BASILICATA



METAPONTUM







STRABONE


Geografia VI.1.1-15

 "Dopo le foci del Sele si giunge in Lucania, e al tempio di Hera Argiva, fondato da Giasone, e nelle vicinanze, a meno di cinquanta stadi, a Posidonia. Quindi, navigando oltre il golfo seguente, si giunge a Leucosia, un'isola, molto prossima alla costa. L' isola prende il nome da una Sirena, che venne abbandonata qui sulla spiaggia quando le sirene, così raccconta il mito, si immersero nelle profondità del mare. Di fronte all'isola si trova quel promontorio che opposto a Sirenussae e con esso forma il golfo di Posidonia.

Doppiando questo promontorio si entra immediatamente in un altro golfo, ove si trovava una città che venne chiamata Hyele, dai focesi che la fondarono, e da altri Ele, dal nome di una sorgente, ma adesso è chiamata Elea. Questa è la citta natale di Parmenide e Zenone, i filosofi pitagorici. E' mia opinione che non solo per l'influenza di questi uomini, ma anche in tempi antecedenti la città sia stata ben governata, e fu a causa di questa buona amministrazione che il popolo non solo riusci a controllare i Lucani e i Posidoniati, ma anche a riportare vittorie, sebbene fossero inferiori a loro sia per estensione del territrio che come popolazione.

In qualche misura, essi erano costretti, a causa della povertà dei loro terreni, a lavorare soprattutto in mare, e ad impiantare stabilimenti per la salagione del pesce, ed altre attività simili. Secondo Antioco, dopo la presa di Focea ad opera di Harpagus, il generale di Ciro, tutti i Focei che poterono farlo, si imbarcarono cole le loro famiglie sui loro navigli leggeri e, sotto la guida di Creontiade, navigarono prima verso Cyrno [Corsica] e Massalia [Marsiglia], ma quando vennero scacciati da questi luoghi fondarono Elea.

Alcuni, comunque, dicono che la citta prese nome dal fiume Elees [Salso]. Si trova a circa 200 stadi da Posidonia. Dopo Elea viene il promontorio di Palinuro. A largo di Elea vi sono due isole, le Enotriadi che sono punti d'approdo.

Dopo Palinuro viene Pyxus - un capo, un porto [Policastro] e un fiume [Bussento] che hanno lo stesso nome. Pyxus era stata popolata con nuovi coloni da Micythus, il governante di Messina in Sicilia, ma quasi tutti i coloni ri reimbarcarono presto per altri lidi. Dopo Pyxus viene un'altro golfo, e poi Laus, un fiume e una città; che è l'ultima delle città Lucane, sita a breve distanza dalla costa, è una colonia dei Sibariti, e dista da Elea 400 stadi.

L'intero percorso lungo la costa della lucania è 650 stadi. nei pressi di Laos si trova il tempio dell'eroe Draco [Draconte], uno dei compagni di Odisseo, su cui venne dato agli italioti il seguente oracolo: "Un giorno molta gente perirà nei pressi del Draconte di Lao".

E l'oracolo si avverò, poichè, fuorviati dall'oracolo, le genti che guerreggiavano contro Laos, cioè, i greci d'Italia, furono annientati per mano dei Lucani. Questi, quindi, sono i luoghi della costa tirrenica che appartengono ai Lucani. Così come per l'altro mare, essi non poterono giungervi prima; infatti era sotto il controllo dei Greci che tenevano il golfo di Taranto.

Prima che arrivassero i greci, comunque, i Lucani ancora non erano giunti nell'area, e le regioni erano occupate dai Coni e dagli Enotri. Ma in seguito i Sanniti accrebbero la loro potenza e scacciarono i Coni e gli Enotri, questa regione venne occupata delle tribu Lucane, allo stesso tempo i greci aumentavano la loro presenza su entrambe le coste fino allo stretto, i Greci e i barbari si fecero la guerra per molto tempo.

Prima i Tiranni della Sicilia e poi i Cartaginesi, che erano in guerra con i romani per il possesso prima della Sicilia e poi dell'Italia stessa, ridussero a malpartito tutti questi popoli, ma in questo li precedettoro i Greci. Questi fin dai tempi della guerra di Troia, avevano sottratto ampi territori ai primi abitanti, ed avevano notevolmente accresciuto la loro potenza tanto da chiamare questa parte d'Italia, insieme alla Sicilia, Magna Grecia.

Ma oggi tutte le parti di essa, eccetto Taranto Reggio e Napoli sono divenute completamente barbarizzate, e sono occupate in parte dei Lucani e dai Bruzi e in parte dai Campani - cioè nominalmente dai campani ma in realtà sono controllate dai Romani, poiche i Campani stessi sono diventati Romani.

Comunque chi si occupa della grografia della terra deve necessariamente parlare, non solo dei fatti del presente, ma anche a volte dei fatti del passato, soprattutto quando rivestono una certa rilevanza. Fin qui si è parlato dei Lucani dei territori sulle coste del Mar Tirreno, mentre quelli che controllano l'interno sono le genti che vivono sopra il golfo di Taranto.

Ma questi ultimi, i Bruzi, e gli stessi Sanniti (progenitori di questi popoli) sono oggi tanto decaduti che è difficile anche distinguere i loro singoli insediamenti, e il motivo è che non mantengono più alcuna organizzazione comune in nessuna delle singole tribù, e le loro peculiari differenze nel linguaggio, nell'armamento, nell'abbigliamento e nelle usanze, sono andate completamente perdute, e d'altra parte, i loro centri, considerati nell'insieme o in dettaglio, non rivestono alcuna importanza.

Conseguentemente, senza fare distinzioni fra loro, parlerò solo in generale ciò che ho appreso su questi popoli che vivono nell'interno, cioè i Lucani e quei Sanniti che sono i loro vicini più prossimi. Petelia è considerata metropoli dei Lucani, ed e ancora oggi piuttosto popolosa. Venne fondata da Filottete dopo che, in seguito ad una disputa politica, era stato esiliato da Melibea. E' in una posizione talmente forte che anche i sanniti la hanno ulteriormente fortificata contro i Turii.

Anche l' antica Crimisa, che si trova vicino nella regione, venne fondata da Filottete. Apollodoro, nel suo "catalogo delle navi", menzionando Filottete, dice che, secondo alcuni , quando egli arrivò nel territorio di Crotone, fondò un insediamento sul promontorio di Crimissa; e nell'entroterra poco distante fondò la città di Chone, da cui quelli che la abitavano vennero chiamati Coni, e che alcuni dei suoi compagni proseguirono sotto la guida del Troiano Egesto verso la regione di Erice in Sicilia ove fortificarono Esesta.

Nell'entroterra inoltre vi sono Grumento, Vertine, Calasarna e altri centri minori fino ad arrivare a Venusia, che una città importante; ma io penso che questa città e le altre che nominerò in seguito procedendo verso la Campania siano sannite. Un po' all'interno rispetto a Turi c'è la cosiddetta regione Turiana. I Lucani sono di stirpe Sannitica ma avendo battutto i Posidoniati e i loro alleati in guerra vennero in possesso delle loro città.

In tutti i periodi ordinari, ed è vero, il loro governo era democratico, ma nei periodi di guerra veniva scelto un re dai magistrati in carica. Adesso sono Romani. La costa che viene dopo la Lucania, fino allo stretto di Sicilia e per una distanza 1350 stadi è occupata dai Bretti. Secondo Antioco, nel suo trattato " sull' Italia", questo territorio che si chiamava Italia, prima si chiamava Enotria.

Ed egli assegna come suoi confini, sul mare Tirreno, lo stesso confine che io ho assegnato al paese dei Bruzi il fiume Lao e sul mare Siciliano (Jonio) Metaponto. Ma escludendo il territorio dei tarantini, confinante con Metaponto, che egli colloca fuori dall'Italia e chiama i suoi abitanti Japigi. Ed in un tempo più antico, secondo lui, si potevano chiamare Italiani ed Enotri solo quelle genti che vivevano in questo lato dell'istmo nel paese che giunge fino allo stretto di Sicilia.

Lo stesso istmo, largo 160 stadi, si trova fra due golfi l'Hipponiate (che Antioco chiama Nepetino) e lo Scylletico. Il percorso lungo la costa intorno al paese cmpreso fra l'istimo e lo stretto è 2000 stadi. Ma in seguito, egli dice, i nomi di Italia ed Enotria vennero ulteriormente estesi oltre il territorio di Metaponto e quello di Siri, fino a comprendere, i Choni, una tribù Enotria ben governata, il cui territorio venne chiamato Conia.

Antioco parla in maniera semplice ed arcaica, senza fare alcuna distinzione fra Lucani e Brettii. In primo luogo, la Lucania è situata fra la costa tirrenica e quella del Mar di Sicilia, sulla prima si estende fra i fiumi Sele e Lao, sulla seconda fra Metaponto e Turi; in secondo luogo, sul continente, dal territorio dei Sanniti fino all' istmo che si estende da Thurio a Cerilli (una città vicino a Lao) l'istimo largo 300 stadi.

Ma i Brettii sono situati al di la dei Lucani, e questa penisola include un'altra penisola che ha un istmo che si estende dal golfo di Scylletium fino al golfo Hipponiate. Il nome della tribù fu dato loro dai Lucani, infatti i lucani chiamano tutti i ribelli Brettii. I Brettii si ribellarono, così si dice, poiché prima essi pascevano gli armenti dei Lucani, e poi per l'indulgenza dei loro padroni, cominciarono ad agire come uomini liberi, quando Dione fece la sua spedizione contro Dioniosio, fece sollevare tutti questi popoli l'uno contro l'altro. Questo e quanto si puo dire in generale dei Lucani e dei Bretti.

La città dopo Lao che appartiene ai Brettii, si chiamava Temesa, sebbene oggi la chiamino Tempsa; venne fondata dagli Ausoni, ma in seguito fu colonizzata dagli Etoli guidati da Toante, ma gli Etoli vennero scacciati dai Brettii, che a loro volta soccombettero prima ad Annibale e poi ai romani. Vino a Temesa vi era un Heroon consacrato a Polite, uno dei compagni di Ulisse, circondato da olivi selvatici, che fu assassinato a tradimento dai barbari, e perciò divenne estremamente risentito contro il paese che, su consiglio di un'oracolo, gli abitanti del circondario si sottomisero all'usanza di offrirgli un tributo, e da ciò nacque il motto popolare nei contronti degli ingrati di cui si dice che "L'eroe di Temesa grava su di loro".

Ma quando i Locresi Epizefiri presero la città, si racconta che, il pugilatore Eutimo, si scontrò con lo spirito di Polite e dopo averlo battuto liberò Temesa dal tributo. Dicono che Omero ha menzionato Temesa, non Tamaso in Cipro, quando disse " a Temesa, alla ricerca del rame". Infatti miniere di Rame sono state viste nei dintorni, ma oggi sono state abandonate. Vicino Temesa c'è Terina, che fu distrutta da Annibale, poichè non poteva difenderla quando si era rifugiato nel Bruzio.

Quindi viene Consentia, la metropoli dei Brettii e poco al disopra la città di Pandosia, una potente fortezza, presso cui venne ucciso Alessandro il Molosso. Anche lui venne ingannato dall'oracolo di Dodona, che lo aveva avvertito di guardarsi da Acheronte e da Pandosia; poiche luoghi con questi nomi si trovano anche in Tesprozia, egli venne a cercare la sua fine qui nel Bruzio. La fortezza di Pandosia è sita su tre colline , e vicino le scorre il fiume Acheronte.

Vi fu anche un altro oracolo che trasse in inganno Alessandro il Molosso : " O Pandosia dalle 3 colline, un giorno ucciderai molta gente" perciò egli pensò che l'oracolo si riferisse alla distruzione dei nemici, e non della sua stessa gente. Si dice anche che Pandosia sia stata un tempo sede del Re degli Enotri. Dopo consentia viene Hipponio, fondazione dei Locresi, inseguito venne conquistata dai Brettii ma poi la presero i romani che mutarono il suo nome in Vibo Valentia.

Poiche tutta l'area circostante Hipponio e coperta da paraterie fiorite , la gente crede che Core venisse qui dalla Sicilia a raccogliere fiori, e che da ciò deriva l'usanza delle donne di Hipponio di raccogliere fiori ed intrecciarli in ghirlande per indossarle nei giorni di festa e si reputa disdicevole indossare ghirlande comprate. Hipponio ha anche un porto,che venne costruito molto tempo fa da Agatocle, il tiranno dei Sicelioti, quando conquistò la città.

Quindi si naviga verso il Porto di Ercole, che è la punta d'italia sullo stretto, dove si comincia a girare verso oriente. In questo viaggio si passa Medma, una città dei già nominati Locresi, che ha il nome di una grande sorgente e ha pure un porto nelle vicinanze chiamato Emporion.

Li vicino è il fiume Metauro e un punto d'approdo dallo stesso nome. Al largo di questa costa vi sono le isole Lipari, ad una distanza di circa 200 stadi dallo stretto. Secondo alcuni sono le isole di Eolo, di cui fa menzione il poeta nell'Odissea. Sono sette e sono tutte in vista sia della Sicilia che della costa presso Medma, ma di queste parleremo nella descrizione della Sicilia.

Dopo il fiume Metauro viene un'altro un secondo Metauro, poco dopo questo fiume viene il promontorio Scylleum, in posizione elevata, che forma una penisola con un piccolo istmo basso che offre approdo su entrambe i lati. Questo istmo venne fortificato da Anassilao, il tiranno di Reggio, contro i Tirreni, costruendovi una stazione navale, impedendo così ai pirati di attraversare lo stretto.

Nelle vicinanze si trova il promontorio Caenys, che dista da Medma 250 stadi, ed è l'ultima punta sullo stretto opposta al capo siciliano Peloro. Capo Peloro è uno dei 3 capi che fanno l'isola triangolare, ed è rivolto verso il levante estivo, così come il capo Caenys è rivolto verso ponente, cosicché i due promontorii appaiono in qualche modo contrapposti. Il tratto di mare fra il Caenys e il promontorio Poseidonio o "Colonna Reggina" e di circa 6 stadi, poco di più misura lo stesso stretto nel suo punto piu breve.

Dalla Colonna fino a Reggio la distanza è di 100 stadi, qui Lo strtto comincia ad allargarsi e si procede verso Est e verso il mare aperto che è chiamato Mare Siciliano.
Reggio fu fondata dai Calcidiesi che, si dice, dedicarono ad Apollo, un uomo ogni 10 calcidiesi a causa di una carestia, ma poi secondo un oracolo, emigrarono da Delphi e si vennero a stabilire qui, portando con loro anche altri dal loro paese.
Ma secondo Antioco i Calcidiesi vennero chiamati dagli Zanclei che diedero loro come ecista Antimnesto. A questa colonia appartenevano anche esuli Messeni del Peloponneso che erano stati battutti dalla fazione opposta. Questi uomini non vollero riparare l'offesa recata ai Lacedemoni per l'oltraggio delle vergini avvenuto a Limne, ove si erano recate per officiare un rito religioso, ed avevano anche ucciso coloro che erano intervenuti in loro aiuto.

Cosi gli esuli dopo essersi rifugiati a Mecistos, mandarono una delegazione all'oracolo del dio, lamentandosi con Apollo e Artemide di dover subire tale sventura per essere intervenuti a difendere la loro causa e chiedendo come potessero salvarsi dalla rovina. Apollo ordinò loro di andare con i Calcidiesi a Reggio e di onorare la sorella; essi infatti non erano stati maledetti, ma invece era stata loro offerta la salvezza, poichè non sarebbero periti insieme alla loro patria che a breve sarebbe stata distrutta dagli Spartani.

Essi obbedirono; e perciò i governanti dei Reggini fino ad Anassilao appartennero sempre alla stirpe dei Messeni. Secondo Antioco tutta questa regione era stata abitata da Siculi e Morgeti nell'antichità, che successivamente espulsi dagli Enotri, passarono in Sicilia. Secondo alcuni, Morgantium prese il nome dai Morgeti di Reggio.

La città di Reggio divenne poi molto potente ed ebbe molte dipendenze nelle sue vicinanze, ed è sempre stato un potente avamposto fortificato opposto all'isola, non solo nei tempi antichi ma anche ai nostri giorni, quando Sesto Pompeo indusse la Sicilia a ribellarsi. La città fu chiamata Reggio, secondo quanto riporta Eschilo, a causa della calamità che aveva colpito questa regione: infatti la Sicilia si staccò dal continente a causa di un violento terremoto, "da questo fatto appunto deriva il nome di Reggio. Come prova di ciò adducono i fenomeni che si verificano sull'Etna e in altre parti della Sicilia, come a Lipari e nelle isole vicine, e anche nelle isole Pithecusae e lungo tutta la costa adiacente, non è irragionevole supporre che tale catastrofe naturale abbia avuto luogo.

Attualmente la terra intorno allo stretto, si dice, non è spesso interessata da terremoti, perchè qui le fratture, attraverso cui si sollevano il fuoco e le masse incandescenti vengono eruttate, sono aperte; una volta però il fuoco e i vapori che erano costretti sotto terra, producevano violenti terremoti, poichè i passaggi verso la superficie erano ostruiti, e le terre che erano continumente in movimento, vennero lacerate ed il mare penetrò in entrambe i lati, sia qui che fra le altre isole di quella regione.

Infatti Procida e Pithecusa sono frammenti separatisi dal continente, ed anche Capri, Licosa le Sirene e le Enotridi. Poi vi sono isole che si sono sollevate dal mare, cosa che avviene anche oggi in molti luoghi; le isole che si trovano in alto mare e più probabile che siano ememrse dal fondo, mentre e più ragionevole supporre quelle che stanno al largo dei promontori e sono separate da brevi tratti di mare dal continente si siano distaccate da esso.

In ogni caso, sia che il nome di Reggio sia stato dato per la regione suddetta o piuttosto derivi dalla propria fama, per cui i Sanniti l'avrebbero denominata dalla parola latina che significa "città regale" (poichè gli antenati dei Sanniti godevano della cittadinanza romana e usavano prevalentemente la lingua latina), la questione è aperta ad ulteriori approfondimenti per svelare la verità. Comunque questa famosa città, che non solo aveva fondato molte colonie, ma aveva dato i natali a molti uomini illustri, sia nella politica che nella cultura, venne distrutta da Dionisio a causa del fatto che avendo egli chiesto in sposa un fanciulla, i Reggini gli avevano offerto la figlia di un boia.

Ma suo figlio ricostruì una parte della vecchia città e la chiamo Phoebia. All'epoca di Pirro la guarnigione dei Campani ruppe la tregua e massacrò la maggior parte degli abitanti e poco prima della guerra Marsica la città venne distrutta in buona parte da un terremoto.

Ma Cesare Augusto dopo aver scacciato Pompeo dalla Sicilia, vedendo che la città era scarsamente popolata, vi lasciò una parte degli uomini della sua armata come coloni, e la città venne ripopolata.

Quando si salpa da Reggio verso Est, a 50 stadi di distanza si giunge a capo Leucopetra (così detto per il suo colore) ove, si ritiene, termini l'Appennino. Quindi viene l' Heracleium, che è l'ultimo capo dell'Italia che si protende verso sud, poichè chi lo doppia naviga sospinto dal Libeccio fino al promontorio Japigio, poi la rotta inclina sempre più verso nord-ovest,in direzione del Golfo ionio. Dopo l' Eracleo viene un promontorio che appartiene a Locri, chiamato Zefireo, il suo porto è esposto ai venti occidentali, da cui il nome. poi viene la città di Locri Epizefiri, una colonia deo locresi che vivevano sul golfo di Crisa,che furono qui condotti da Evante, poco dopo la fondazione di Crotone e Siracusa.

Eforo erra nell'attribuire la colonia ai Locresi Opunzii. Comunque essi vissero solo 3 o 4 anni presso lo Zefirio , e poi si spostarono nell'attuale sito, con la cooperazione dei Siracusani. Presso il promontorio Zefirio vi è una fonte detta Locria, ove i Locresi posero il loro primo insediamento.

La distanza fra Reggio e Locri e di 600 stadi, la città sorge sul pendio di un colle chiamato Epopis.  Si crede che i Locresi Epizefiri siano stati i primi a darsi delle leggi scritte. dopo che ebbero vissuto sotto buone leggi per un lunghissimo tempo, Dionisio, che era stato esiliato dal territorio dei Siracusani, attuò contro di loro ogni genere di sopruso. Infatti si insinuava nelle camere nuziali delle promesse spose dopo che si erano abbigliate per il matrimonio e giaceva con loro prima del matrimonio, inoltre riuniva ai suoi festini le ragazze più belle in età da marito, e le costringeva a correrre a piedi nudi per afferrare dei piccioni che venivano lasciati liberi senza che fossero stati loro tarpate le ali, alle volte, per maggior pervesione, pretendeva che calzassero saldali disuguali (uno più alto, l'altro piu basso) e così inseguissero le colombe.

Ma comunque infine pagò a caro prezzo tutti i suoi soprusi quando ritornò in Sicilia per riprendere il potere. infatti i Locresi scacciata la guarnigione, si resero indipendenti, catturarono la moglie e le sue due figlie ed il più giovane dei suoi due figli (che era già adolescente) poichè l'altro maggiore, che si chiamava Apollocrate, stava combattendo col padre in Sicilia.
Sebbene lo stesso Dionisio e i suoi alleati Tarantini, facessero molte richieste ai locresi affinchè liberassero i prigionieri a qualunque condizione, essi ri rifiutarono di liberarli sopportando l'assedio e la devastazione del loro territorio. Ma questi riversarono tutta la loro indignazione sulle sue figlie, prima le fecero prostituire quindi le strangolarono e poi dopo averne bruciato i corpi ne gettarono le ceneri in mare. Eforo menzionando la legislazione scritta dei Locresi che fu fissata da Zeleuco trando norme dall'ordinamento dei Cretesi, degli spartani e degli Aeropagiti, dice che Zaleuco fu tra i primi ad introdurre la seguente innovazione - prima del suo tempo si lasciava ai giudici la scelta di determinare la pena per ciascun crimine, egli le definì nella stessa legge, poiche egli riteneva che non sempre le opinioni dei giudici erano sempre le stesse per lo stesso crimine, come dovrebbero in realtà essere.

Eforo continua lodando l'operato di Zaleuco per aver semplificato le normative sui contratti. E dice anche che i Thurii volendo col tempo mostrarsi più sottili dei Locresi sulla legislazione, divennero certamente più famosi, ma moralmente inferiori; infatti egli aggiunge, non hanno buone leggi coloro che prendono in considerazione tutti i possibili cavilli che gli accusatori di professione possano immaginare, ma coloro che rimangono fedeli ad alcuni semplici principi.

Lo stesso Platone osservò che li dove ci sono moltissime leggi ci sono anche molti processi e pratiche corrotte, cosi come ove vi sono molti medici è probabile che vi siano anche molte malattie. Il fiume Alice, che segna il confine fra i territorio Reggino e la Locride, scorre attraverso una profonda gola, e li accade un fatto particolare riguardante le cicale: mentre quelle sul lato Locrese cantano, le altre restano mute. La causa di ciò, si pensa, che essendo le seconde in un luogo ombreggiato abbiano le mebrane umide e non riescano a distenderle, le altre stando nella zona assolata avrebbero le membrane ben asciutte e simili al corno, cosicché sono atte ad emettere suoni. Un tempo era esposta a Locri la statua del citarista Eunomo con una cicala sulla cetra.

Timeo racconta che Eunomo e Aristone di Reggio si stavano sfidando nei giochi Pitici, Aristone pregava quelli di Delphi affinchè lo favorissero poichè i suoi antenati erano stati al servizio del Dio e che da Delphi erano poi partiti per andare a fondare la colonia in Italia, mentre Eunomo sosteneva che i reggini non avevano nemmeno il diritto di partecipare a tali gare poichè da loro nemmeno le cicale avevano la voce, che pure sono gli animali più forniti di voce, tuttavia Aristone ebbe il favore del pubblico ed aveva speranza di vincere, ma alla fine vinse Eunomo il quale innalzò in patria la summenzionata statua.

Infatti durante la tensone gli si ruppe una corda della cetra, allora una cicala venne a posarsi sullo strumento e ne sostituì il suono mancante. L'entroterra di queste città è occupato dai Brettii, qui si trovano la citta di Mamertium ela foresta della Sila che produce la migliore pece detta "Brettia", è ricca di legno e acque e si estend eper 700 stadi, dopo Locri viene il Sagra, un fiume che ha un nome femminile, sulle sue sponde vi sono gli altari dei Dioscuri, nei luoghi 10,000 Locresi e Reggini si scontrarono con 130,000 crotoniati riportando un'incredibile vittoria, da tale avvenimento si dice nasca il proverbio, riferito agli increduli : " Più vero del risultato della Sagra". ed alcuni aggiungono la leggenda che la notizia dell'accaduto fu annunciato nello stesso giorno ad Olympia ove si stavano svolgendo i giochi e che essa, diffusa tanto celermente, risultò vera.

Dicono anche che tale disfatta fu la ragione per la quale i Crotoniati non poterono perdurare più a lungo a causa del gran numero di caduti in battaglia. Dopo la Sagra viene la citta fondata dagli Achei, Caulonia, anticamente chiamata Aulonia, per la valle che si trova di fronte ad essa. comunque adesso è disabitata poiche i coloni vennero scacciati dai barbari che li spinsero in Sicilia dove forndarono una nuova Caulonia.

Quindi viene Scylletium, una colonia dgli Ateniesi che erano con Menesteo (adesso detto Scylacium). Sebbene la tennero i Crotoniati, Dionisio la incluse nei confini dei Locresi. Il Golfo Scylletico, che insieme al golfo Hipponiate forma il summenzionato Istmo, prende nome dalla città. Dionisio cominciò anche a costruire un muro attraverso l'istmo quando mosse guerra ai Lucani, col pretesto di voler proteggere i popoli all'interno dell'istmo dai barbari esterni, ma in realtà voleva rompere l'alleanza che le colonie greche avevano fra di loro, per poter governare a proprio piacere su quelli che erano dentro l'istmo, ma quelli che erano all'esterno intervennero decisamente impedendo il suo progetto.

Dopo Scylletium viene il territorio dei Crotoniati, e i tre promontori dei Japigi; e dopo questi, il Lacinium, un tempio di Hera, che una volta era ricco e pieno di offerte. circa le distanze via mare, gli scrittori non sono abbastanza chiari, eccetto che, in via generale, Polibio da la distanza dallo stretto al Lacinio in 2300 stadi, e quindi la distanza fino a capo japigia di 700, questo punto è chiamato la bocca del golfo Tarantino. Come per lo stesso golfo, la distanza intorno ad esso via mare è di lunghezza considerevole, 240 miglia come dice il Corografo, ma Artemidoro dice 380 poichè è un uomo ben informato, sebbene sottostimi la reale ampiezza dell'imboccatura del golfo.

Il golfo è esposto al levante invernale ed inizia a capo Lacinio, quindi doppiandolo, si giunge direttamente alle città Achee, che, tranne quella dei tarantini, non esistono più, ma a causa della loro fama sono ancora degne di essere ricordate. La prima città è Crotone,a 150 stadi dal lacino, e poi viene il fiume Esaro, un porto ed un'altro fiume, il Neto.

Si dice che il Neto debba il suo nome a ciò che li accadde: Alcuni Achei che si erano dispersi dalla flotta troiana giusero li e sbarcarono per esplorare la regione, e quando le donne troiane che viaggiavano con loro si diedero conto che le navi eravo senza uomini, diedero fuoco alle imbarcazioni, poiché esse erano stanche di viaggiare, così gli uomini furono costretti a rimanere colà, anche perché si erano resi conto di quanto fosse fertile quella terra.

E in breve parecchi altri gruppi, della stessa stirpe, vi giunsero e li imitarono, e quindi sorsero molti insediamenti, molti dei quali assunsero nomi dai troiani; e anche un fiume, il Neto, assunse la sua denominazione dall'evento summenzionato (l'incendio delle navi). Secondo Antioco, il dio ordinò agli Achei di fondare Crotone. Miscello partì per esplorare il luogo, ma quando vide che Sybari era già stata fondata presso il fiume omonimo, giudicò che fosse da preferire questa città; quindi tornò in patria per chiedere all'oracolo se non fosse meglio istallarsi in questa invece di fondare Crotone, e il dio gli rispose ( si tenga presente che Miscello era gobbo) : "'O Miscello dal dorso corto, cercando altro oltre ciò che ti è predestinato, vai incontro alla tua rovina, perciò accetta di buon grado ciò che ti è offerto!" e Miscello ritornò e fondò Crotone, in compagnia di Archia, il fondatore di Siracusa, il quale poco dopo riprese il viaggioper andare a fondare Siracusa.

Come dice Eforo nei tempi antichi gli Japigi abitavano la regione di Crotone. E la città ebbe fama di coltivare e l'arte della guerra e l'atletica; in una olimpiade accadde che i sette atleti che primeggiarono nello stadio su tutti gli altri fossero tutti e sette crotoniati, per cui sembra ragioenvole il detto : "l'ultimo dei crotoniati è il primo su tutti gli altri Greci", e ciò, si dice sia stata l'origine del proverbio "più salubre di Crotone", come se il luogo avesse qualcosa che favorisce la salute e la vigoria fisica, a giudicare dal numero dei suoi atleti.

Essa ha avuto un gran numero di vincitori Olimpici, sebbene poi non sopravvisse a lungo a causa della perdita di moltissimi uomini durante la battaglia del fiume Sagra. La sua fama si accrebbe per il gran numero dei suoi filosofi Pitagorici, e da Milone, che fu il più illustre dei suoi atleti, non che seguace di Pitagora, che trascorse un lungo periodo nella città. Si racconta che una volta, durante un banchetto a cui partecipavano i Pitagorici una colonna cominciò a cedere, allora Milone si sostitui ad essa permettendo ai presenti di mettersi in salvo riuscendo poi a salvarsi egli stesso.

Ma successivamente, è probabile che, l'eccessiva fiducia nei propri mezzi fu la causa della sua prematura morte, nel modo che alcuni raccontano: Mentre stava attraversando una fitta foresta, si allontanò molto dalla strada principale, trovandosi davanti un grosso tronco su cui erano piantati dei cunei, allora egli cercò di spezzare il tronco infilando mani e piedi nelle fenditure, ma la sua forza fu appena sufficiente a far cadere i cunei cosicchè le fessure si richiusero imprigionandolo come in una morsa, e cosi divenne cibo per le bestie selvatiche.

Dopo, ad una distanza di 200 stadi viene Sibari fondata dagli Achei e sita fra 2 fiumi, il Crati ed il Sibari. Venne fondata da Is di Elice. Nei primi tenpi era tanto florida che il suo dominio si estandeva su 4 popoli vicini e dominava sopra 25 città, nella campagna contro i Crotoniati schierò 300,000 uomini e le sue abitazioni si estendevano per un raggio di 50 stadi intorno al Crati.

Comunque, a causa della loro opulenza e insolenza essi vennero privati di tutto nel volgere di 70 giorni dai crotoniati, che dopo aver preso la città la sommerse deviando il corso del fiume. in seguito i sopravvissuti, davvero pochi, si riunirono e la riedificarono, ma col tempo vennero distrutti dagli Ateniesi e da altri greci che erano giunti lì per abitarvi, ma vennero sottomessi al pari di schiavi e la città venne trasferita in un sito vicino e chiamata Thurio, dal nome di una fonte.

Le acque del fiume Sybaris rendono i cavalli che vi si abbeverano ombrosi perciò tutti gli armenti ne vengono tenuti lontani, mentre quelle del Crati rendono i capelli delle persone biondi o bianchi, e a parte ciò, curano molti malanni. Successivamente i Turini prosperarono per un lungo tempo, fino a che non vennero sottomessi dai Lucani, e quando i Tarantini si sostituirono ai lucani essi chiesero l'aiuto dei Romani, e i Romani vi inviarono coloni per aumentare la loro popolazione che si era molto ridotta, e cambiarono il nome della città in Copia. 

Dopo Turio viene Lagaria, una fortezza fondata dal Focese Epeo, famosa per il suo vino Lagaritano, dolce e delicato tenuto in gran conto dai medici. Anche quello di Turio + uno dei vini più rinomati. Poi viene la città di Eraclea a breve distanza dal mare, e da due fiumi navigabili l' Aciris ed il Siris. Sul Siris vi era una città d'origine Troiana dallo stesso nome, ma in seguito quando i Tarantini stabilirono la colonia di Eraclea essa divenne il porto degli Eracleoti. Siris dista 25 stadi da Eraclea e 330 da Thurio. Gli scrittori adducono come prova dell'insediamento Troiano la presenza in quel luogo del simulacro ligneo di Athena Iliaca - che la leggenda dice che abbia chiuso gli occhi quando alcuni devoti supplici vennero catturati dagli Ioni che presero la città.

Questi Ioni erano giunti lì come coloni per sfuggire al dominio dei Lidi e presero con la forza la città che apparteneva ai Chonii e la chiamavano Polieum, e ancora oggi vi si può vedere il simulacro con gli occhi chiusi.
Già è difficile credere in questa favola che l'immagine abbia chiuso gli occhi per lo sdegno - come si racconta che accadde all'immagine a troia quando fu violata cassandra - ma che anche la si possa vedere quando li chiude. ma ancor più difficile credere che tutte queste immagini siano state portate da Troia, non solo quella di Siris ma anche a Roma, a Lavinio, e a Luceria Athena viene chiamata Iliaca, poiche si pensa che sia stata portata da Ilio.

Inoltre in così tanti luoghi si attribuisce alle donne Troiane l'atto eroico che per quanto sia possibile e difficile da credere. Alcuni sostengono che Siris e Sybaris Theuthtantos (sul Teuthras ?? Traente) vennero fondate dai Rodii. Secondo Antioco, quando i Tarantini erano in guerra con i Turini che erano guidati da Cleandrida, un esule di Sparta, per il possesso del territorio di Siris, giunsero ad un compromesso e la occuparono congiuntamente, ma la colonia venne attribuita a Taranto, ma successivamente la colonia venne spostata e venne chiamata Eraclea.

Viene quindi Metaponto che è a 140 stadi dalla stazione navale di Eraclea. Si dice sia stata fondata dai Pilii che tornavano da Troia con Nestore, e si racconta che la loro agricoltura divenne così prospera che poterono dedicare a Delphi una messe d'oro. Gli storici a prova della fondazione dei Pilii l'istituzione del sacrificio espiatorio ai Neleidi. la citta venne poi distrutta dai Sanniti.

Secondo Antioco, il luogo venne successivamente colonizzato da alcuni achei che erano stati chiamati dai Sibariti poichè era abbandonato; in realtà essi vennero chiamati a causa dell'odio che gli achei nutrivano nei confronti dei tarantini che li avevano caccaiti dalla Laconia e per inpedire che i loro odiati vicini occupassero quel luogo.

Quindi essendoci due città, delle quali Metaponto era più vicina a Taranto i nuovi arrivati furono convinti dai Sibariti ad occupare il sito di Metaponto e possedendo questo avrebbero anche Siris, mentre se avessero occupato la Siritide, avrebbero permesso l'inclusione del territorio di Metaponto a quello dei Tarantini, essendo quest'ultimo confinante col loro territorio.

Quando più tardi i Metapontini si scontrarono con i Tarantini e gli Enotri dell'interno si raggiunse un accordo per definire il confine fra la Japigia e l' Italia di allora. Qui viene localizzata la leggenda di Metaponto e quella della prigioniera Melanippe e di suo figlio Beoto. Secondo Antioco, la città di Metaponto si chiamava prima Metabon e solo inseguito il suo nome si modificò leggermente, ed inoltre che Melanippe non sia stata portata all'eroe Metabos ma a Dios, come è provato dal santuario dell'eroe Metabos, anche il poeta Asios, quando racconta di Beotodice che fu generato " dalla bella Melanippe nelle stanze di Dios" volendo dire che fu portata a Dios non a Metabos.

Ma come dice Eforo, il colonizzatore di Metaponto fu Daulio, tiranno di Crisa, nei pressi di Delfi. Un'altra storia racconta che che l' uomo che fu inviato dagli Achei a contribuire alla colonizzazione fosse Leucippo, e che avendo chiesto il permesso ai tarantini di sostare in quel luogo per la notte egli non lo restituì più, rispondendo alle loro proteste di giorno che lo aveva chiesto per la notte successiva e di notte che avesse diritto a passare lì anche il giorno successivo.

 Dopo vengono Taranto e la Japigia, ma prima di descrivere questi luoghi, in accordo col mio scopo originale, darò una descrizione generale delle isola che stanno di fronte all'Italia; giacché di volta in volta ho già menzionato le isole vicine alle diverse tribù, così adesso che ho attraversato l'Enotria dall'inizio alla fine, che gli antichi chiamavano Italia, è giusto che conservi lo stesso ordine nell'attraversare la Sicilia e le isole introno ad essa."




LA COLONIZZAZIONE

La prima colonizzazione greca in Basilicata avvenne con la costruzione di Siris, presso il fiume omonimo oggi detto Sinni, fine VIII sec. a.c., ad opera di profughi da Colofone, fuggiti in Occidente per scampare alla dominazione lidia.

Con la fondazione di Metaponto, del 630 a.c. da parte di coloni di stirpe achea, si estende la colonizzazione a tutta la costa ionica lucana. Molti insediamenti dell'VIII-VII sec. a.c., in Vallo di Diano e in Val d'Agri, con ricche e numerose necropoli.

Del VIII sec.a.c. è pure la necropoli di Colle dei Greci presso Latronico.

Sul Tirreno sorge il villaggio di Capo la Timpa, quelli sul colle Palecastro di Blanda Iulia  e di Tortora e un altro  identificabile con la città di Sirinos (Rivello).

Nella colonizzazione indigena della costa, gli Enotri sfruttarono la fondazione delle colonie greche sul Tirreno, in particolare Velia e Pyxous, per riavviare i loro commerci marittimi.

Di Blanda ne parla Plinio ne la sua Naturalis historia, nel III libro:
« Sul litorale Bruzio, la città di Blanda, il fiume Baletum, il porto Partenio Focenio e il golfo Vibonese »

Plinio colloca la città nel Bruzio, tra le terre degli Osci, ignorandone l'esatta collocazione.
Tolomeo, nella sua Geografia, pone la città di Blanda nell’interno della Lucania, nelle vicinanze di Potentia.


BLANDA IULIA
Tito Livio, parlando della guerra contro i Cartaginesi, elenca delle città espugnate dal console Quinto Fabio, tra cui Blanda:
« oppida vi capta Conpulteria, Telesia, Compsa inde, Fugifulae et Orbitanum ex Lucanis; Blanda et Apulorum Aecae oppugnatea »

Nel corso del VI sec a.c. ognuna delle due città aveva un territorio molto vasto che si estendevano nell'entroterra fino a Pisticci,  Bernalda e Montescaglioso, per Metaponto e fino a Pandosia e Montalbano Jonico, detta Siritide, per Siris.

Per Pandosia si narra che nel 330 a.c. il re epirota Alessandro il Molosso, venne sconfitto ed ucciso dai Lucani, sulle rive del fiume Acheronte (attuale Agri). Tito Livio:

« Trovandosi il re non molto discosto dalla città di Pandosia, vicino ai confini dei Bruzi e dei Lucani, si pose su tre monticelli alquanto, l'uno dall'altro divisi e lontani, per scorrere quindi in qual parte volesse delle terre dei nemici; aveva intorno a se per sua guardia un duecento lucani sbanditi, come persone fedelissime, ma di quella sorte di uomini, che hanno, come avviene, la fede insieme con la fortuna mutabile. 

Avendo le continue piogge, allagato tutto il piano, diviso l'esercito posto in tre parti, in guisa che l'una all'altra non poteva porgere aiuto, due di quelle bande poste sopra i colli, le quali erano senza la persona del re, furono oppresse e rotte dalla subita venuta ad assalto dei nemici, i quali poi tutti si volsero all'assedio del re, e mandarono alcuni messaggi ai lucani loro sbanditi, i quali avendo pattuito di essere restituiti alla patria, promisero di dar loro nelle mani il re vivo o morto. 

Ma egli con una compagnia di uomini scelti fece un'ardita impresa che urtando si mise a passare, combattendo, fra mezzo dei nemici; ed ammazzò il capitano dei lucani, che d'appresso lo aveva assaltato; ed avendo raccolto i suoi dalla fuga, tra essi ristretto, giunse al fiume, il quale mostrava qual fosse il cammino con le fresche riune del ponte, che la furia delle acque aveva menato via. 

Il qual fiume, passandolo la gente senza sapere il certo guado, un soldato stanco ed affamato, quasi rimbrottandolo e rimproverandogli il suo abominevole nome, disse: Dirittamente sei chiamato Acheronte. 

TOMBA SIRITIDE
La qual parola, posciaché pervenne alle orecchie del re, incontamente lo fece ricordare del suo destino, e stare alquando sospeso e dubbio, se si doveva mettere a passare. 

Allora, Sotimo, un ministro dei paggi del re, lo domandò che stesse a badare e l'ammonì che i lucani cercavano d'ingannarlo; i quali poiché il re vide da lungi venire alla sua volta, in uno stuolo trasse fuori la spada ed urtando il cavallo, si mise arditamente per mezzo del fiume per passare; è già uscito dalle profondità delle acque, era giunto nel guado sicuro, quando uno sbadito lucano lo passò dell'un canto all'altro con un dardo. 

Onde essendo caduto, fu poi trasportato il corpo esamine dalle onde, con la medesima asta insino alle poste dei nemici, ove ei fu crudelmente lacerato, perché tagliato pel mezzo, ne andarono una parte a Cosenza, e l'altra serbarono per straziarla; la quale mentre era percossa da sassi e dardi per scherno, una donna mescolandosi con la turba, che fuori di ogni modo della umana rabbia incrudeliva, pregò che alquanto si fermassero, e piangendo disse: 

Che aveva il marito ed i figliuoli nelle mani dei nemici e che sperava con quel corpo del re, così straziato come gli era, poterli ricomprare. 

Questa fu la fine dello strazio; e quel tanto che vi avanzò dei membri fu seppellito in Cosenza, per cura di una sola donna, e le ossa furono rimandate a Metaponto ai nemici. 

Quindi quindi poi riportate nell'Epiro a Cleopatra sua donna, e ad Olimpiade sua sorella; delle quali l'una fu madre e l'altra sorella di Alessandro Magno »



GLI SCAVI

Gli scavi condotti ad Alianello, Armento, Roccanova, Incoronata, Cozzo Presepe, Pisticci e Serra di Vaglio, mostrano la Lucania interna quale importante crocevia di popoli e culture diversi.

Altro nodo importante era costituito dall'area del Melfese che, grazie al fiume Ofanto, incrociava importanti itinerari di scambi. La conferma  arriva dagli scavi delle  necropoli di Pisciolo e Chiuchiari e in quelle di Ruvo del Monte dove, i ricchi corredi funerari, presentano i segni e le influenze del mondo dauno, etrusco e greco.

Fra il VI ed il V sec. a.c. però alcuni degli insediamenti più fiorenti, ricaduti nel potere delle città greche, scompaiono (Incoronata e Pandosia), mentre altri, soprattutto nelle zone più interne, fioriscono (Pisticci, Ferrandina, Montescaglioso, Timmari, Garaguso, Ripacandida e Satriano) con cinte fortificate e alcuni importanti santuari, presso le sorgenti e prevalentemente votati a divinità femminili.

Le ostilità si aprono tragicamente nel 510 a.c. con la distruzione di Sibari da parte di Crotone.

MUSEO SARTIDE


I ROMANI

I Romani ebbero i primi contatti con i Lucani intorno al 330 a.c, quando formarono un'alleanza a contro i Sanniti che attaccavano a norda nord. Ma i Romani trovarono la loro occasione nel 285 a.c. e poi nel 282 a.c., quando la città magno-greca di Thurii, assediata dal principe lucano Stenio Stallio
chiese aiuto ai Romani.

I Lucani, dapprima alleati ma successivamente ribellatisi, vennero sconfitti dalle truppe del console Gaio Fabricio Luscino, che stanziò nella città una guarnigione, come riportano i Fasti triumphales. Fabricio, console nel 282 a.c., rifiutò per due volte, nel 282 a.c. dai Sanniti, e nel 280 da Pirro, cospicui doni rivolti a corromperlo.

Successivamente una squadra marittima romana, perlustrando il mar Ionio, entrò in conflitto con i Tarentini che, irritati, distrussero quattro navi catturandone una.

In difesa della città ionica sbarcò a Taranto Pirro, re dell'Epiro che, appoggiato dai Lucani, Bruzzi e Sanniti ottenne una vittoria di misura nella battaglia fra Pandosia ed Heraclea nel 280 ac..
Dopo appena quattro anni, nel 275 a.c. Pirro venne sconfitto a Maleventum e tornò in Epiro.

MONTENURRO
Taranto si arrese ai Romani nel 272 a.c., così il dominio della repubblica romana si estese su tutte le colonie greche dell'Italia meridionale.

In conseguenza di ciò, nella regione lucana si ebbe un declino economico, provocato dalla politica di sfruttamento dei territori conquistati, acquisiti come suoli di proprietà dei vincitori.

Dopo un tentativo di riscatto mediante l'aiuto fornito ad Annibale nel III sec. a.c., l'ennesima sconfitta provocò un inasprimento della sottomissione da parte dei romani e nel territorio lucano vennero dedotte le colonie di Potentia e di Grumentum, dove furono reclusi i ribelli lucani e brutii sottomessi dai romani.

Nel II sec. a.c. i Romani operarono il prolungamento della via Appia fino a Brindisi e un tratto di acquedotto, con lo sviluppo dei centri romani sul percorso della via, tra i quali Venosa, patria di Orazio.

A questa si affiancò la Via Popilia, che attraversava l'Appennino lucano, attraversando Sirinos e Nerulum, e una sua diramazione, che da Paestum congiungeva le colonie tirreniche Velia, Buxentum, Cesernia, Blanda Julia e Laos a Cosenza.


Capo La Timpa
- Età del bronzo con capanne, Età del Ferro, l’abitato si ricostituisce nel VI sec. a.c.


Colle dei Greci
 l'altura di Colle dei Greci sembra essere stata occupata tra il VII e il V sec. a.c. da piccoli gruppi di stirpe enotria. In tale sito sono state individuate varie zone cimiteriali dalle quali sono state dissepolte a più riprese vasi di tipo greco, spade, pugnali, fuseruole, alari, statuette, elmi, ambre, bacili in bronzo.


Tricarico 
- prov.Matera. All'interno dell'attuale perimetro della città sono presenti testimonianze archeologiche datate al VI-V secolo a.c. (ritrovamenti nel rione dei Cappuccini, presso il cinquecentesco monastero di Santa Maria delle Grazie). Fu assoggettata dai Romani


Grumento Nova
- prov. Potenza - assoggettata dai Romani.


Heraclea- prov. di Matera - assoggetata ai Romani.


Policoro
- prov. di Matera - assoggetata ai Romani.


METAPONTO
Incoronata
- prov. Matera. L'Area Archeologica dell'Incoronata, detta anche Incoronata - San Teodoro, è un sito archeologico situato in territorio di Pisticci, in località San Teodoro, abitata a lungo dagli Enotri..
È un'area collinare sulla riva destra del Basento interessata da scavi archeologici che hanno portato alla luce i resti di un villaggio enotro risalente al IX sec. ac.


Metapontum  
Metaponto - fondata da coloni greci dell'Acaia II metà VII sec. ac., come colonia della madre patria, richiesta dai Sibari per proteggersi dall'espansione di Taranto. Divenne molto presto una delle città più importanti della Magna Grecia. -Matera - Romani


Pisticci
area collinare sulla riva destra del Basento che hanno portato alla luce resti di un villaggio enotrio risalente al IX secolo ac.


Rossano di Vaglio
- prov. Potenza, area sacra che costituiva il santuario federale dei Lucani nel IV sec, ac., sorto in un'area coperta di fitti boschi e in prossimità di una sorgente, alla congiunzione di diversi tratturi.
Il santuario era dedicato a Mefite, Dea osca alla quale veniva attribuito un potere taumaturgico legato alle acque. Al culto della Dea era affiancato anche quello del Dio Mamerte, testimoniato dalle iscrizioni.


Serra di Vaglio
- prov. di Potenza - Lucani


Siris 
- nata sulla riva sinistra del fiume Sinni nei pressi della foce, al confine tra il comune di Policoro e quello di Rotondella (Matera) - Magna Grecia


Tortora
giacimento preistorico all'aperto risalente al Paleolitico Inferiore datato a circa 150.000 anni fa, uno dei più antichi siti preistorici italiani. In questo sito sono stati rinvenuti un migliaio di strumenti litici.




ARTICOLI CORRELATI



0 comment:

Posta un commento

Post più popolari

 

Copyright 2009 All Rights Reserved RomanoImpero