SEPOLCRO C. PUBLICIO BIBULO





VASI:
Macel de' Corvi
"Quì sebbene non vi sia, che una piccolissima piazza, con tutto ciò evvi un abbondante mercato di tutte le sorte di viveri. E' notabile il sepolcro di Cajo Publicio, che si vede nell'angolo della salita, che dicesi di Marforio, con una antica iscrizione, che resta quasi perduta".

Data: MDCCCIV (edited 2 Ottobre 2003) Autore: ANGELO DALMAZZONI (edited Valentina Onofri).
XI giornata



IL MONUMENTO SEPOLCRALE DI C. POBLICIO

- A macel de' corvi nel principio della salita di Marforio a mano sinistra vi è il monumento sepolcrale di C. Poblicio Bibulo. Non è meraviglia di vedere le rovine dell'anfiteatro, del Pantheon, dei mausolei di Augusto, e di Adriano, de' bagni, ec.; giacchè queste immense fabbriche non potevano essere affatto distrutte dal tempo, nè dalla più gran barbarie; ma è cosa singolare di veder quasi interamente conservata una piccola fabbrica come è questa tanto più antica delle sopra accennate, e, per così dire, in mezzo alla città. Quest'onesto, e degnissimo cittadino era stato Edile nel principio del V secolo, e la sua probità e virtù fu tale, che, avendo egli guadagnato la stima, e l'amore del Senato egualmente, e del popolo, per comun loro decreto fu onorato di questo monumento sepolcrale per sè, e per la sua posterità.
Questo monumento era di ordine dorico con festoni di fiori, e teste di bovi nel fregio. L'iscrizione è come siegue: "C. Poblicio L. F. Bibulo AEdili Pl. honoris, virtutisque causa Senatus consulto, populique jussu locus monumenti, quo ipse, posterique ejus inferentur publice datus est." -


STAMPA DEL PIRAANESI DELL'ISCRIZIONE



La gens Publicia

MONUMENTO FUNERARIO
A COLONIA
Appare nella monetazione di Ercole nella prima parte della repubblica con il conio monetale della gens Publicia, quando questa gens, seppur plebea, guadagnò prestigio e pure ricchezze nel periodo tra la I e la II Guerra Punica. In Ursini - familia romana in publicia - si narra che il primo Publicius noto fu Caius Publicius, tribuno della plebe nel 545 a.u.c. cui honoris virtutisque causa fu concessa per sè e per i suoi posteri la sepoltura in Roma, vale a dire che gli fu concessa la piena cittadinanza romana, come testimonia un'epigrafe:

SEXTVS
PVBLICI
VS
SEX. F. MAE
SCRIBA PUBLICIA
SEX .L. CALLIP
LIS

Un altro Publiio ha un bellissimo e ben conservato monumento funerario a Colonia, un altro Caio Poblicio, (sappiamo che Publicius e Poblicius riguardavano la stessa gens) veterano della V legione, del 40 dc.

C'è poi memoria di un Publicio Hilario cui si deve un'importante edificio pubblico, detto la Basilica Hilariana. La costruzione, nell'area sacra di S. Omobono a Roma, risalente all’età antonina, era luogo di culto di Cibele e Attis e sede della congregazione religiosa dei dendrofori, addetta al culto. Fu dedicata dal ricco mercante di perle Poblicio Hilario, finanziatore dell’edificio, come testimoniano una base onoraria a lui dedicata e una testa, probabilmente un suo ritratto, ritrovati all’interno della basilica.



 Caius Publicius Bibulus

Il Sepolcro di Gaio Publicio Bibulo è un monumento funerario in  travertino e tufo, un tempo posto lungo l'antica via Lata con la facciata principale a sud-ovest, poco al di fuori della Porta Fontinalis che si apriva sulle mura Serviane.

ISCRIZIONE DEL SEPOLCRO

Via Lata

"Tra i sepolcri aveva evidentemente principio la via Lata, della quale prendeva il nome la regione, e questa, tenendo la stessa direzione della moderna via del Corso, dava la comunicazione per questa parte della città al Campo Marzio. Lungo questa via si pongono comunemente dai topografi i tre archi registrati da Rufo in questa regione l'uno detto di Gordiano, l'altro Nuovo, ed il terzo di L. Vero e Marco Imperatori. Ed in fatti attestano molti scrittori che diversi resti di archi si viddero nei secoli a noi più prossimi lungo la via del Corso"".

Oggi si trova a pochi metri dal lato sinistro del Vittoriano, miracolosamente risparmiato dalla demolizione durante la costruzione dell'edificio.

Il monumento, che risale all'inizio del I secolo ac., e di cui solo una parte della facciata sopravvive, si trovava a un livello stradale molto più basso dell'attuale, per cui il suo basamento è completamente interrato. Trattasi di un monumento funerario quadrato su un alto basamento, sul quale si trova una cella rettangolare della quale resta solo una facciata. 
Al centro si trova la porta fra quattro lesene tuscaniche, tra le quali si trovano due riquadri. Il fregio superiore si è conservato solo in un tratto, ma comunque si rivela come un unico blocco di architrave decorato con ghirlande, bucrani e rosette. In cima al basamento si vede un'iscrizione che si ripeteva anche sui lati: 

C(aio) Poplicio Bibulo ead(ili) pl(ebis) honoris
virtutisque caussa Senatus
consulto populique iussu locus
monumento quo ipse postereique
eius inferrentur publice datus est 

Cioè: "A Caio Publicio Bibulo, edile della plebe, in riconoscimento del suo valore e dei suoi meriti, per decisione del Senato e del popolo è stato concesso a spese pubbliche un terreno per il sepolcro, perché egli e i suoi discendenti vi siano deposti".
Si tratta quindi di un sepolcro pubblico, caso rarissimo a Roma, concesso per i meriti a un personaggio del quale non si sono tramandate le imprese, tanto più che il titolo di edile è il minore spettante ai pubblici uffici, quindi i meriti devono essere stati notevoli e strettamente personali.  Qualcuno ha pensato e dedotto che anche l'essere stato seppellito nel pomerio fosse un privilegio accordato al personaggio, ma secondo altri studiosi però, poichè gli antichi romani non potevano essere sepolti all'interno delle mura e la tomba di Caio Publicio Bibulo sembra violare la regola, significa che il monumento è stato eretto in una zona ai piedi del Campidoglio che non era stata incluso nel pomerio, il confine sacro della città di Roma.

FOTOGRAFIA DEL 1880 DEL SEPOLCRO
Il fatto che, sempre nell'XI giornata, si nota che 
"A poca distanza del descritto sepolcro si trovano resti di altro sepolcro i quali si giudicano avere appartenuto a quello della famiglia Claudia, che per quanto indica Svetonio si stabilisce a piedi del Campidoglio" suffraga quest'ultima ipotesi, perchè il divieto di seppellire entro le mura era davvero inderogabile, come lo fu anche in seguito, tanto è vero che ingrandito il pomerio, le tombe si allontanarono sempre più dalla città, fino a doversi dislocare oltre le mura aureliane, lungo le vie consolari.

Durante il Medioevo il fronte del monumento venne a costituire la facciata di una casa, come testimoniano i disegni del XV secolo, che venne demolita però nei lavori per il Vittoriano.




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