QUARTIERE IMPERIALE SCOPERTO A ROMA






VIA DEL TRITONE, DAL CANTIERE SPUNTA UN QUARTIERE IMPERIALE

Durante i lavori per realizzare un nuovo grande magazzino riaffiorano una domus, terme e strade.

Nel cantiere dove sorgerà il futuro palazzo de La Rinascente, stanno riaffiorando straordinari reperti antichi: non solo le strutture originali dell’Acquedotto Vergine, ma anche un intero quartiere della Roma imperiale.

È qui che è stata scoperchiata una sequenza di «insulae» (i condomini, su più piani, dell’antica Roma) separate da tratti di strada. Ancora, una «domus» riccamente decorata e un vasto impianto termale. A caratterizzarli, splendidi pavimenti in «opus sectile», decorati cioè con intarsi di marmi dei più variegati colori, che orchestrano disegni geometrici, accanto a mosaici di tessere bianche e nere che compongono fasce dai motivi vegetali.



LE INDAGINI

L’intera area di cantiere, dove sorgerà il futuro palazzo de La Rinascente, si estende per circa 4000 metri quadrati, tra via del Tritone e via Due Macelli. Ed è in questo sito che nel 2011 sono partite le indagini archeologiche della Soprintendenza, prima sotto la guida dell’archeologo Roberto Egidi, poi ereditate dalla Filippi. Il primo gioiello ad essere riportato alla luce è stato l’Acquedotto Vergine, l’unico ancora funzionante dopo duemila anni, anche «solo» per alimentare le grandi fontane del centro, prima fra tutte la Fontana di Trevi.



LA VALORIZZAZIONE

E' allo studio il progetto di valorizzazione dell'«Aqua Virgo» all'interno dell'edificio, che sarà restaurato e reso visibile al pubblico. «Il bellissimo prospetto delle arcate in blocchi quadrati di tufo col marcapiano in travertino sarà musealizzato nel piano interrato del nuovo edificio», racconta Roberto Egidi. Quello della Rinascente sarà un nuovo affaccio sull’Acquedotto Vergine.

Ma non finisce qui. «L'area finora indagata ha restituito numerosi ambienti in opera laterizia di epoca imperiale, adibiti probabilmente in un primo momento ad ”insulae” abitative divise da due tracciati stradali». E gli antichi basoli riaffiorati evocano il sistema degli assi stradali. «All'interno di parte di questi ambienti si impianta una ricca domus decorata da pavimentazioni marmoree e mosaici». E le decorazioni davvero catturano l’attenzione degli studiosi, per via dell’elaborata scacchiera di marmi policromi che compongono variegate forme geometriche.

 «Un'altra area è occupata da un impianto termale, tuttora in corso di scavo», aggiunge la Filippi «ci vorrà ancora qualche mese per verificare la consistenza archeologica nel sottosuolo e completare le indagini». Un tesoro che potrebbe far slittare di qualche mese i tempi presunti di conclusione dei lavori del palazzo che, come indica il cartello del cantiere, sono previsti per il 21 dicembre del 2014. Comunque, da prassi nelle procedure di archeologia urbana «i risultati saranno valutati in relazione al progetto».




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