SCOPERTO NEL LAZIO NUOVO SITO ARCHEOLOGICO





LAZIO NEWS 24 (4 settembre 2013)

Che il nostro paese sia pieno di tesori sommersi lo sanno in tanti, ma avere la conferma di trovarsene di fronte uno, e riuscire a preservarlo dai predoni è sicuramente una grande soddisfazione.

Quella che sicuramente hanno provato gli agenti della Guardia di Finanza di Roma che con il loro intervento hanno ha sventato il saccheggio, da parte dei tristemente noti “tombaroli”, di un intero sito archeologico totalmente sconosciuto alla Soprintendenza dei beni archeologici del Lazio nella zona di Lanuvio, ai Castelli Romani.

La vasta area portata alla luce, è collegata al vicino tempio di età romana dedicato al culto di Giunone Sospita .

Qui sono stati rinvenuti i non solo i resti di alcuni edifici, ma anche monete e 5 elementi architettonici in marmo e circa 24.000 frammenti di terracotta riconducibili al periodo romana “tardo repubblicano” ed “imperiale”.

Il posto era stato perfettamente attrezzato, con sofisticati componenti elettronici , quali metal detector e apparecchi ricetrasmittenti oltre che gli usuali attrezzi utilizzati per gli scavi.

L’intera area, un terreno agricolo di circa 17mila metri quadri, è stata sequestrata dalle Fiamme Gialle del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico del Nucleo Polizia Tributaria di Roma .

Sul sito sorgono diverse strutture murarie monumentali «in opus reticulatum ed incertum», riportate alla luce dai «tombaroli» durante gli scavi clandestini e subito messe in sicurezza dai militari. 

L’intera area è stata giudicata di grande interesse scientifico dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio non solo per l’importanza del sito in se e quanto già venuto alla luce ma anche per lo stato di conservazione e delle dimensioni e per la loro vicinanza all’importante tempio di Giunone Sospita.



TEMPIO GIUNONE SOSPITA

Alberto Galieti - Descrizione Artistica Archeologica - di Lanuvio.

“… Sull’alto del colle di S. Lorenzo, l’Arx della città antica, fu scoperto nel 1914, un tempio italico (n. 4 d. P.), di m. 24x20 in opera etrusca dai cui avanzi si nota che almeno tre ricostruzioni.

Era formato da una cella circondata da portico su tre lati, il in facciata aveva un a doppia fila di quattro colonne. 

Il tempio che dalla seconda metà del secolo VI a.c. restò aperto fino al IV d.c., come tutti i tempi del genere, mostrava, una estesa ed appariscente decorazione in terracotta policromata, i resti del quale sono in parte visibili nel locale museo. 

Non senza fondamento si è pensato ad identificarlo col tempio di Iuno Sispita, il quale nel I secolo dell’impero era ancora decorato delle pregevoli pitture murali dovute al liberto asiatico Marco Plauzio.”





LA REPUBBLICA (04 settembre 2013)

E' stata scoperta a Lanuvio, ai Castelli Romani, un'area archeologica fino ad ora sconosciuta alla Soprintendenza del Lazio. Accanto al tempio di età romana dedicato al culto di Giunone Sopita (la salvatrice) sono stati rinvenuti i resti di alcuni edifici, cinque elementi architettonici in marmo, più di 24mila frammenti di terracotta attribuibili all'età romana tardo-repubblicana e alcune monete.

E' stata la Guardia di finanza di Roma ad effettuare il ritrovamento, scoprendo accanto ai resti anche sofisticati componenti elettronici (metal detector, apparecchi ricetrasmittenti) ed utensili utilizzati per lo scavo clandestino e sventando così il saccheggio da parte dei cosiddetti tombaroli.

Nel corso dell'operazione - ribattezzata con il nome "Giunone"- le Fiamme Gialle del Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico del Nucleo Polizia Tributaria di Roma hanno anche sequestrato il fondo agricolo interessato dallo scavo, dell'estensione di circa 17 mila metri quadrati, sul quale insistono diverse strutture murarie monumentali "in opus reticulatum ed incertum", riportate alla luce dai "tombaroli" in corso di scavo e subito messe in sicurezza dai militari. 

All'interessante scoperta si è giunti in seguito agli accertamenti svolti nel corso di quattro distinte operazioni - dirette e coordinate dalle Procure
della Repubblica di Roma e di Velletri - che, nei mesi scorsi, avevano portato al sequestro di oltre 500 opere ed alla denuncia di cinque persone, tutte italiane.

La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio ha attribuito grande rilevanza scientifica al sito ed ai reperti sequestrati, sia per la loro importanza intrinseca, legata allo stato di conservazione ed alle dimensioni, sia per la loro vicinanza all'importante tempio di Giunone Sospita ed alla stipe votiva a questo collegata, rinvenuta dallo stesso Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico nel 2012.





CORRIERE DELLA SERA (4 settembre 2013)

LANUVIO, 24000 REPERTI ARCHEOLOGICI
SEQUESTRATI IN UNO SCAVO CLANDESTINO

I tombaroli, al «lavoro» con metal detector, avevano scoperto e iniziato a depredare una stazione votiva del II sec a.C. dedicata al culto di Giunone Sospita

ROMA - Scoperto a Lanuvio dalla Guardia di Finanza uno scavo archeologico clandestino, i tombaroli stavano per impossessarsi del ricco patrimonio di una «stazione votiva» con oltre 24 mila reperti di natura religiosa dedicati al culto di Giunone Sospita. 

L’area risalente al II secolo a.C. e attiva fino al II secolo dell’era volgare si trova all’interno di un terreno privato incolto, sequestrati 17 mila metri quadri comprendenti opere murarie romane, il materiale archeologico consistente in monete, oggetti di ceramica e piccole sculture in pietra e marmo destinato ad arricchire la dotazione del Museo delle Navi di Nemi diretto da Giuseppina Ghini.



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