SERVILIA CEPIONE - L'AMANTE DI CESARE




Nome: Servilia Cepione
Nascita: 104 a.c.
Morte: 42 a.c.
Padre: Quinto Servilio Cepione
Madre: Livia Drusa
Marito: Marco Giunio Bruto (senior)
Figlio: Marco Giunio Bruto ( l'assassino di Cesare )












I GENITORI DI SERVILIA

La madre di Servilia, il cui nome rivela una bassa condizione sociale, di nome Livia, della famiglia dei Drusi, fu fatta sposare a Quinto Servilio Caepio, un grande amico di suo fratello. Da Cepione ella ebbe due ragazze ambedue chiamate Servilia e un ragazzo chiamato Cepione. Il matrimonio durò fino a quando un brutto giorno ad un’asta suo fratello e suo marito entrarono in competizione per un anello. Il fratello di Livia vinse l’anello e Cepione s'infuriò a tal punto che tornato a casa ripudiò la moglie.
All'epoca le donne non potevano divorziare mentre gli uomini potevano ripudiare a capriccio la propria moglie. Sarà Cesare Ottaviano Augusto, il nipote di Cesare, a concedere il divorzio alle donne.
Per Servilia fu però una fortuna perchè si risposò quasi subito e stavolta con un uomo di valore: Marco Porcio Catone, da cui ebbe un figlio, Catone, che fu poi chiamato l’Uticense.



PRIMO MATRIMONIO DI SERVILIA

Intanto la sua prima figlia Servilia aveva compiuto i quattordici anni e venne sposata a Giunio Bruto da cui ebbe due figlie e un maschio, chiamato Marco Iunio Bruto. Ma poco dopo la nascita di Bruto, il marito, che combatteva per Mario e contro i patrizi del Senato, venne fatto assassinare da Pompeo. La sua morte lasciò Servilia sola con tre figli, ma ben presto si risposò con Decimo Iulio Silano.

Probabilmente Giulio Cesare e Servilia si conoscevano dall'infanzia, tanto più che ambedue le famiglie appartenevano al partito dei Populares. Le fonti riportano che tra i due ci fu un grande amore che durò fino alla morte di Cesare. Tuttavia si sposarono entrambi molto presto, e all'epoca erano i genitori a combinare i matrimoni.
Servilia sposò Bruto e Cesare sposò Cossuzia. Anche in seguito i loro tempi non coincisero, quando uno dei due era libero l’altro era sposato.



L'AMANTE DI CESARE

Così quando nel 78 a.c. Servilia restò vedova, Cesare era sposato con Cornelia, forse non amata come Servilia, ma a cui era molto affezionato, sia a lei che alla figlia. Comunque sembra che la relazione adulterina che egli ebbe tutta la vita con Servilia sia iniziata prestissimo, tanto che si crede Bruto, il figlio di Servilia, figlio di Cesare.
Il loro legame era noto a tutti e non facevano nulla per nasconderlo. Plutarco racconta che una volta fece pure scandalo nella Curia interrompendo le discussioni dei Senatori, precisamente nel 62 a.c. mentre si discuteva in Senato la congiura di Catilina di cui era accusato di farne parte anche Cesare.

Sia Catone che Cesare si erano alzati in piedi per prendere la parola, ma un messo consegnò a Cesare un messaggio in tavolette cerate. Cesare riprese il suo posto e, incurante delle accuse di Catone, cominciò a leggerle.
Catone urlò che il messaggio proveniva dai congiurati che volevano demolire la repubblica. Molti Senatori sostennero l'accusa di Catone e infine Cesare, senza proferire parola, gli consegnò le tavolette. Così Catone scoprì trattarsi di una lettera d’amore scritta a Cesare dalla sua sorellastra e irosamente gli lanciò le tavolette urlando “Tieni ubriacone!”. Cesare mantenne la calma, tutti sapevano per giunta quanto lui fosse parco nel bere.
Catone continuò ad accusare e inveire, ma Cesare calmissimo continuò a leggere la sua lettera.

La relazione tra Cesare e Servilia comunque continuò, alla luce del sole e con buona pace di tutti, confermato dagli scrittori Svetonio, Plutarco e Sallustio. Solo nel 61 a.c. Cesare che dopo lo scandalo della Dea Bona aveva cacciato Pompea tornò libero mentre Servilia era rimasta vedova e altrettanto nel 59 a.c., ma i due non si sposarono.
Nel 59 Cesare sposò la diciottenne Calpurnia che gli assicurava l’appoggio del potente padre, ma che non gli dette l'erede. Tuttavia Cesare non la ripudiò, ma proprio mentre sposava Calpurnia mandò in dono a Servilia una perla di grandissimo valore di cui chiacchierò tutta Roma, facendone parlare anche lo storico Svetonio:
Più di qualsiasi altra donna egli amò Servilia, la madre di Bruto e per la quale durante il suo primo consolato egli comprò una perla del valore di 6000 sesterzi” Una cifra da capogiro. Ma Cesare era noto per la sua magnanimità verso le amanti, che aveva numerose, oltre a Servilia e alle mogli.

Servilia amò sempre Cesare, anche se sembrò risentita quando Cesare scrisse l'Anticato, il libretto che parlava male di Catone, suo fratellastro a cui era evidentemente molto affezionata, pur sapendolo nemico di Cesare. Del resto Catone amò sempre teneramente la sua sorellastra.
Comunque non le furono risparmiate le sofferenze, non solo l’uomo con cui aveva condiviso l’esistenza era stato ucciso da colui che ella aveva messo al mondo, non solo questo figlio si era tolto la vita, ma pure gli ultimi anni della vita di Servilia furono travagliati dal difficile rapporto con Porzia, la seconda moglie di Bruto, figlia di Catone, che condivideva con il padre la durezza di atteggiamento verso la parte cesariana.
Cesare amò Servilia per tutta la vita, e amò anche il figlio Bruto, nonostante le delusioni e i tradimenti politici, lo amò come un figlio e forse lo era davvero. Lo amò talmente da non comprendere il livore di Bruto contro di lui, livore che finì con l'assassinio di Cesare.

Servilia nulla sapeva della congiura delle Idi di Marzo e le fonti narrano che pianse disperatamente la morte di Cesare insieme alla moglie Calpurnia. Chiese comunque aiuti per salvare Bruto, ma non le riuscì.




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