SESTO GIULIO FRONTINO




Nome: Sextus julius Frontinus
Nascita: intorno al 35 d.c.
Morte: 103-104 d.c.
Professione: Scrittore, architetto

















« E' stato un grand'uomo tanto quanto gli è stato permesso di esserlo ». (Tacito, Biografia d’Agricola, XVII)



LE ORIGINI

Probabilmente nato a Vienna nella Gallia Narbonensis, sembra nel 35, secondo altri nel 40, e morto nel 103 o 104 dc. Traversò brillantemente l'epoca di ben 9 imperatori: Nerone, Galba, Otho, Vitellio, Vespasiano, Tito, Domiziano, Nerva e Traiano. Il suo cursus honorum lo desumiamo da Tacito, Plinio, Marziale ed Elio.

Sexto fu nipote dell'equites Aulus Julius Frontinus e Cornelia Africana,  l'unica figlia di Publio Cornelio Scipione (console 16 a.c.), che ebbero come figlio Publius Cornelius Scipio, che ricoprì la carica di console nel 16 a.c. Nel 2 a.c. venne esiliato da Augusto, con l'accusa di tradimento e di adulterio con la sorellastra Giulia (figlia di Augusto).

Cornelia Africana e suo marito, il cavaliere romano Aulo Giulio Frontino, furono dunque i nonni di Sesto Giulio Frontino, governatore della Britannia nel 70, membro del Collegio degli Auguri e autore del De aquaeductu. Sesto fu conosciuto soprattutto come uno scrittori di trattati tecnici, soprattutto per gli acquedotti di Roma, un esperto che ebbe molto da insegnare per i successori e soprattutto per l'oscuro medioevo.




IL CURSUM HONORUM

"Anio vetus citra quartum miliarium, infra (anionem ?) nouum.., a (via) Latina in Lauicanam inter arcus traiicit et ipse piscinam habet.."

Iniziò il primo anno di servizio militare come Tribuno laticlave  nella metà degli anni Cinquanta, eseguendo le  funzioni.di Vigintivirate (consesso dei 20 magistrati di governo) come soldato a cavallo, equis, e quando scrisse il suo Strategemata, fornì informazioni sulle campagne di Cnaeus Domitius Corbulo contro i Parthes (58/62) che non figurano nell'opera di Tacito (Annales, XIII,, I-XXI et XV, I-XXX). 

Al termine di queste operazioni, tre legioni di Corbulo, la XV Appolinaris, la X Fretensis e la V Macedonica, partirono per rinforzare l’armata di Vespasiano contro i Giudei (67/69) ma poi Mucien e Antonius Primus abbandonarono la Giudea per tornare in Italia, per combattere le truppe di Vitellio con un distaccamento di 13 000 uomini che erano parte delle tre legioni. Dalla Parthia alla Giudea e da qui all'Italia, seguendo le legioni, Frontino avrebbe proseguito le attività militari sempre fedele e vicino ai Flavii, che a loro volta avevano fiducia in lui nella fedeltà e nelle capacità, diventando così uno degli « Amicis Principis » di Vespasiano.

Così nel 70, riconosciuto uomo molto abile e affidabile, venne eletto praetor urbanus. Anche qui dimostrò qualità rare di intelligenza, diplomazia e competenza, per cui solo 3 anni più tardi venne acclamato console; contemporaneamente svolse affari di carattere militare a noi sconosciuti in Gallia. Nel 74 dc, fu mandato in Britannia a sostituire l'ex governatore Quintus Petillius Cerialis, postazione importantissima, dove c'era circa un quarto dell'esercito imperiale, e dove soggiornavano 4 legioni. Questo comando si protrasse fino al 77 dc. Egli, ottimo militare, ottimo comandante e ottimo amministratore, sottomise i Silures ed altre tribù ostili del Galles, stabilendo una nuova base a Caerleon, o Isca Augusta, per la Legione II Augusta e una serie di fortini ognuno a 15 - 20 km dall'altro di collegamento alle sue unità ausiliarie.
Uno di questi fortini fu Luentinum, che controllava la preziosa miniera d'oro di Dolaucothi, servita da diversi acquedotti. Gli successe poi Gnaeus Julius Agricola nel 78, suocero dello storico Tacito. Nel 95, sotto l'imperatore Nerva, egli fu nominato Curator Aquarum di Roma, un compito che si conferiva solo a persone di grande prestigio.

Per eseguire questo compito Frontino seguì le orme di un altro uomo geniale, Agrippa, amico alleato e genero di Augusto, che aveva organizzato nel 34 una campagna di riparazioni e miglioramento degli acquedotti, con importanti innovazioni dell'Aqua Marcia estendendolo attraverso le pipe affinchè soddisfacesse i bisogni di tutta l'Urbe, allargando e restaurando inoltre la grande cloaca Massima.

« Alle calende di gennaio il senato, convocato da Julius Frontinus, pretore urbano, 
assegnò ai tenenti, agli eserciti, e ai re, lodi e ringraziamenti. Le pretura di Tertius Giuliano fu ritirata con il pretesto che aveva abbandonato la sua legione quando era passato sotto le bandiere di Vespasiano, e Griphus Plozio lo sostituì. Hormus ricevette il titolo di cavaliere. Frontino aveva già abdicato quando Domiziano prese possesso del palazzo di giustizia "(Tacito, Storie, IV, XXXIX). 

Con Domiziano, pessimo valutatore di uomini, le cose cambiano e Frontino sparisce dagli incarichi ufficiali, almeno da quelli civili. Ma non è così perchè anche l'inetto Domiziano saprà valutarlo degnamente.
Forse nel 73 viene nominato legato della Legio VIII Augusta, comunque il primo comandante della legio VIII Augusta Sextus Julius Frontinus fu colui che scelse  la posizione del campo Mirebeau.
Un'iscrizione attesta al suo passaggio in Germania e si riferisce a problemi di salute che avrebbe dovuto affrontare:
[I (OVI) • O (ptimo) • M (AXIMO) • I] VNONI
[MINER] VAE • PRO
[SAL (UTE) • S] • IVL Exti (I)
[FRO] Ntini
(CIL XIII, 8624. Vetera Castra)

A Giove ottimo, massimo, a Giunone
e a Minerva,
per la salute di Sextus Julius Frontinus.
(Birten-Xanten)

PORTA DI DOMIZIANO - HIERAPOLIS


CONSOLE SUFFETTO  (76-78) :

Nel 74, circa a  39/40 anni, Sesto venne nominato Console Suffetto e quindi Governatore di Bretagna da Vespasiano:
« Ma quando Vespasiano ebbe con il resto del mondo, ripreso in mano la Bretagna, vi sbarcò grandi generali che si  imposero con un esercito ben addestrato, sperando che  il nemico si fosse ridotto. Petilius Ceriale aveva subito sparso il terrore attaccando il territorio dei Briganti, che è considerata la provincia più popolosa. Aveva combattuto molte battaglie, a volte cruente, e neutralizzato gran parte dei Briganti con le sue vittorie in guerra. Ceriale con la sua reputazione avrebbe messo in ombra qualsiasi successore. Ma Iulius Frontino, grande uomo quanto gli fu consentito di esserlo, accettò e sostenne il confronto. Sottomise con le armi i Silures, un popolo potente e combattivo, e  superò la bravura del nemico affrontandolo su un terreno difficile. » (Tacite, Agricola, XVII)

Qui, come narra Tacito, Frontinus sostenne pienamente le tradizioni stabilite da un abile predecessore, Cerialis, dimostrandosi all'altezza delle difficili emergenze che era chiamato a sostenere. Egli sottomise i Silures, una potente e guerriera tribù del Galles, e per il miglioramento dei luoghi attraverso i lavori pubblici che perseguì in tutta la sua carriera, fece costruire la via da lui chiamata Via Julia, ancora oggi visibile a tratti nel selciato originario. Sconfitti i Siluri e gli Ordovici, e posizionata la fortezza legionaria di Deva Victrix, portò questi popoli a far parte della provincia romana.

Tornò a Roma nel 78, dopo di che i prossimi venti anni della sua vita sono un vuoto. Ma a questo periodo, dal suo 43° al suo 62° anno, si attribuiscono una grande parte dei suoi scritti. Il suo trattato sull'arte della guerra potrebbe essere stato scritto subito dopo il suo ritorno dalla Gran Bretagna nel 78.
Ma a questo periodo, dal suo 43° al suo 62° anno, si attribuiscono una grande parte dei suoi scritti. Il suo trattato sull'arte della guerra potrebbe essere stato scritto subito dopo il suo ritorno dalla Gran Bretagna nel 78. La sua Strategemata viene assegnato dal Gundermann agli anni 84-96



IL PROCONSOLATO d’ASIA (86-87):

Non abbiamo documenti sulle attività di Frontino durante il regno di Tito ( 79-81) e solo una parte di quelle sotto Domiziano ( 81 - 86/87). Intanto i Lingoni presero parte nel 69 alla rivolta dei Batavi, di cui parla Tacito. E sono ricordati anche da Sesto Giulio Frontino, autore di Stratagemata, che viene incaricato di ridurne la città togliendogli ampiezza e difese per rimettere ordine in Germania
 "Durante la guerra in Germania, condotta sotto gli auspici di Domiziano Cesare contro Civile, i Lingoni, che pure s'erano schierati dalla parte dei nemici,  per paura di essere licenziati all'arrivo dei Romani, quando vennero rassicurati che non  sarebbero stati toccati, tornarono ai loro doveri e mi fornirono 70.000 uomini. "(Stratagemmi, IV, 3.14). (Stratagèmes, IV, 3,14).Il suo nome figura in due dediche (Grec/Latin) della « porta detta di Domiziano », a Hierapolis (Turchia) che ce lo presentano come proconsole d'Asia. Sul lato sud dell'entrata, l’iscrizione riporta:

GLI ACQUEDOTTI DI ROMA (zommabile)
Caesare[re Augusto German]ico Pont(ifex) Max(imo) Trib(unicia) Pot(estate) / IIII Co(n)s(uli)[ XII P(atre) P(atriae) porta]m et t[vrres faciundas curavi]t [Sex(tus) Iulius Frontinus]
« A Cesare Augusto Germanicus, Pontifex Maximus, investito del Potere tribunizio per la IV volta, Console per la XII volta, Padre della Patria. Sextus Julius Frontinus ha fatto costruire questa porta e queste torri »

E sul lato nord :
C[aesa]r[e] Avg(usto) Ger[manico Trib(unicia) pot(estate) IIII Co(n)s(uli) XII P(atre) P(atriae) Portam et t[vrres faciundas cur]avit Sex(tus) Ivlius Front[inus].
« A Cesare Augusto Germanicus, investito del Potere tribunizio per la IV volta, Console per la XII volta, Padre della Patria. Sextus Julius Frontinus ha fatto costruire questa porta e queste torri »

 Frontino viene coinvolto nella I guerra contro i Catti (82/84). Un ulteriore segno di apprezzamento Domiziano aveva per lui è che è stato dato l'incarico di Asiae Proconsul  Niente cariche pubbliche per i prossimi dieci anni, così Frontino si dedica alla scrittura su questioni militari e rilevamento dei terreni.  Frontino viene nominato proconsole d’Asia, una provincia molto ricca e considerata spesso come il coronamento di una felice carriera. Il potere tribunizio, accordato a Domitiano per la I volta da quando è salito sul trono, viene celebrato il 14 settembre, dell'86. Frontino sicuramente partecipò alle campagne militairi di Domiziano contro i Cattes nel 85/86 dc. forse anche come suo consigliere.



LA PERSONALITA'

In Marziale troviamo un quadro di Frontino in cui questi trascorreva le sue giornate di svago in un ambiente delizioso. Plinio scrive di fare appello a lui come uno ben qualificato per aiutare a risolvere una controversia legale. Nella prefazione ad un saggio in materia di agricoltura, che Frontino ha scritto, si afferma che fu interrotto nel suo scritto di essere obbligato a servire come soldato, e si pensa che questo potrebbe essere stato in occasione della spedizione di Traiano contro i Daci in 99.

Plinio ci ha trasmesso una frase di Frontinus, "Il ricordo (della persona) durerà se la sua vita l'avrà meritato" e certamente l'autore di queste parole lo dimostra. Il trattato  De Aquis, relativo all'amministrazione di antichi acquedotti, esplica pienamente la personalità dello scrittore, la sua acuta osservazione, l'onestà dei suoi studi, la sua coscienziosa devozione ai doveri del suo ufficio, la sua paziente attenzione ai dettagli, il suo leale attaccamento allo stato che amava servire, la sua premurosa attenzione per tutto ciò che potesse accontentare, facilitare e migliorare le condizioni del popolo.
Con le sue riforme egli non solo ripulì la città, ne purificò l'aria, ma rimosse le cause della peste che sovente aveva infierito su Roma.
Frontino fu geniale soldato, generale, architetto e magistrato, ma non fu un esteta, egli era un uomo al servizio dello stato e non vide e non ambì ad altro, con poco interesse per la bellezza e molto per la funzione (Frontinus, trans. By Bennett, 1961, p. 357): " . . .con tali strutture capaci di trasportare le acque, comparatele se volete alle piramidi o alle opere greche, ambedue inutili."



LA VITA

Sextus Julius Frontinus fu un uomo eccezionale, in cui il successo della sua carriera fu fondato su una rara combinazione di grande onestà e grande competenza tecnica, non disgiunte da grande spirito di osservazione, intelligenza deduttiva e amore per la scienza.


PORTA DI DOMIZIANO
Inoltre il suo nome di famiglia, Iiulio, e il fatto che abbia ricoperto la carica di commissario per l'acqua, che, come lui stesso dichiara, era sin dai tempi antichi amministrata dagli uomini più eminenti dello Stato, fa arguire fosse un patrizio. I suoi scritti sul rilievo topografico, per quel che ne conosciamo, tradiscono gli insegnamenti della scuola alessandrina di matematica, in particolare di Erone di Alessandria, e non è improbabile che egli sia stato educato in quella città.


Di tanto in tanto Frontino lasciava Roma per una delle località di cui Marziale vantò il fascino, ma le sue visite fuori Roma erano brevi, in quanto il poeta si rammarica per le discussioni precedenti, con un protettore che ricorda la sua fedeltà:

« Frontino, quando ho vissuto la ritirata tranquilla di marina Anxur e Baia, più vicini a Roma, e la casa sulla spiaggia e i boschi che, durante il calore del Cancro, non conoscono le cicale spietate, e quei laghi fluviali, ho avuto l'opportunità di celebrare con te le sapienti Muse. Ma ora Roma, con tutto il suo peso ci schiaccia. Qui quando potrò avere un giorno per me stesso? Gettato in quell'alto mare che è la città, perdo la mia vita in un lavoro sterile,  ridotto a coltivare un campo di ingrati ettari in un sobborgo e a portare i mei Lari nel tuo quartiere, Quirino venerabile. Ma non è l'unico che ama, chi assedia giorno e notte la soglia di un patrono. Tali danni non sono appropriati a un poeta. Anche io amo (lo giuro per il culto sacro alle Muse e ringrazio tutti gli dei), ma non mo lusingare.  »
 (Epigrammes, X, LVIII. — A Frontinus)

Durante uno dei suoi soggiorni Frontino incontrò Eliano Tacticus e gli consegnò la traccia di uno scritto che questi tenne con sè fino al 96, scrivendo infatti:
"Ho potuto trascorrere a Formia alcuni giorni con il console Frontino notevole uomo di grande reputazione, sia per le sue qualità con la sua esperienza di guerra" (Eliano, Tactica, intorno al 110 dc).




TRE VOLTE CONSOLE (74, 98 et 100):

Frontino divenne console suffetto per la X volta nel 98, come ne fa cenno Marziale nel descrivere la preparazione di un pastola preparazione di un pasto. Prima di morire aveva già ricevuto il titolo di augure dai Flavii.

Una iscrizione (CIL, VI, 2222, Crypte vaticane) testimonia di un XIII consolato, nell'anno 100, apoteosi di una carriera ben condotta e ben ricompensata. A 57 anni, eccolo console accanto a Marcus Ulpius Traianus
di cui è uno degli « Amici Principis » :

IMP • NERVA • TRAINO • CA
esare• AVG • GER• III• SEX• IVLIO
FRONTINO• III• COS • MAGISTRI
ANNI CVII

Plinio, molto abile, non manca di rimarcare questa consacrazione, rivolgendosi a Traiano:
« Mi sono sentito trasportato nell'antico Senato, quando ho visto,accanto ad un collega tre volte console, prendere il consiglio di un console designato per la terza volta. Il fatto che questi due uomini erano fantastici allora, e che eri grande tu stesso! .... Cosa succede se i due presentano un terzo consolato, voi comunicate a due colleghi alla volta la santità che vi consacra?…. perché non vi è dubbio che, estendendo il consolato si è soprattutto voluto abbracciare gli altri due, in modo che più di un magistrato vi avrebbe voluto essere collega. Questi due consoli avevano ricevuto questa dignità di tuo padre, che ora è come riceverla da te; l'uno e l'altro avendo ancora davanti agli occhi l'immagine dei fasci che ritornavano; l'uno e l'altro credendo di udir risuonare nelle orecchie il grido solenne del littore che annuncia la sua presenza; ed ecco di nuovo la sedia curule, di nuovo la porpora consolare…! Donate ai molti cittadini dei terzi consolati; e, quando molti l'avranno ricevuti, possono giacchè avvantaggiati meritarne ancora » (Pline, Panégérique, LXI).

La carriera di Frontino mostra chiaramente di essere stato lui uno dei senatori più influenti e di successo della II parte del I sec., ma pure un intelligentissimo ed innovatore studioso, capace di iniziare da capo gli studi di ciò su cui desiderava porre modifiche. Quindi cosciente, modesto, organizzatore, brillante nelle idee, meticoloso nelle esecuzioni. Infatti fu tenuto in grande considerazione da cinque imperatori, da Vespasiano a Traiano. Frontino è importante per gli storici della tecnologia e della pubblica amministrazione per il suo interessantissimo libro sul sistema idrico di Roma.



CURATORE DELLE ACQUE E SCRITTORE

Tornò dall'Asia per la nomina a Curatore delle Acque nell'87 fino al 96-97, e le fonti suggeriscono che Frontino si divise tra Roma e i luoghi di villeggiatura, senza abbandonare la corte imperiale, sempre parte degli « Amici Principis » tanto che Plinio lo interpella in un affare di eredità.

Asudius Curianus si trovò diseredato dalla defunta madre Pomponia Galla, in favore di Plinio per cui si tenta un aggiustamento amichevole:
«come consigliano due uomini che hanno goduto nella nostra città la più alta stima, Corellius e Frontino. Seduto tra di loro ho dato udienza a Curianus nella mia stanza. Ha detto che, a suo avviso, era a suo favore. Ho risposto in poche parole io stesso (perché non c'era nessuno lì per difendere l'onore del defunto) e poi mi ritirai e per mio consiglio dico: "Sembra Curianus che tua madre aveva una giusta causa di irritazione contro di voi. » ( Plinio, Epistularum V, I, C. Plinio loda il suo caro cugino Annio Severo, questa lettera è datata 93-96).

Il favore imperiale si manifesta nuovamente col nuovo imperatore, quando Nerva appunto lo nomina, nel 97, Curator aquarum, succedendo ad Acilius Aviola che occupava questo ufficio dal 74.
L’inscrizione, scoperta in via Tiburtina, risale probabilmente a questa epoca:
SEX • IVLI • FRONTINI (CIL, XV, 7474)

ACQUEDOTTO DI VICOVARO
Fu Frontino a risolavere il sistema idrico della città di Roma, che la trascuratezza e le frodi di diversi secoli aveva reso gravemente inefficiente e iniquo. Nerva e Traiano vollero correggere gli abusi e i favoritismi del precedente regime, per cui non solo scelsero abili e devoti assistenti, ma essi stessi fornirono un ottimo modello di integrità. In Frontino essi trovarono uno zelante e onesto campione per le loro riforme. Sembra che ricoprì questo ruolo fino alla sua morte, pur rivestendo altri importanti ruoli.
- In questo periodo prestò pure i suoi servizi come Augure.
Divenne consul ordinarius nell'anno 100, con il miglior imperatore che Roma abbia mai avuto, cioè Traiano, un onore riconosciuto da entrambi gli uomini.
- Sappiamo che morì tra il 103 e il 104, durante il principato di Traiano, dato che in una delle sue lettere Plinio il Giovane, il quale successe allo stesso Frontino nella carica di augure, ne stende l'elogio funebre rievocandone le grandi doti morali.




LE OPERE

Come per la maggior parte autori antichi, poco si sa di Frontino, e a tale scopo molto ultile è il materiale introduttivo nell'edizione Loeb, di Charles Bennett, che include anche una discussione piuttosto dettagliata sulla paternità sia della De Aquis che degli Strategemata. Si conservano attualmente due opere complete di Sesto Giulio Frontino: il De aquis urbis Romae (o De acque ductu) e gli Stratagemata.



STRATAGEMATA

Gli Strategemata sono una raccolta di libri sugli Stratagemmi militari, caso unico nella letteratura latina, redatti in quattro libri. Frontino narra di exempla di stratagemmi riusciti, illustrando anche le regole della scienza militare, oltre 500 esempi di dispositivi, astuzie, stratagemmi e idee che possono aiutare un generale per controllare il suo esercito.

Il Strategemata, progettato per integrare l'arte della guerra, narra stratagemmi vari di successo, che illustrano le regole della scienza militare, e che possono servire a promuovere in altri generali il potere di concepire ed eseguire le opere molitari.
L'opera militare di natura teorica è attestata prima dalle sue stesse parole nella prefazione al suo Strategemata, e anche da Eliano, un contemporaneo in ritardo, e da Vegezio, che ha scritto sull'arte della guerra circa tre secoli più tardi, che sicuramente ne attinsero. Questo trattato è interamente perduto, se non nella misura in cui Vegezio potrebbe essere stato incorporato nel suo lavoro.
Come è giunta fino a noi, l'opera si compone di quattro libri, tre dei quali scritto da Frontino, la quarta da un autore di identità sconosciuta.

Il I libro tratta della preparazione al combattimento e le varie operazioni.
Il II libro tratta del combattimento vero e proprio e della pace.
Il III libro tratta di episodi celebri legati all'assedio di città.
Il IV libro, per le differenze di stile e di contenuti, che dall'argomento stratagemmi passa alle tattiche (opportune o coraggiose) prese da celebri generali, presenti rispetto al resto dell'opera, ha suscitato in passato qualche riserva sull'attribuzione a Frontino.

Più esattamente ecco i titoli:


Liber I 
  • De occultandis consiliis 
  • De explorandis consiliis hostium 
  • De constituendo statu belli 
  • De transducendo exercitu per loca hosti infesta 
  • De evadendo ex locis difficillimis 
  • De insidiis in itinere factis 
  • Quemadmodum ea, quibus deficiemur, videantur non deesse aut usus eorum expleatur 
  • De distringendis hostibus 
  • De seditione militum compescenda 
  • Quemadmodum intempestiva postulatio pugnae inhibeatur 
  • Quemadmodum incitandus sit ad proelium exercitus 
  • De dissolvendo metu, quem milites ex adversis conceperint ominibus

Liber II 
  • De tempore ad pugnam eligendo 
  • De loco ad pugnam eligendo 
  • De acie ordinanda 
  • De acie hostium turbanda 
  • De insidiis 
  • De emittendo hoste, ne clausus proelium ex desperatione redintegret 
  • De dissimulandis adversis 
  • De restituenda per constantiam acie
  • Si res prospere cesserit, de consummandis reliquiis belli 
  • Si res durius cesserit, de adversis emendandis 
  • De dubiorum animis in fide retinendis 
  • Quae facienda sint pro castris, si satis fiduciae in praesentibus copiis non habemus 
  • De effugiendo

Liber III
  • De repentino impetu
  • De fallendis his, qui obsidebuntur 
  • De eliciendis ad proditionem 
  • Per quae hostes ad inopiam redigantur 
  • Quemadmodum persuadeatur, obsidionem permansuram 
  • De districtione praesidiorum hostilium 
  • De fluminum derivatione et vitiatione aquarum 
  • De iniciendo obsessis pavore 
  • De irruptione ex diversa parte, quam exspectabimur 
  • De insidiis, per quas eliciantur obsessi 
  • De simulatione regressus 
  • De excitanda cura suorum 
  • De emittendo et recipiendo nuntio 
  • De introducendis auxiliis et commeatibus suggerendis 
  • Quemadmodum efficiatur, ut abundare videantur, quae deerunt 
  • Qua ratione proditoribus et transfugis occurratur 
  • De eruptionibus 
  • De constantia obsessorum

Liber IV 
  • De disciplina 
  • De effectu disciplinae 
  • De continentia 
  • De iustitia 
  • De constantia 
  • De affectu et moderatione 
  • De variis consiliis


DE AQUIS URBIS ROMAE

I COMENTARII DI FRONTINO 
LE ACQVE E GLI AQVEDOTTI. 
SILLOGE EPIGRAFICA AQVARIA. 
RODOLFO LANCIANI 1880 

Delle acque sorgenti in Roma.
(Frontino) "Ab urbe condita per annos quadringentos quadraginta unum contenti fuerunt Romani usu aquarum, quas aut ex Tiberi aut ex puleis aut ex fontibus hauriebant. fontium memoria cum sanati tate adhuc extat et colitur: salubritatem aegris corporibus afferre creduntur, sicut Camenarum et ApoIIinis et luturnae" (4,4).

Il De Aquis è soprattutto un prezioso elenco di informazioni concernenti gli acquedotti di Roma. un rapporto ufficiale compilato in due libri e rivolto all'imperatore Nerva o Traiano sullo stato degli acquedotti di Roma, il primo rapporto ufficiale dell'indagine di un cittadino illustre sulle opere romane di ingegneria a noi pervenuto. Ma dà anche un quadro del fedele servitore pubblico, carico di responsabilità enormì, chiamato improvvisamente a un ufficio miseramente mal gestito, con abusi e corruzione di lunga data, scrupoloso sia nell'attenzione al servizio pubblico che all'uso economico dei fondi pubblici.
Per tutto ciò il De Aquis, nonostante il suo carattere generale e tecnico privo di fascino stilistico, acquisisce un certo carattere letterario, e raffigura un uomo, che motivato dagli ideali, persegue una condotta irreprensibile.
Con il recupero del manoscritto di Frontino dalla biblioteca a Monte Cassino nel 1425, effettuata da Poggio Bracciolini, i dettagli della costruzione e della manutenzione del sistema di acquedotto romano si sono resi disponibili ancora una volta, come serviva alla Roma rinascimentale.

Frontinus, chiamato ad amministrare le acque urbane, pose fine al furto e ai soprusi sullo sfruttamento della risorsa, che descrisse in questo libro con onestà, competenza e schiettezza. Il trattato sugli acquedotti è infatti  l'opera più importante di Frontino, una buona e concreta trattazione, svolta in due libri, dei problemi di approvvigionamento idrico a Roma. Il libro contiene notizie storiche, tecniche, amministrativo-legislative e topografiche sui nove acquedotti esistenti all’epoca, visti come elemento di grandezza dell'Impero Romano e paragonati, per la magnificienza, alle piramidi o alle opere architettoniche greche.

Comprendendo l'importanza del suo ufficio, procedette allo studio dei dettagli con lo spirito del vero ricercatore, con scrupolosa onestà e fedeltà. Gli uomini di genio, coraggio, patriottismo non mancano nella storia romana, ma pochi lavorarono con tanta devozione e dedizione.
Nella sua prefazione al De Aquis Frontino stesso racconta che dopo essere stato investito con le funzioni di commissario acqua, ritenne della massima importanza familiarizzare con l'impresa, visto che sarebbe stato molto scandaloso per un uomo decente condurre un ufficio delegato a lui secondo le istruzioni degli assistenti. Egli ha quindi riunito tutti i fatti a disposizione sull'argomento, che potessero servire per la sua guida e le istruzioni, e pure affinchè i suoi sforzi potrebbero essere utili al suo successore.

Frontino, nel suo De aquis urbis Romae, scrisse che “nei 441 anni che seguirono la fondazione di Roma, i Romani s’accontentarono di usare le acque tratte dal Tevere, dai pozzi e dalle sorgenti”, che però nel 312 a.c. non erano più sufficienti a coprire il maggior fabbisogno dovuto allo sviluppo urbanistico ed all’incremento demografico.

Prima della censura di Appio Claudio, nel 312 ac., i Romani attingevano l’acqua direttamente dal Tevere, dai pozzi o dalle rare fonti presenti in città, la più importante della quali si trova alle pendici del Palatino, tra il tempio di Vesta e quello dei Castori: essa era la fonte di Giuturna, ninfa sorella del re Turno, le cui acque venivano ritenute salutari.

Frontino: «Fontium memoria cum sanctitate adhuc extat et colitur, salubritatem aegris corporibus afferro creduntur, sicut Camenarum et Apollinis et Juturnae ». Lanciani: «I tre esempì citati si riferiscono alle sole fonti medicinali: assai maggiore è il numero delle potabili note agli antichi, e di quelle che suppongo essere loro state note, benché non ne abbiano lasciata memoria».


La realizzazione degli acquedotti fu di tale impegno e bravura che Dionigi di Alicarnasso scrisse: "Mi sembra che la grandezza dell'impero romano si riveli mirabilmente in tre cose, gli acquedotti, le strade, le fognature".

E più tardi Plinio il Vecchio: "Chi vorrà considerare con attenzione … la distanza da cui l’acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso".


L'opera è la storia e la descrizione del rifornimento idrico di Roma, incluse le leggi relative al suo uso e la manutenzione. Egli descrive la storia di tutti i nove acquedotti di Roma nel momento in cui egli scriveva alla fine del I sec. dc. Gli acquedotti includevano Aqua Marcia, Aqua Appia, Aqua Alsietina, Aqua Tepula, Anio Novus, Aqua Virgo, e Aqua Claudia, descritti in dettaglio con le dimensioni dei canali, i tassi di scarico e la qualità dell'acqua fornita da ciascuno, principalmente in base all'origine, che si tratti di fiume, lago, o sorgente.
Molte acque finivano nelle fogne, che defluivano nella Cloaca Maxima e finalmente nel Tevere. Il continuo flusso dell'acqua assicurava che le fogne fossero pulite e libere da ostruzioni, contribuendo all'igiene della città.


Gli undici acquedotti di epoca romana (9 all'epoca di Frontino, alla data del 104 d.c.,escludendo quindi, l’Aqua Traiana, del 109 d.c., e l’Aqua Alexandrina, costruita da Alessandro Severo verso il 226 d.c.) che dal 312 a.c. vennero costruiti portarono alla città una disponibilità d'acqua pro capite pari a circa il doppio di quella attuale, distribuita tra le case private (ma solo per pochi privilegiati), le numerosissime fontane pubbliche (circa 1.300), le fontane monumentali (15), le piscine (circa 900) e le terme pubbliche (11), nonché i bacini utilizzati per gli spettacoli come le naumachie (2) e i laghi artificiali (3).

Frontino scrisse il suo piccolo manuale, fedelmente svolgimento del programma che aveva stabilito per se stesso all'inizio del lavoro, elencando i nomi degli acquedotti esistenti all'epoca, quando e da chi ciascuno era stato costruito, e per ognuno la portata e la grandezza di ognì Sorgente, in che misura essi sono stati condotti sotterranei e in quale misura su archi, l'altezza e le dimensioni di ciascuno, il numero di rubinetti e delle distribuzioni fatte da loro, la quantità di acqua erogata ai serbatoi pubblici, ai divertimenti pubblici, agli scopi dello Stato e a quello dei privati​​, e, infine, quali leggi regolava la costruzione e manutenzione di acquedotti, e quali sanzioni per la contravvenzione a queste leggi, stabilito dal Senato o dagli editti degli imperatori. E tutto ciò non basato sul sentito dire, ma a un esame personale di tutti i dettagli, integrati dallo studio dei piani e dei grafici che aveva fatto.

Elenco degli acquedotti all'epoca di Frontino

Aqua Appia - 312 a.c. - 16,5 km - 75737 m3 al giorno
Anio Vetus - 270 a.c. - 63,5 km - 182517 m3  al giorno 
Aqua Marcia - 144 a.c. - 91 km - 180068 m3 al giorno
Aqua Tepula - 125 a.c. - 18 km - 68516 m3 
Aqua Iulia - 33 a.c. - 23 km - 68516 m3
Aqua Virgo - 19 a.c. - 20 km - 103916 m3 
Aqua Alsietina - 2 a.c. - 33 km - 16257 m3
Aqua Claudia - 38 d.c. - 68 km - 191190 m3 
Anius Novus - 38 d.c. - 87 km - 196627 m3
Il trattato ci è giunto attraverso un codice manoscritto del XII sec. ritrovato nell’Abbazia di Montecassino nel 1429 da Poggio Bracciolini.

Uno dei primi lavori intrapresi quando è stato nominato commissario delle acque fu di mappare il sistema in modo da poter valutare la loro condizione prima di intraprendere la manutenzione. trovò che molti acquedotti erano stati trascurati e non lavoravano al loro piena capacità. Era particolarmente interessato dalla deviazione della fornitura da parte degli agricoltori e dei commercianti senza scrupoli che inserivano i tubi nel canale degli acquedotti per sfruttare più acqua. Fece pertanto una indagine precisa della presa e la fornitura di ogni linea, esaminandone poi le differenze. I bolli sui tubi di piombo che portavano il nome del proprietario vennero utilizzati per prevenire il furto delle acque. 


Nel « De aquis urbae Romae » egli descrisse così gli acquedotti, le loro storie, le leggi che li regolavano,e i dettagli tecnici della qualità e la ripartizione dell’approvvigionamento delle acque. Egli fece una meticolosa indagine della presa e la fornitura di ogni linea, studiando le apparenti discrepanze. La sua valutazione si è basata sulla sezione trasversale dei tubi o canali, senza però considerare la velocità dell'acqua.
Uno dei primi lavori quando venne designato commissario fu quello di mappare il sistema in modo da valutare la condizione degli acquedotti prima di intraprenderne la manutenzione. Osservò che molti di essi erano stati trascurati e non stessero lavorando alla loro piena capacità.
Era particolarmente interessato dalla deviazione della fornitura da parte degli agricoltori, commercianti senza scrupoli, e degli utenti domestici, che avevano inserito dei tubi nel canale degli acquedotti per attingere la fornitura senza l'approvazione ufficiale, oppure avevano inserito tubi di diametro maggiore del consentito. Pertanto si basò sulle iscrizioni romane sul tubo di piombo con il nome del proprietario per impedire il furto dell'acqua.

Era molto preoccupato per le perdite continue soprattutto a livello dei condotti sotterranei, difficili da individuare e riparare. Gli acquedotti fuori terra richiedevano manutenzione sulla muratura con le sovrastrutture ad arco, soprattutto quelli che giungevano a est di Roma sulle pianure di campagna romana, attento a che gli alberi fossero ad una distanza tale che le loro radici non danneggiassero le strutture.

L'interramento dei canali fu un altro problema, soprattutto quelli che portavano l'acqua direttamente dai fiumi, come l'Anio Novus, con le numerose vasche di decantazione ( castellum), costruite per tutta la lunghezza, che come punti di distribuzione alla città stessa, in cui veniva divisa l'alimentazione per i diversi usi. Riguardò anche le leggi che governavano lo stato degli acquedotti, proponendone le
modificazioni o le innovazioni.
Era ben consapevole della fondamentale opera De Architectura di Vitruvio, che menziona la costruzione dell'acquedotto e la manutenzione dei canali, pubblicato nel secolo precedente, che portava a classificarlo tra "gli idraulici".



GROMATICA

Tra le sue opere andate perdute è presente un trattato di agrimensura, la disciplina che ha per oggetto la rilevazione, la rappresentazione cartografica e la determinazione della superficie agraria di un terreno, che a Roma era chiamata gromatica, dalla parola groma, che designava lo strumento usato per queste misurazioni. Fu scritta durante il principato di Domiziano (81-96), in un periodo in cui Frontino abbandonò momentaneamente la carriera politica per dedicarsi principalmente all’attività letteraria, e un'opera dedicata all'arte della guerra, il De re militari, anch'esso non pervenuto.

Le opere di Frontino sono tutti di natura tecnica, scritti, come egli ci dice, in parte per la sua istruzione, e in parte per il vantaggio degli altri. Il primo di questi era probabilmente questo trattato sull'arte di Topografia, di cui frammenti sono esistenti.
Si trattava in origine di due libri, e gli estratti, raccolti da Lachmann, trattavano i seguenti argomenti:
- de agrorum qualitate,
- Le controversie, de limitibus,
- Le controversie agrorum.
Il lavoro è conosciuto a noi principalmente attraverso l'Arcerianus codice a Wolfenbüttel, risalente probabilmente al VI o al più tardi il VII sec., usato poi dai dipendenti dello Stato romano, che contiene trattati di diritto romano e la terra di rilevamento, comprese alcune pagine di Frontino. Diverse citazioni in altri autori di questo lavoro citano Frontino come un pioniere in questo lavoro pratico del geometra romano, e i suoi scritti come l'autorità riconosciuta per molti anni.



LA MORTE

Frontino muore verso il 103/104, e Plinio ce ne parla così:
"Mi dite che in una delle mie lettere, avete letto che Virginius Rufus ordinò di scolpire questi due versi sulla sua tomba: Qui si trova colui che, reprimendo l'attentato di Vindex, non avrebbe voluto conquistare ma liberare lo stato. Voi ripetete di averlo ordinato. Aggiungete che Frontino fece bene e molto meglio e più saggiamente, quando difese chi non elevava alcuna tomba su di lui. Mi pregate di dire cosa ne penso di ambedue. 
Ho amato l'uno e l'altro,e ho amato di più quello che voi rimproverate; ma io l'ammiro al punto da non credere che nessuno possa avvicinarsi alla sua gloria; e ciononostante eccomi costretto a giustificarlo. 
Confesso che non tutti coloro che hanno fatto qualcosa di grande e memorabile solo sembrano degni di perdono, ma nemmeno di lode quando inseguono l'immortalità, si sforzano di perpetuare, per epitaffi, un nome che non debba mai morire. 
Possiamo avere difficoltà a trovare un altro Virginio che, dopo aver fatto tutto per la gloria, aveva parlato così poco di ciò che ha fatto. Sono un buon testimone. Anche se stavo bene nella sua amicizia e la sua fiducia, non l'ho mai sentito parlare di sé, se non una sola volta. 
Raccontò che Cluvius un giorno gli aveva tenuto questi discorsi: Voi sapete, Virginius, quale fedeltà dobbiamo alla storia. Perdonatemi, vi supplico, se hai letto in quello che scrivo qualcosa che non si desidera leggere. Per questo Virginio rispose: Tu non sai, Cluvius che, in quello che ho fatto, uno dei miei vizi è stato di assicurare a voi altri storici, la libertà di scrivere quello che vi piace. Ma torniamo a noi. Compariamolo a Frontino, in ciò che pensi che sia più modesto e riservato. Si è difeso dall'avere una sua tomba, ma le condizioni in cui fa questa difesa? La spesa di una tomba è inutile, il mio nome non perirà, se la mia vita vale la pena di essere ricordata. Pensi sia più modesto dare a leggere al mondo intero che la memoria del nostro cognome, che di rimarcare con due versi in un piccolo angolo del mondo, l'azione che uno ha fatto? Tuttavia, non è mia intenzione dare la colpa al primo, ma difendere il secondo: e come farlo in modo più sicuro, che confrontandolo con colui che è da voi preferito? Per me, nessuno dei due è da biasimare. Entrambi con pari ardore, ma per vie diverse hanno raggiunto la gloria: l'uno con una passione per le iscrizioni a lui dedicate, l'altro, che quando le ama preferisce dimostrare che le disprezzava."
Addio "(Plinio, Lettere, IX, XIX, Plinio ha Rufon).



LE EPIGRAFI

Vicino Oppenheim in Germania venne trovata un'iscrizione dedicata a Julia Frontina, probabilmente la figlia di Frontinuo; probabilmente dell'84. Un'altra iscrizione presso gli antichi Vetera Castra è dedicata a Jupiter, Juno e Minerva per la guarigione dalla malattia di Sextus Julius Frontinus; e vi è anche un tubo di raccordo, che si dice trovato presso la moderna Via Tiburtina, dove è scrittto SEXTIULIFRONTINI.




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