TABULA TRAIANA





La Tabula Traiana è un'iscrizione latina dedicata all'imperatore Traiano, incisa su una parete rocciosa, appositamente intagliata, a strapiombo sulle Porte di Ferro.

Oggi essa si trova inserita, insieme ad altre vestigia d'epoca, ad una strada romana e ai resti del Ponte di Traiano, nel parco nazionale di Đerdap, nei pressi di Kladovo, in Serbia.




IL PONTE

Il ponte di Traiano era della tipologia più diffusa, a travi di legno su piloni in muratura di pietra, ed era posto a est delle Porte di Ferro, presso le attuali città di Dobreta (Romania) e Kladovo (Serbia). Venne fatto edificare dall'imperatore Traiano per creare una via di rifornimento alle legioni romane che combattevano nella campagna dacica.

Così lo descrisse Cassio Dione Cocceiano:
« ...ci sono altre opere per le quali [Traiano] si distinse, ma questa le sorpassò tutte. Il ponte poggia su 20 pilastri in pietra quadrangolare di 150 piedi di altezza escluse le fondamente e di 60 di larghezza. Questi [piloni] sono distanti 170 piedi l'uno dall'altro e sono collegati da archi. »
(Cassio Dione, Storia romana, LXVIII, 13.1-2.)

La struttura era lunga 1135 m, in un punto in cui il Danubio è largo 800 m: l'altezza sul pelo dell'acqua raggiungeva i 19 m; la larghezza del passaggio era di 15 m. Con la sua posa in opera veniva di fatto cancellato il confine naturale che il corso del fiume stabiliva tra la Mesia e la Dacia.
A ciascuna delle estremità, intorno ai due ingressi, era posto un castrum, di modo che il passaggio sul ponte potesse avvenire solo passando per il castro.

Il suo ingegnere, Apollodoro di Damasco, usò probabilmente archi in legno poggiati su venti piloni in muratura di mattoni, malta e pozzolana alti circa 45 m e distanziati tra loro di 38 metri. Nel piccolo museo archeologico di Turnu Severin è presente un bellissimo modello scala 1:100 del ponte (in un locale lungo più di dodici m).

IMMAGINE D'EPOCA


LA TABULA

La Tabula fu realizzata al tempo delle campagne militari che condussero Traiano alla conquista della Dacia, lungo una precedente strada romana che dal 33-34 lambiva il Danubio lungo le gole di Kazan.


In quel punti Traiano gettò il famoso ponte, progettato da Apollodoro di Damasco, che permetteva di raggiungere l'altra sponda del Danubio.

La vicenda è illustrata nei bassorilievi posti nella parte bassa della Colonna di Traiano.
Come ci informa un altro documento epigrafico dalla Moesia Superior, Traiano realizzò anche un canale artificiale per deviarne parzialmente le acque in modo da consentire la navigazione in un punto molto pericoloso a causa delle cateratte del fiume.

Però la costruzione di una diga, realizzata negli anni dal 1963 al 1972, avrebbe minacciato di sommergere per sempre le vestigia romane, già sfiorate dalle acque del Danubio.

I resti ancora visibili risalgono, come si è detto, alla spedizione condotta da Traiano contro i Daci, a nord del Danubio, nei primi anni del II sec.. L'imperatore fece edificare una strada militare proveniente da Belgrado che passava sul fianco dei monti costeggiando la riva destra delle Porte di Ferro per raggiungere la zona più pianeggiante. Del ponte di Traiano sono rimasti solo alcuni piloni, in parte sommersi, dei quali sono visibili solo quelli più vicini alla riva.

Negli anni '60 l'iscrizione e un tratto della strada romana divennero oggetto di un progetto di salvataggio per cui l'intero blocco di roccia fu sollevato di circa 50 m per salvarlo dall'innalzamento delle acque dovuto alla realizzazione della diga di Đerdap.

Si decise allora di spostare la tavola e le rocce che la contornavano e di rimontarle 50 m più in alto, donandole visibilità anche dopo il riempimento dell'invaso.

Oggi l'insieme delle vestigia è incluso nell'area del parco nazionale di Đerdap, tutelate al pari della fauna e della flora locali, in un ambiente che unisce l'interesse storico a quello naturalistico.




L'EPIGRAFE

L'epigrafe è incisa su una piano verticale intagliato nella stessa roccia, su una lunghezza di 3,20 m e un'altezza di 1,80 m, ornata con due delfini alati, rose a sei petali e un'aquila dalle ali spiegate.

La tavola è protetta da una sorta di tettoia in forma di frontone recante l'iscrizione moderna in rilievo
« TABULA TRAIANA ».

Il testo dell'iscrizione, in parte corrotto dal tempo, si sviluppa su sei righe:

 « IMP(erator) CAESAR DIVI NERVAE F NERVA TRAIANVS AUG(ustus) GERM(anicus) PONTIF(ex) MAXIMVS TRIB(unicia) POT(estate) IIII PATER PATRIAE CO(n)S(ul) III MONTIBVS EXCISI[s] ANCO[ni]BVS SVBLAT[i]S VIA[m r]E[fecit] »

« L'imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto, figlio del divo Nerva, vincitore dei Germani, Pontefice Massimo, quattro volte investito della potestà tribunizia, Padre della Patria, Console per la terza volta, scavando montagne e sollevando travi di legno questa strada ricostruì » (CIL III, 8267 ILS 5863)

Quella a cui si riferisce l'epigrafe è la «spettacolare strada», lambita dal corso del Danubio nelle gole di Kazan, che fu aperta nel 33-34 dai genieri romani intagliando le rocce a picco delle gole danubiane delle Porte di Ferro.

Della strada, inghiottita dal Danubio dopo la costruzione della diga nel 1973, nulla è più visibile, ad eccezione di qualche tratto, ed è un peccato, perchè seppur spostata si sarebbe potuta ricostruire in altra zona.

RAPPRESENTAZIONE DEL PONTE TRAIANO (Colonna Traiana)
Viceversa la Tabula Traiana, originariamente posta lungo il percorso della strada, è stata salvata sollevandola al di sopra del livello attuale insieme alle rocce in cui era ricavata e ad alcuni metri della strada su cui essa sorgeva.

I ricordi di un passato glorioso in cui un impero aveva insegnato il diritto, l'arte e la cultura al mondo forse avrebbero dovuto trovare più spazio, purtroppo, come abbiamo visto in ognidove, gli affari precedono la cultura.




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