CICONIAE NIXAE





UN PUNTO DI RIFERIMENTO

Il 15 del mese si celebrava l’ "October Equus". Durante la cerimonia un cavallo veniva sacrificato in un punto del Campo Marzio detto "Ciconiae Nixae", ossia le "cicogne poggiate" oppure le "cicogne appollaiate".  Il calendario di Filocalo osserva che il cavallo prende posto al nixae, un oscuro punto di riferimento, più probabilmente uno altare ad est del Trigarium, forse un altare di Nixi, o del ciconiae nixae.

La vittima sacrificale era l’equino posto a destra della biga vincente in una gara di corsa, cui seguiva una competizione fra gli abitanti della Subura e quelli della Via Sacra per ottenerne la testa.
Se a vincere fossero stati gli abitanti della Subura, la testa sarebbe stata appesa sulla torre Mamilia, fossero stati invece a vincere gli abitanti della Via Sacra avrebbero appeso la testa a una parete della Regia. La coda dell’equino veniva consegnata alle Vestali, che avevano il compito di raccoglierne il sangue, per poi usarlo nelle cerimonie purificatorie di aprile. Questo il rito, ma sul luogo preciso vi sono dubbi..

Le Ciconiae Nixae sono menzionate solo nel catalogo Regionari nella Regione IX proprio in questa forma, mentre sono indicate come Nixas dC nel calendario di Filocalo, e, come Ciconiis de sue (a. 354 id ad ottobre CIL I 2 P332.)  in una iscrizione (CIL VI 31931 = 0,1785).

Si suppone che con questo nome venisse designato un determinato quartiere, probabilmente una piazza aperta, sulla riva del Tevere, in cui c'era una statua, o forse un rilievo su uno degli edifici circostanti, di due o più cicogne con zampe incrociate. Probabilmente era un po 'a sud del Mausoleo Augusti, nei pressi della Piazza Nicosia attuale, e sembra essere stato un approdo per il vino imbarcato (CP 1908, 70-71).

Un gruppo di tre statue in ginocchio (Nixi pl. nixae) o in piedi, stavano davanti al tempio di Minerva sul Campidoglio. Questo gruppo era stato portato a Roma da Manio Acilio Glabrione tra il bottino sequestrato ad Antioco il Grande dopo la sua sconfitta alle Termopili nel 191 ac, o forse dal saccheggio di Corinto nel 146.



DUE PUNTI DI RIFERIMENTO

Il Nixae Ciconiae era un punto di riferimento, o più probabilmente due distinti punti di riferimento, nel Campo Marzio di Roma antica. In un nuovo dizionario topografico della Roma antica, Lawrence Richardson riguarda un solo sito chiamato Ciconiae Nixae come "ipotetico", facendo notare che il soggetto "è stato a lungo dibattuto dai topografi ".

Le due parole peraltro sono giustapposte nei Cataloghi Regionari  e si trovano nella Regione IX vicino al fiume Tevere. Nel calendario di Filocalus del IV sec. si cita vagamente che il cavallo di ottobre annunci il successo "ad nixas", cioè presso il "Nixae ", suggerendo che le "Ciconiae regionaries"  dovrebbero essere prese come voce separata. Secondo qualche iscrizione infatti la Ciconiae era un altro punto di riferimento che riguardava le spedizioni di vino sul Tevere.

Tuttavia a Bisanzio tre cicogne in pietra, posizionate a faccia o intersecantesi tra loro, formavano uno dei talismani a protezione della città. Esichio dice che Apollonio di Tiana li aveva installati per spaventare le cicogne reali, incolpate di aver avvelenato l'approvvigionamento di acqua facendo cadere serpenti velenosi nelle cisterne.

La assurda leggenda nascondeva sicuramente un mito più antico, quello della Dea Cicogna o delle tre Dee Cicogne, portatrici di nascite e Nixae erano dette appunto le Dee della nascita, da cui la leggenda che i bambini li portino le cicogne. Nella antica religione romana inoltre, la Nixi di (o Nixi DII), anche nixae, significavano la nascita della divinità. Tanto potere avevano ancora le tre cicogne che al tempo di Esichio ancora erano in auge.

Nixi, anche di Nixi, DII Nixi o nixae, erano le antichissime Dee del parto, chiamate al momento di proteggere le donne in travaglio. Esse venivano rappresentate in ginocchio o accovacciate, le più comuni posizioni del parto nell'antichità. Varrone (I sec. ac) ha detto che enixae era il termine per le donne in travaglio provocato dalle Nixae, che supervisionano le pratiche religiose del parto.

Nella iconografia del mito greco del resto, la posa in ginocchio si trova anche in rappresentazioni di Leto (Latona romana) dando alla luce Apollo e Artemide ( Diana ), e di Auge che dà alla luce Telefo, figlio di Eracle.



LE NIXAE CICONIAE SUL TEVERE

Per tutto questo il riferimento unico sembra più convincente, tanto più che connesso al tempio del Sol sull'Aventino c'era un portico (Hist. agosto Aur 35,3.) in cui sono stati memorizzati i dati Procura vina (ib. 48,4: in porticibus templi Solis vina Procura ponuntur), cioè il vino che era stato portato dal Nixae Ciconiae ( CIL VI.1785 = 31.931;.. cf Porticus Gordiani). Diversi grandi magazzini vicino all'isola del Tevere accoglievano infatti una vasta riserva di vino.

Il Nixae Ciconiae si troverebbero dunque nel Campus superiore al di sopra l'ansa del fiume. Le banchine qui offrivano prodotti agricoli sfusi, grano e gli animali per il Forum Suarium nelle vicinanze. I suoi limiti erano costituiti dall'altare di Dite e Proserpina (rinvenuto presso la Chiesa Nuova nel 1888) e il corso del fiume. Per la presenza di fonti calde fu considerato un luogo collegato agli Inferi e fu legato al culto di Dite e di Proserpina.


L'altare della Nixae, entro il Tarento o Terento nella zona generale del Campo Marzio, è stato il luogo del sacrificio annuale del cavallo ottobre, ed era una parte del Campo Marzio, alla sua estremità occidentale, vicino al fiume Tevere. L'altare era probabilmente sotterraneo, come era l'altare vicina Dis Pater e Proserpina.Il Tarentum ha dato il nome ai giochi rituali che vi si trovavano ( ludi tarentini) che sono diventati i Giochi Saecular.

Una lunga iscrizione segna in occasione di questi giochi sotto Augusto nel 17 a.c. e rileva un sacrificio notturna effettuata per il Ilithyis, Eileithyiai , le controparti greche del Nixae come dee di nascita. La frase nuptae Genibus nixae (" spose lavoratrici in ginocchio ") compare due volte in questa invocazione. L'atteggiamento di devozione o riverenza espressa da Genibus nixae o genu Nixa, che potrebbe anche essere tradotto come "in ginocchio", è ricorrente nei testi latini e le iscrizioni.


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