VILLA DI MASSENZIO (Appia antica - Lazio)




CIRCO DI MASSENZIO

Massenzio, divenuto imperatore per acclamazione della guardia pretoriana, aveva riportato la capitale da Milano a Roma e qui si adoperò, nel corso del suo breve regno (306-312), in grandi opere pubbliche tra le quali la residenza imperiale, ovvero la Villa di Massenzio.

La Villa di Massenzio è il complesso monumentale che comprende il Mausoleo di Romolo, il Palazzo Imperiale e il Circo.

Massenzio raccolse, tra il 306 e il 312 d.c., in un unico complesso la sua residenza, un circo per i giochi, e il mausoleo di famiglia, che si godette però non a lungo, prima di essere definitivamente sconfitto da Costantino.

L'intero complesso fu realizzato in opus listatum, con alternanza di tufelli e mattoni.

IL MAUSOLEO DI ROMOLO

IL MAUSOLEO DI ROMOLO

I monumenti funerari erano presso i romani e non solo, un mezzo di rappresentazione del personaggio e del suo status, e in base a questa più o meno pronunciata celebrazione si distinguono quattro periodi:

I) In età repubblicana il senato consentiva i sepolcri monumentali solo se il defunto e le sue opere fossero estremamente degne.
II) Con il II sec. e  il I sec. a.c. i monumenti funerari entrano in competizione tra loro in ricchezza e bellezza, essendo in gara il prestigio delle varie gens o familiae.
III) Nel periodo augusteo e nel I sec. d.c.. svanì la competizione tra i membri dell'aristocrazia con tombe meno sontuose, ma in compenso si intensifica e migliora l'arredo delle tombe con significati personali e mitologici.
IV) Nella quarta fase, ovvero dal III al V sec., solo pochi membri della società si fanno costruire grandi mausolei che diventano simili a grandi sale per le feste nelle quali si rievocano con fasto i defunti.

Ovviamente il mausoleo di Romolo appartiene all'ultima tipologia.

IL MAUSOLEO (a sinistra) E PARTE DEL CIRCO (a destra)

Il mausoleo prende il nome dal figlio dell'imperatore Massenzio, morto nel 309 d.c. all’età di soli sette anni ed in seguito divinizzato, era stato concepito, secondo altri trasformato, in tomba dinastica per tutta la famiglia imperiale, visto il numero dei loculi che si trovano al suo interno.

Il mausoleo, un grandioso edificio a due piani in forma di tempio, doveva avere l’aspetto di un piccolo Pantheon: coperto da una cupola e preceduto da un colonnato, presentava al piano inferiore la cripta per i sarcofagi, costituita da un ambiente circolare che si snoda intorno ad un pilastro centrale, mentre al piano superiore, non più conservato, era la cella per il culto dell’imperatore divinizzato.

L'area in cui sorge è delimitata da un grande quadriportico in opera listata, con gli archi poggiati su pilastri adornate da semicolonne in laterizio, coperto da piccole volte a crociera. Oltre all'ingresso principale, sull'Appia antica si aprivano altre due porte, una in direzione del circo e una del palazzo.

Al centro del quadriportico e di fronte al Circo, sorge il mausoleo orientato sulla Via Appia, un edificio circolare di circa 33 m di diametro, preceduto da un pronao rettangolare con il fronte di sei colonne, sul quale nel XVIII sec. fu addossato un casale.

Non sono più visibili i blocchi di marmo del rivestimento, dei quali però restano alcuni frammenti sotto il piano di calpestio, mentre sono ben visibili i fori che sostenevano i travi di legno.



Come abbiamo detto il Mausoleo avrebbe dovuto essere simile al Pantheon, che era l'antica formula dei templi più antichi, con un corpo circolare e un pronao rettangolare e conseguente cupola.

Pertanto fu studiato dai più grandi architetti del passato, da Sebastiano Serlio a Raffaello al Palladio che vi si ispirò per costruire le sue celebri ville.

Entrando nel casale settecentesco ci si trova all'interno del pronao colonnato. Del mausoleo che era a due piani, resta solo il piano inferiore con la camera funeraria. Questa consiste di un ambiente circolare con al centro un enorme pilastro come usava nelle antiche tombe del IX VIII sec. a.c.

ESTERNO DEL MAUSOLEO
Qui però la tomba non è scavata nella roccia lasciando il pilastro scavato all'intorno, lasciando il sedile lungo la parete circolare per deporre i defunti e gli oggetti. 

Qui tutto è edificato e, nel muro perimetrale interno, anzichè avere il gradone dove si posero prima i corpi e più tardi i sarcofagi, si aprono delle nicchie, alternativamente rettangolari e semicircolari. 

I corpi dei defunti infatti si pongono all'interno delle nicchie nei sarcofagi.

Anche nel pilastro centrale, che si vede nella foto qui a lato, si aprono otto nicchie disposte secondo lo stesso schema.

La parte superiore del mausoleo è quasi del tutto scomparsa. Qui venne celebrato pubblicamente il figlio di Massenzio divenuto "Divo" dopo la sua morte. Il mito dell'Assunzione derivato dall'antichissimo mito di Smele. la Dea greca Luna, donna mortale e madre di Dioniso, riguarda la divinizzazione della donna assunta sull'Olimpo per entrare come Dea a far parte degli Dei.

INTERNO DEL MAUSOLEO
L'evento dell'assunzione venne poi trasferito a re e imperatori, e per ultimo alla Vergine Maria, però con una variante. La Madre di Dio venne portata in cielo ma non diventò nè Dea nè divina, perchè la misoginia cattolica permise l'assunzione solo a metà.

Il sepolcro era, come ogni mausoleo, coperto da una grande cupola, probabilmente ritratto in un alcune monete coniate da Massenzio in onore del figlio divinizzato.

Di tutto questo resta una terrazza pavimentata in sampietrini moderni, perchè la iconoclastia cristiana tese a cancellare, demolire o spogliare ove possibile ogni monumento romano in quanto pagano e demoniaco.

Una specie di Damnazio Memoriae investì ogni monumento, pittura, documento, opera d'arte romana, si che quando nel XV si scoprì che i ricchi stranieri erano disposti a pagare molto le opere romane si procedè al disseppellimento dei pezzi dei capolavori.

Così i grandi artisti dell'epoca poterono finalmente capire quale lungo e magnifico periodo di storia e quale arte sublime fossero state cancellate con i romani.

COMPLESSO DELLA VILLA DI MASSENZIO


SEPOLCRO DEI SERVILII

Si attribuisce tradizionalmente ai Servili un edificio, a destinazione funeraria, databile tra la fine del I secolo a.c. e l’età augustea, di cui si conservano resti presso il lato meridionale del recinto del mausoleo di Romolo al III miglio della Via Appia dalla cui costruzione fu in parte leso.

IL SEPOLCRO DEI SERVILII
Non sappiamo a quale ramo della gens appartenessero. 

Alcuni Servili di un ramo più modesto vennero incinerati in un colombario rinvenuto nel 1881 presso villa Wolkonsky, alle pendici dell’Esquilino. Ma la diffusione della gens è così vasta che non consente di verificare i collegamenti tra i vari Servilii e la famiglia principale.

Il cosiddetto sepolcro dei Servilii poggia sull lato sud-est del recinto della Tomba di Romolo che, nonostante risalisse al periodo augusteo, non venne demolito in quanto evidentemente i Servilii vantarono sempre un posto importante a Roma. Per incongruenza cronologica però non può essere confuso con il sepolcro dei Servilli menzionato dal Cicerone nelle Tuscolanae disputationes,

Il sepolcro è costituito da un basamento quadrato in calcestruzzo sormontato da un tamburo a nicchie, al cui interno la camera funeraria, sufficientemente ben conservata, è decorata da stucchi.

IL PALAZZO IMPERIALE


IL PALAZZO IMPERIALE

In posizione dominante sull'Appia, la Villa di Massenzio, detta anche palazzo imperiale di Massenzio, era stata una proprietà privata prima di essere annessa al patrimonio imperiale, apparteneva infatti in origine, tra l'altro, alla celebre villa di Erode Attico. 

RICOSTRUZIONE DEL PALAZZO
Ma mentre gli edifici del Triopio di Erode Attico erano sparsi nella campagna, Massenzio progettò invece un complesso unitario che comprendeva il palazzo, il circo e il mausoleo, strumenti del suo potere e del suo divertimento, nonchè della sacralità della figura dell’imperatore.

Dei tre edifici che compongono la villa imperiale, il palazzo è quello meno conservato. Era collocato su una collinetta fornita di un terrazzamento sostenuto da un criptoportico.

Da questa sommità si godeva la vista del circo, posto invece un leggero affossamento naturale, nonché la tomba della famiglia imperiale con l'ingresso rivolto verso l'Appia, la via dei sepolcreti.

Dell'edificio imperiale restano in piedi solo le parti absidali di tre grandi ambienti. Di questi il centrale è identificato come tempio di Venere e Cupido, la sala più importante dell'edificio in quanto "aula palatina" ovvero sala delle udienze imperiali.

Quest'aula era preceduta da un atrio che a sua volta comunicava con un porticato lungo circa 200 m e coperto di affreschi, che permetteva all'imperatore di passare direttamente dall'abitazione al palco imperiale del circo.

ABSIDE AULA PALATINA
Il palazzo, come abbiamo detto, si imposta su resti di edifici precedenti che subirono diversi rimaneggiamenti dall'originale a cominciare dagli Annii nel I sec a.c. fino all'insediamento dell'imperatore agli inizi del IV sec. d.c.

La villa originaria dotata di ampio criptoportico risale al I sec. a.c., mentre sono di età Giulio-Claudia i due ninfei in opera reticolata che si affacciano sulla via Appia. Nel punto più alto della collina una grande cisterna forniva l'acqua agli abitanti del complesso.

Nel II sec d.c. Erode Attico, proprietario dell'area, ristrutturando la villa, fece edificare i due gruppi di ambienti  visibili ai lati della più tarda "aula palatina" e il complesso termale, di cui rimangono ancora oggi visibili tre vasche rivestite di marmo. 

La quarta fase edilizia è quella di Massenzio che trasformò la villa in Palazzo imperiale, con l'aggiunta di grandi ambienti prestigiosi e rappresentativi in opera listata. A tutto ciò aggiunse anche il Mausoleo e il circo.

RICOSTRUZIONE DEL CIRCO

IL CIRCO

Tutto lascia supporre che questo imperatore non amasse i fasti della corte romana, per cui come diversi altri imperatori, preferì isolarsi fuori dell'Urbe, circondandosi però di tutti gli agi dovuti al suo status. Non poteva pertanto mancare il circo dove venivano organizzati gli spettacoli per la famiglia imperiale e la corte che qui abitava, o almeno così si credeva.

Il circo di Massenzio, o circo di Romolo e, durante il medioevo, erratamente creduto il circo di Caracalla, fu fatto edificare intorno al 311 dall'imperatore Massenzio (278 - 312), all'interno di un grande complesso che egli fece edificare al III miglio della via Appia, che ospitava la villa di Massenzio e il mausoleo del figlio Valerio Romolo.

Esso costituisce un'unità strutturale con il palazzo e con il mausoleo, insieme ai quali fu concepito e realizzato in opera listata, con alternanza di tufelli e mattoni. Il circo, in parte ben conservato, ha notevoli dimensioni, essendo lungo 513 m e largo m 91, quindi non solo riservato alla famiglia imperiale e agli amici, per cui è inesatto sostenere, come alcuni affermano, che potesse ospitare solo 10.000 spettatori. Il Circo Massimo, il più grande circo di tutti i tempi, misurava m 600 x 140 e ospitava 250.000 spettatori.

LE TORRI DEL CIRCO

Per edificare il circo venne colmata una depressione che più o meno aveva la forma di un ippodromo. Per questo riempimento venne sbancata la collina della Caffarella dove è conservata ancora oggi una grande cisterna, che in origine doveva essere sotterranea, e che venne rinforzata con un bordo in blocchi di tufo. Le gradinate celano, nel nucleo cementizio delle volte di sostegno, delle anfore di terracotta che servivano ad alleggerire la struttura.

La spina, asse centrale del circo, era lunga 296 m ed aveva ai suoi estremi due metae semicircolari, Al centro del circo, con una raffinatezza unica, si collocavano dieci vasche per abbeverare i cavalli e rinfrescare gli equipaggi durante la gara, che si susseguivano costituendo un canale (euripus), intramezzate da due edicole su colonne che sostenevano le sette uova e i sette defini, destinati ad indicare, a seconda della posizione alzata o abbassata, i giri di pista da compiere. 


LA PORTA DEI CARRI
Noi pensiamo che le vasche servissero non solo per abbeverare i cavalli ma soprattutto per l'innaffiamento del campo, altrimenti la polvere sollevata dai cavalli rovinava la visuale oltre ad infastidire gli spettatori.

Dell’impianto si conservano le due torri che si ergevano ai lati dei dodici stalli (o carceres) da cui partivano i cavalli. Esse erano di pianta quadrata, con il lato verso la facciata curvo. Altri due ingressi per gli spettatori si aprivano tra le torri e le gradinate, e un altro lungo il lato sud, di fronte alla tribuna dell'imperatore.

Dal lato ovest si vedono infatti i 12 box di partenza (carceres), al centro dei quali è la grande porta d'ingresso dei carri, ora quasi distrutta, ma originariamente coperta ad arco. Dell'ingresso principale resta l'arco che ancora oggi si apre nel lato curvo vicino alla Caffarella, certamente non transitabile dai carri, perché preceduto da una gradinata.

Qui furono scoperti nel 1825 i frammenti con la dedica a Romolo, figlio di Massenzio, che consentirono di identificare il complesso. La tribuna destinata all'imperatore e alla sua famiglia (pulvinar) sorgeva infatti sul lato nord-est del circo, dove un lungo porticato lo collegava al palazzo imperiale. Del circo si conservano pure le gradinate rivestite di marmi e travertino, e la spina, intorno alla quale i carri compivano i sette giri della corsa.

SCORCIO ATTRAVERSO L'INGRESSO DEL CIRCO


Dalla porta posta al centro del lato corto, partiva la processione di carri, in pratica l’anteprima delle gare vere e proprie, con atleti, danzatori e acrobati, con in testa il magistrato che aveva offerto i giochi.
La tribuna imperiale, situata nel lato settentrionale, era collegata al palazzo attraverso un corridoio porticato che permetteva all’imperatore di assistere ai giochi del circo senza uscire dalla sua residenza.

Nell'ambito del circo furono rinvenute diverse statue tra cui quella erma fallica di Demostene che è rappresentata più in basso, ma pure statue delle divinità protettrici, e innanzi tutto quella della Magna Mater, visto che gli spettacoli erano anche cerimonie religiose.

L'INGRESSO DEL CIRCO
Alle estremità del circo si innalzano due torri, di pianta quadrata, con il lato verso la facciata curvo (ricordano un po' porta S. Sebastiano). Due ulteriori ingressi per gli spettatori si aprivano anche tra le torri e le gradinate, e un altro lungo il lato sud, di fronte alla tribuna dell'imperatore.

Il centro del circo era ornato dall'obelisco di Domiziano, simbolo del Sole (nella simbologia egizia l'obelisco era il raggio di Sole solidificato), ed elemento chiave di una complessa rappresentazione che vedeva nei carri che correvano intorno alla spina una celebrazione del cosmo.

Proprio questo obelisco nel 1651 fu recuperato dal Bernini e sistemato sulla fontana dei fiumi al centro di piazza Navona. Nonostante l'assenza dell'obelisco, il circo di Massenzio è il miglior esempio di circo romano a noi giunto dall'antichità.

Gli spettatori poi si suddividevano in fazioni, a seconda della squadra per cui facevano il tifo; c'era la squadra bianca, la rossa, la verde e l'azzurra (Albata, Russata, Pràsina e Vèneta). Dai box il magistrato addetto alla corsa dava il via lasciando cadere la "mappula"; la corsa era un appuntamento importantissimo perché fulcro della politica di consenso imperiale, quella che Giovenale definiva con "panem et circenses" in quanto si basava sull'elargizione gratuita di grano al popolo e su grandi spettacoli di massa.

Probabilmente il circo non è stato addirittura mai usato, poichè negli scavi non si sono trovate tracce della sabbia che avrebbe dovuto coprire la pista. Inoltre dei nuclei di cappellaccio sul suolo avrebbero reso impossibile la corsa. Evidentemente la morte prematura dell'imperatore, avvenuta nel 312 d.c. ad opera di Costantino nella battaglia di ponte Milvio, provocò l'abbandono della villa.

0 comment:

Posta un commento

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero