SPURIO MELIO (439 a.c.)



Spurio Melio, insieme a Spurio Cassio e a Manlio Capitolino, fu uno dei tre pericoli per la repubblica romana, come osservò anche Cicerone nel De Republica. Si tratta della soppressione violenta dei tre demagoghi accusati di tirannide, citati da Cicerone come esemplari nelle sue invettive contro Catilina, Clodio e Marco Antonio.

"Aequimelium [si chiama il luogo di Roma] per il fatto che la casa di Melio è stata spianata a spese pubbliche, poiché questi voleva impadronirsi del regno".

L'UCCISIONE DI SPURIO MELIO (Domenico Beccafumi)
La telegrafica descrizione che nel suo monumentale lavoro sulla lingua latina il grande Varrone fornisce del nome di un luogo di Roma ai piedi del Campidoglio, illustra una prassi della giovane repubblica romana: abolita la monarchia in seguito alla cacciata dei Tarquini, secondo la tradizione nel 509 a.c., si decise di respingere con tutte le forze qualunque tentativo di restaurare la monarchia. La legge volle che si cancellasse con un rituale religioso la casa di chiunque attentasse alla repubblica, lasciando come monito al suo posto uno spazio vuoto, come era appunto l'Aequimelium. Una damnatio memoria al rovescio, affinchè i posteri non  dimentichino.

Le fonti narrano che Melio, pur essendo un privato cittadino e non rivestendo alcuna carica pubblica, e in più essendo plebeo, nel 493 a.c., grazie alle conoscenze e ai buoni uffici dei propri clientes riuscì a comperare, con fondi propri, una certa quantità di frumento e iniziò a distribuirlo in un momento di crisi dell'urbe, proprio quando veniva meno il grano.

L'AEQUIMELIUM
Ovviamente la cosa lo rese molto popolare e, come si usava nella Roma dell'epoca, Melio cominciò ad essere accompagnato nel Foro da una scorta di cittadini suoi seguaci e clintes. La speranza di Melio era non solo di diventare console e di primeggiare sui concittadini, ma di governare le sorti dello Stato.

Livio « La popolarità fondava la speranza di un consolato senza problemi: ma l'animo umano non si sazia nemmeno con le più belle promesse della sorte, ed egli prese a mirare ad obiettivi ancora più alti e proibiti: poiché il consolato lo si doveva strappare all'opposizione dei senatori, mirava a farsi re. »

Vennero eletti consoli Tito Quinzio Capitolino Barbato e Agrippa Menenio Lanato e il prefetto dell'Annona Lucio Minucio venne a sapere che Melio stava ammassando armi e macchinava per diventare re, così lo riferì al Senato che rimproverò i consoli precedenti per aver permesso le elargizioni di un privato, e i consoli attuali per non aver scoperto la trama prima del prefetto.
Quinzio propose allora la nomina di un dittatore, e precisamente di suo fratello Lucio Quinzio Cincinnato, il Senato era favorevole ma Cincinnato, seppure ultraottantenne, infine accettò e nominò magister equitum Gaio Servilio Ahala, che immediatamente lo convocò dal dittatore.
Servilio Ahala convocò Malio dal dittatore ma questi tentò di fuggire e Servilio lo uccise. Cincinnato esclamò: « Gloria a te Gaio Servilio, che hai liberato la Repubblica. »

COLLE CAPITOLINO
Cincinnato fece poi convocare il popolo e spiegò il tentativo di colpo di stato. I beni di Melio furono confiscati a il ricavato andò all'erario, la sua casa fu distrutta e il terreno libero fu chiamato "Esquimelio" (spianata di Melio) e adibito a mercato degli animali destinati ai sacrifici. A Minucio fu donato "un bove d'oro" (forse da sacrificio con le corna dorate o forse una statuetta collocata alla porta Trigemina). Si vede in effetti una statua togata in cima ad una colonna, cinta di spighe di grano, sulle monete di C. e. T. Minucio Augurino (II sec. a.c.)

Così lo spazio aperto sul declivio di sud est del colle capitolino, che funzionava da memoriale contro la tirannia, era stato lasciato libero dalle costruzioni e il suo nome commemorava la distruzione della casa dell'aspirante tiranno Spurius Maelius nel 5 a.c,, come narra Varrone nel: "aquata Meli domus". Lo spazio divenne un mercato di buoi da sacrificio, e, come riporta Dionigi, ancora esisteva all'epoca di Augusto. 

Vi si accedeva tramite il Vicus Iugarius. e Pisani Sartorio lo pone  a nord del Forum Bovarium, Coarelli precisa stesse tra l'Area Sacra di S. Omobono e Piazza della Consolazione. Occupando lo spazio di una sola domus non doveva essere un grande spazio, ma si sa che un'epigrafe ricordava l'evento a monito di chiunque ambisse abbattere la repubblica, il che non impedì ad Augusto di farsi imperator e inaugurare il periodo più felice dell'impero romano.




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