IL VOLTO DI GIULIA, FIGLIA DI AUGUSTO






FIUMICINO, TORNA ALLA LUCE IL VOLTO DI GIULIA, LA FIGLIA DELL'IMPERATORE AUGUSTO
Il volto è leggermente inclinato verso sinistra ad evocare una posa aristocratica, il profilo è delicato con la linea perfetta del naso. Gli occhi hanno le palpebre a rilievo e le orecchie mostrano ancora piccoli fori per gli orecchini in metallo, forse oro o argento. 

Ma è la raffinata acconciatura a confermare l'origine imperiale della testa (nella foto) ritratto in marmo, databile all'età augustea, rinvenuta pochi giorni fa a Fiumicino, in località Aranova, in una monumentale villa romana riaffiorata a dicembre durante i lavori di scavo preventivi per un progetto edilizio.

Potrebbe essere Giulia maggiore, figlia di Augusto, l'unica naturale avuta dalla prima moglie Scribonia.

Ne è quasi sicura la Soprintendente per l'Etruria meridionale, Alfonsina Russo Tagliente, che ora sta studiando nei laboratori di restauro del Museo Etrusco di Villa Giulia il reperto scoperto dalla sua equipe di archeologi diretta da Daniela Rizzo.

"Lo stile dell'acconciatura richiama modelli di personaggi illustri della famiglia Giulio Claudia - racconta la Russo Tagliente - Sulla fronte due ciocche scendono in grandi onde morbide lungo le tempie, mentre sulla nuca i capelli appaiono in bande lisce divise da una riga in mezzo e raccolte in fitte trecce racchiuse in una crocchia bassa. Inoltre, una tenia, ossia un nastro a doppio giro intrecciato ai capelli, si annoda sul capo con un effetto diadema".

La testa, a grandezza naturale, era nascosta in una zolla di terra, ritrovata in un grande ambiente della villa che fungeva da magazzino di conservazione per il cibo. Della villa, infatti, databile tra I sec. a.c. e II d.c., è stata individuata tutta la "pars rustica", ossia gli ambienti domestici e di servizio. 

"La villa, che si doveva articolare a terrazze sulla collina, era monumentale - racconta l'archeologa Daniela Rizzo - i muri d'età repubblica hanno, infatti, poderosi blocchi di opera quadrata. E' la prima testimonianza di una residenza imperiale sul litorale". 

La scoperta sarà presentata in anteprima domani, a Villa Giulia, nel corso della tavola rotonda "I traffici illeciti e il patrimonio ritrovato: risultati e prospettive" promossa dalla Soprintendenza a conclusione della mostra "I predatori dell'Arte".



FUORI LE MURA


Tutto è partito dai lavori di scavo per un progetto edilizio. Dapprima è affiorata una villa monumentale romana. Poi nei giorni scorsi è stata rinvenuta una testa marmorea di donna, a grandezza naturale, ritrovata in quello che fungeva da magazzino per la conservazione del cibo.

Siamo ad Aranova, vicino Fiumicino. La Soprintendente per l’Etruria meridionale, Alfonsina Russo Tagliente, ne è quasi certa: quella testa è il ritratto di Giulia, figlia maggiore dell’Imperatore Augusto.

Lo dimostra l’acconciatura sofisticata, tipica dei personaggi illustri della famiglia Giulio-Claudia.

Ma ci sono anche altri indizi a conferma di questa tesi: l’inclinazione del volto che ricorda una posa aristocratica e i lobi delle orecchie forati per accogliere orecchini in oro o argento.

Sepolta sotto una zolla di terra, la testa è stata portata nei laboratori di restauro del Museo Etrusco di Villa Giulia, per poterne studiare dettagliatamente l’origine.

Una duplice scoperta quindi. Inizialmente la villa, prima testimonianza di una residenza imperiale sul litorale romano, databile tra il I sec. a.c. e il II dc., articolata in terrazze affacciate sulla collina.

Ne è stata rinvenuta tutta la parte rustica, ovvero quella adibita agli ambienti domestici e di servizio.

In seguito il volto in marmo che, se le intuizioni degli esperti verranno confermate, sarebbe la raffigurazione di una delle prime donne emancipate della storia, come la definisce Lorenzo Braccesi nel libro Giulia, la figlia di Augusto (Laterza).


Un personaggio enigmatico, carismatico oltre che scandaloso

Nata nel 39 a.C. da Augusto e la sua seconda moglie Scribonia, fin dall’inizio Giulia non ebbe vita facile, in quanto il padre desiderava fortemente un maschio. Tuttavia, per volere paterno ricevette una’ottima educazione e per forza di cose fu fin da giovanissima coinvolta nella carriera politica del padre. 

Tanto è vero che furono le ragioni di Stato ad influenzare e dirottare le sue scelte di vita: quando aveva appena due anni, Ottaviano la fidanzò con Marco Antonio Antillo, di anni dieci, figlio del triumviro con cui si era riappacificato nella pace di Brindisi due anni prima. 

GIULIA A VENTOTENE
Il matrimonio non fu mai celebrato perché i due triumviri ripresero presto le ostilità, che sarebbero culminate con la battaglia di Azio nel 31 e la sconfitta definitiva di Antonio e Cleopatra. 

A quattordici anni Giulia andò in sposa a suo cugino Marco Claudio Marcello, figlio di zia Ottavia e del suo primo marito, che però morì poco dopo. 

Augusto non perse tempo e diede presto in sposa la figlia al suo generalissimo Marco Vipsanio Agrippa, il vincitore di Azio, maggiore di lei di venticinque anni. 

La giovane a quel punto cominciò a ribellarsi: frequentava circoli letterari alla moda, vestiva in modo audace, si circondava di uno stuolo di corteggiatori ammirati, si abbandonava a numerose relazioni extra-coniugali, dando alla luce, nel frattempo, ben quattro figli. 

Quando rimase incinta la quinta volta, Agrippa morì e subito dopo la nascita dell’ultimo figlio, Augusto adottò e dichiarò suoi eredi i nipoti Gaio e Lucio, che entrarono a far parte della gens Iulia, e promise in sposa Giulia al suo fratellastro, Tiberio.

Altra unione infelice, che si esaurì con il divorzio.

Irritato dal comportamento della figlia, Augusto scrisse una lettera al Senato per denunciare le sue reiterate violazioni della lex de adulteriis. 
Ma sotto c’era ben altro: insieme al suo amante di sempre Iullo Antonio, Giulia partecipò alla congiura che doveva uccidere Augusto proprio il giorno del trentennale della battaglia di Azio. 

Scoperti, i congiurati furono arrestati, messi a morte, esiliati. Iullo Antonio costretto a suicidarsi; Giulia esiliata sull’isola di Pandateria (moderna Ventotene). 

Dopo cinque anni fu trasferita sulla terra ferma a Reggio Calabria. Nel frattempo le mire dinastiche del padre iniziarono a frantumarsi. 

Tiberio salì al potere e le confiscò tutto il suo patrimonio, costringendola a vivere in un solo ambiente angusto, dove alla fine morì nella miseria e nello squallore. Un tragico epilogo per una donna indomita che, contestando il padre, rifiutava contemporaneamente un intero sistema di valori. 

Eppure, malgrado questa triste fine, Giulia maggiore non fu mai dimenticata dal popolo che continuò a chiedere per lei, fino all’ultimo, la clemenza.

Grazie alla scoperta dei giorni passati, la storia contorta, quasi da romanzo, di questa brillante e anticonvenzionale giovane aristocratica, potrebbe acquisire un nuovo volto, aggiungendo un tassello ulteriore alla sua iconografia. Una ritrovamento che rappresenta anche un’importante testimonianza dell’immenso patrimonio culturale e artistico, sconosciuto ai più, conservato nel Comune di Fiumicino.

Di questo rinvenimento e di quello della villa romana dove la testa è stata recuperata se ne è parlato anche giovedì 24 gennaio nella Sala della Fortuna del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, dove si è svolta la tavola rotonda su “I traffici illeciti e il patrimonio ritrovato: risultati e prospettive”. Una conclusione riflessiva sulla mostra conclusasi il 15 dicembre scorso, dal nome “I predatori dell’Arte e il Patrimonio ritrovato. Le Storie del recupero”, inaugurata in occasione delle Giornate Europee del patrimonio 2012.




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