano, per alcuni Orfeo si ritirò sul monte Rodope, dove fu ucciso e dilaniato dalle Baccanti, stanche della sua musica lamentosa. La sua testa fu gettata nel fiume, ma continuò a cantare. Mentre tutti gli esseri viventi piansero la sua morte, gli Dei punirono la Tracia con una pestilenza, che sarebbe cessata solo quando la testa di Orfeo sarebbe stata ritrovata e gli fossero stati tributati gli onori funebri. Alla foce del fiume Melete un pescatore la ritrovò e lì fu costruito un santuario.

Secondo un’altra versione, Orfeo sarebbe morto perché aveva proibito alle donne la partecipazione ai misteri da lui istituiti. Dopo Euridice Orfeo avrebbe infatti ripiegato sull'amore per i fanciulli, innamorandosi profondamente di Calais, figlio di Borea. Con tale comportamento traviò anche i mariti delle donne di Tracia, che si infuriarono dilaniando il poeta, nutrendosi anche di parte del suo corpo. Infatti da molti Orfeo è considerato l'istitutore dell'omosessualità, ma non si tratta in effetti di omosessualità bensì di pederastia

L’orfismo in definitiva si distacca dagli altri culti misterici, segreti in quanto basati su consapevolezze ignorate dalla massa, fondandosi invece su prescrizioni precise di comportamento, con o senza consapevolezza, insomma più che sacri misteri sembra una religione.

L'Orfismo, che nasce nel VI secolo a.c., si basa sulla possessione divina propria dell'esperienza dionisiaca, e sulla convinzione delle pratiche di purificazione proprie dei Misteri eleusini.
I suoi principi sono:
- la credenza nella divinità dell'anima e quindi nella sua immortalità;
- per evitare la perdita di tale immortalità, la necessità di condurre una vita di purezza.
Per Pindaro
« Il corpo di tutti obbedisce alla morte possente,
e poi rimane ancora vivente un'immagine della vita, poiché solo questa
viene dagli dei: essa dorme mentre le membra agiscono, ma in molti sogni
mostra ai dormienti ciò che è furtivamente destinato di piacere e sofferenza
. »
(Traduzione di Giorgio Colli - La sapienza greca)

Quindi nell'Orfismo si riscontra per la prima volta un riferimento a un'"anima", contrapposta al corpo e di natura divina. Tale sciamanesimo si fondava sulle pratiche estatiche laddove però non era il Dio a "possedere" lo sciamano quanto piuttosto era l'"anima" dello sciamano che aveva esperienze straordinarie separate dal suo corpo.

Per l'Orfismo la morte di per sé non "libera" l'anima immortale che invece è destinata a rinascere:
tale liberazione poteva essere conseguita solo seguendo una "vita pura", la "vita orfica", in quanto
l'uomo, nella sua attuale costituzione, è conseguenza dell'uccisione del Dio Dioniso, ed in lui convivono un aspetto "dionisiaco" (lo spirito, l'anima) e un aspetto "titanico" (la materia, il corpo).

Tra le regole di vita del culto orfico: il vegetarismo, il divieto di compiere sacrifici animali, la castità o la temperanza. Il non mangiare carne riguarda il fatto che nell’animale potrebbe esserci un reincarnato, ma pure un discostarsi dal sistema religioso greco, che esercita sugli animali sacrifici cruenti. Non dimentichiamo che gli orfici dovevano evitare non solo il contatto con i morti, ma pure con le donne gravide e con il parto.

Dovevano indossare una veste bianca, simbolo di purezza, e mai vesti di lana, perché provenienti da animali. Tutto ciò non per rispetto degli animali ma per una ricerca un po' ossessiva di purezza, tanto è vero che gli orfici vivevano in comunità isolate, una specie di bramini attenti alla contaminazione.

Secondo l'Orfismo, lo spirito (daimon), che risiedeva nei cieli, ha compiuto un peccato ed è decaduto dal regno dei cieli sulla terra, incarnandosi in un corpo che utilizza per espiare la propria colpa (ora si capisce da chi l'ha preso il cristianesimo). 
Con la morte, l'anima trasmigra e si ricompone (non sulla base di un principio individuale, ma sul principio delle simili nature) in un altro corpo, che può anche non essere quello di una persona (questo dipendeva anche dal comportamento che il daimon ha tenuto nella vita precedente); se invece ha espiato la colpa, l'anima ritorna nel regno dei cieli.

Nell'Orfismo troviamo quindi diverse similitudini coll'odierno buddismo, la teoria delle reincarnazioni (anche in animali), a seconda delle colpe o dei meriti. La consapevolezza avviene per espiazione e non per comprensione. C'è insomma un giudizio con premio e castigo, come del resto nel cattolicesimo.

L'orfismo è dunque alla base di tutto il dualismo tra anima e corpo, bene e male che troverà la massima espressione nella religione cattolica provocando una forte spinta mentale e un forte distacco dal corpo, fonte, come Freud insegnò, di ogni attuale nevrosi.



LA REALTA'

Molto è stato scritto sui Sacri Misteri, spesso con molta confusione e poca fantasia. I Sacri Misteri venivano proposti a coloro che non si accontentavano della religione ufficiale, che non volevano adorare ma capire.

Si trattava di guardare all'interno di se stessi scoprendo che ciò in cui credevano era ciò che gli altri gli avevano raccontato e non ciò che essi stessi avevano scoperto. Il lungo cammino dei Sacri Misteri non seguiva un procedimento razionale come poi ideò S. Freud per sondare il profondo di ognuno, ma un percorso istintivo ed esperienziale, fatto di emozioni così forti da scardinare ogni idea preconcetta.

D'altronde gli antichi potevano affrontare queste cosiddette "Prove Iniziatiche" perchè erano molto meno mentali di noi e forniti di molto più istinto di noi moderni. Col passare dei secoli noi abbiamo coperto sempre di più il nostro mondo istintivo ed emozionale, per cui un sistema del genere su di noi non funzionerebbe perchè resteremmo chiusi a tali forti emozioni.

L'uso dei simboli al posto delle spiegazioni era perfettamente congruo a questo tipo di insegnamenti, perchè il simbolo non può essere compreso dalla mente ma solo dall'istinto. Ed è per questa ragione che gli alchimisti, gli ermetisti ecc. si inventarono dei loro simboli comprensibili solo facendo un percorso interiore. Infatti sul tempio di Delo, come narra Plutarco, stava scritto "Conosci te stesso", perchè la verità si scopre solo togliendo la mente condizionata.

L'iniziato si trovava perciò a demolire tutto ciò in cui aveva creduto fino a quel giorno, scoprendo poi, una volta caduta la mente condizionata, la vera essenza del mondo. Affrontava pertanto la morte e capiva cosa poteva esserci aldilà di questa, non per deduzione mentale ma per puro istinto, cioè non lo pensava ma lo sentiva con assoluta certezza.

L'iniziato non scopriva una vita nell'aldilà come hanno scritto diversi studiosi dalla mentalità un po' cattolica, cioè un dopo-morte con l'anima che veleggia come un fantasma, bensì scoprivano qualcosa che non è divulgabile, perchè per essere credibile va sperimentato.

Di certo solo pochi tra quelli che intraprendevano i Sacri Misteri giungevano a svelarli, ma coloro che ci riuscivano superavano la paura della morte e anzi l'accoglievano con assoluta serenità, il che permetteva loro di vivere molto meglio.

Il fatto che non sia possibile raccontare la propria esperienza perchè la mente comune non potrebbe accoglierla era tanto vero che nessuno, in 1500 di Sacri Misteri l'ha mai divulgati, perchè chi non li aveva scoperti non aveva nulla da dire a meno di inventarsi fandonie, chi l'aveva capito era tanto saggio da tenerselo per sè, da non avere nessuna voglia di divulgarlo per chiari motivi:
- perchè non aveva l'ansia di condividere la sua scoperta, avendo ormai perduto ogni paura.
- perchè sapeva che non sarebbe stato creduto
- perchè se per assurdo qualcuno l'avesse creduto, questi si sarebbe disperato e gli si sarebbe scagliato contro.
Tacere era l'unica strada possibile.



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