MAUSOLEO DI LUCILIO PETO





Il mausoleo di Lucilio Peto, noto anche come sepolcro dei Lucilii, è un monumento di Roma, la cui tipologia, assai diffusa in epoca Augustea, la qualità della muratura, la semplicità della decorazione e la bellezza dei caratteri epigrafici dell'iscrizione, lo datano agli ultimi anni del I secolo a.c.

La grande tomba dal rivestimento marmoreo sorge in un ampio e profondo avvallamento del terreno, a destra della Via Salaria, sul lato opposto di Villa Albani, a poche centinaia di metri da piazza Fiume dove sorgeva l'antica Porta Salaria. Il mausoleo faceva parte dell'antico Sepolcreto Salario. La copertura era probabilmente costituita da un tumulo di terra conico che poteva raggiungere un’altezza di 16 m.

Il Mausoleo fu scoperto nel 1885, a circa 6 m di profondità rispetto alla quota moderna, durante i lavori per cingere di un muro la Vigna soprastante del Cav. Cesare Bertone, il quale proseguì lo sterro sotto la guida di Rodolfo Lanciani che ne annotò ogni elemento o frammento, tra cui dei sarcofaghi, un'urna cineraria e alcune epigrafi.  I lavori terminarono nel 1887.  



LA GENS

La gens Lucilia fu un'antica famiglia patrizia  romana di rango senatorio, attestata a Pompei, Ostia, Tivoli, e anche in Italia settentrionale, con numerosi fundi Luciliani citati nella Tabula Veleiate presente nell’Emilia occidentale.

Tra i personaggi più importanti della gens Lucilia si ricorda:
  • Gaio Lucilio, poeta latino satirico del II sec. d.c., considerato da Orazio uno dei progenitori della satira.
  • Sesto Lucilio Basso, generale dell'Impero romano, impegnato nella prima guerra giudaica.
  • Alla Gens Lucilia appartenne pure Lucilio Peto, della tribù Scaptia, generale del Genio (Praefectus Fabrum) e comandante della Cavalleria (Magister Equitum) di Giulio Cesare.
Il monumento si trova al confine del quartiere Pinciano, con ingresso sulla via Salaria, benché il pavimento si trovi a circa sei m sotto il livello stradale. Costruita sul lato sinistro della Via Salaria a circa 500 metri dalle Mura Aureliane, la tomba si presenta a pianta circolare, costituita da un tamburo con il nucleo in opera cementizia, Nel mese di agosto 2010 il mausoleo è stato riaperto al pubblico dopo una lunga campagna di restauri.



DESCRIZIONE

L'area archeologica, antistante l'arco orientale del sepolcro, nasconde un filare di blocchi in tufo, che corre 15 m ad est del monumento, raggiungibile mediante due rampe di scale costruite nel 1925. Il filare di tufo, orientato nord-sud e parallelo alla strada attuale, è oggi infatti ricoperto per motivi di conservazione ed è quanto rimane del muro di recinzione originario dell'area sepolcrale, sul quale sono deposti alcuni frammenti di iscrizioni appartenenti ad altre tombe.

Il sepolcro si presenta come un cilindro piatto, a tamburo, con un diametro di circa 34 m, tenuto da una cortina in opus quadratum all'esterno, e con un corpo centrale in opus caementicium rivestito all'interno di laterizi diatoni, cioè che si presentano tutti dal lato più corto.

Il rivestimento esterno di abbellimento è a eleganti bugne di travertino poste di testa e di taglio, poggiato su un basamento composto da due filari lisci e uno modanato, da un bugnato liscio (quattro filari, con giunti falsi interni), e da una cornice a dentelli di coronamento. Nell'arco orientale del monumento si legge a grandi lettere un'epigrafe in marmo lunense, di cui rimangono cinque filari, incorniciato con un elegante kyma lesbio, cioè una modanatura con elemento naturalistico continuo a foglia o a fiore.

Nel registro superiore della superficie si estende, in tre righe, l'epigrafe sepolcrale in marmo lunense (CIL VI, 32932), riferita a M. Lucilius Paetus, che ricoprì, nella milizia equestre, le cariche di tribunus militum, praefectus fabrum e praefectus equitum, e a Lucilia Polla, sua sorella, che si suppone defunta quando fu eretto il sepolcro. Lucilius vi fu tumulato intorno al 20 a.c., nei primi anni dell'impero di Augusto insieme alla sorella Lucilia Polla, ricordata nella lapide:
V.M.LVCILNS M.F.SCA.PAETVS TRIB.MILIT.PRAEF.FABR.PRAEF.EQVIT. LVCILIA M.F.POLLA SOROR
(Marco Lucilio Peto figlio di Marco della tribù Scaptia, tribuno militare, comandante del genio e prefetto della cavalleria, quando era ancora in vita, costruì lo tomba per se stesso e per lo sorella Lucilia Polla). 

Nell'estremità occidentale del monumento si apre l'ingresso a corridoio, con volta a botte, privato ormai del rivestimento originario con strutture murarie in opus caementicium dealbato, ovvero cemento imbiancato, privo di decorazioni pittoriche. La camera sepolcrale, a croce greca, è coperta da una volta a botte lunettata, è anch'essa in cementum dealbato. Pavimentata con un battuto di calce, presenta una pianta cruciforme con tre nicchie nelle quali erano collocati altrettanti letti funerari. La nicchia settentrionale ospita una delle tre klinai originarie, anch'essa in cementizio dealbato, del tipo a klineschematica con l'estremità destra rialzata per l'appoggio della testa.

I Fase
Queste le strutture originarie del sepolcro di età augustea, come provano i reperti ceramici estratti dal riempimento del tumulo e la connotazione stilistica del kyma lesbio dell'epigrafe. Successivamente il mausoleo fu abbandonato ed in epoca Traianea quasi completamente interrato.

II Fase
Nel IV sec. d.c. l'edificio fu riutilizzato: al tamburo esterno si addossarono una serie di piccoli sepolcri in muratura che furono ritrovati (e distrutti) durante gli scavi, mentre internamente fu trasformato. Nelle pareti del corridoio furono ricavati due ordini di loculi e fu scavata nel tufo una piccola catacomba, alla quale si accedeva tramite una scala, composta da una galleria principale, con loculi disposti su più piani e da bracci scavati ma non utilizzati. Rodolfo Lanciani, che seguì gli scavi di fine Ottocento, basò così su una prova concreta l'ipotesi di interro del sepolcreto Salario, avvenuto a suo avviso in età traianea. Nella necropoli, secondo la sua ipotesi, sarebbero state scaricate le terre provenienti dallo sbancamento della sella che congiungeva Campidoglio e Quirinale; operazione funzionale alla realizzazione del Foro progettato da Apollodoro di Damasco.
 
INTERNI DEL MAUSOLEO
III Fase
La terza fase edilizia del tumulo consiste nel riutilizzo dei suoi ambienti interni, con loculi e formae, con in più lo scavo di un ambulacro. L'esiguo numero delle sepolture, circa ottanta, la totale assenza di segni iconografici e il riutilizzo di manufatti provenienti dal sepolcreto, lasciano pensare che l'ipogeo sia stato utilizzato da una ristretta comunità, appartenuta ad uno dei più umili strati sociali. Mancano elementi certi per stabilirne il culto. L'esame dei manufatti segnalati, soprattutto dei bolli doliari, suggerisce uno sfruttamento degli ambienti nell'arco del IV sec. 

IV Fase
La quarta fase edilizia del sepolcro dei Lucilii corrisponde, poi, alla spoliazione del paramento lapideo, avvenuta presumibilmente nel corso del XVI sec., cui seguì la violazione delle sepolture nell'ipogeo. Il 500 fu il secolo in cui maggiormente si devastarono i monumenti romani, compresi i funerari purchè pagani, da parte delle grandi famiglie cardinalizie romane. La tomba, già saccheggiata e depredata della sua suppellettile e degli elementi marmorei nel IV sec. lo fu ancora in diverse occasioni tra il XVI ed il XVII sec.

Un cunicolo, che si sviluppa oltre la nicchia sud della camera sepolcrale, posteriore al 1940, testimonia infine l'occupazione degli ambienti interni del tumulo nel corso della II guerra mondiale.



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