GIULIO AGRICOLA ( 62 d.c. )




Nome originale: Cnaeus Iulius Agricola
Nascita: 13 luglio 40 d.c. Forum Iulii
Morte: 23 agosto 93 d.c. Roma
















Nacque nella colonia di Forum Iulii, nella Gallia Narbonensis (Francia meridionale), figlio del senatore Giulio Grecino e di Giulia Procilla, due alti esponenti della classe equestre. Entrambi i suoi nonni erano stati procuratori imperiali, mentre il padre era stato pretore ed era poi entrato a far parte del Senato di Roma nell'anno in cui nacque Agricola. Tra il 40 e il 41, il padre fu condannato a morte dall'imperatore Caligola, perché si era rifiutato di accusare il cugino di quest'ultimo, Marco Giunio Silano Torquato.

Della madre di Agricola, Tacito, che fu oltre che storico, tribuno militare sotto il comando di Agricola, che era "una donna di singolare virtù" e che amava teneramente suo figlio. Agricola studiò a Marsiglia, dove, come suo padre, studiò e si appassionò di filosofia. Si sposò con la nobile Domizia Decidiana. Quel che sappiamo di Agricola è infatti dovuto a Tacito in "De vita et moribus Iulii Agricolae" e dalla "Storia romana" di Cassio Dione Cocceiano.

Giulio Agricola fu un grande generale romano, sia per la geniale strategia militare che per l'ottimo rapporto con le truppe che lo seguivano ciecamente. Imponeva una ferra disciplina ma faceva l'impossibile per non subire perdite tra i soldati. Era inoltre un uomo fortemente giusto ed equo, si da brillare anche nell'amministrazione delle zone sotto il suo governatorato, non tollerando la corruzione, la sopraffazione e l'ingiustizia. Fu infatti uomo profondamente onesto e amato anche dal popolo, si da suscitare numerose invidie.



CURSUM HONORIUM

Iniziò la sua carriera come tribuno militare in Britannia dal 58 al 62 d.c., sotto il comando del governatore Gaio Svetonio Paolino, combattendo forse contro la rivolta della regina Budicca, la regina Celtica che combattè per le sevizie e gli oltraggi ricevuti dai Romani, e che sconfitta si avvelenò.

Tornato a Roma nel 62, Agricola divenne questore nel 64 e servì nella provincia d'Asia sotto il comando del corrotto Salvio Titiano. Nel 66, divenne tribuno della plebe e poi, nel 68, ebbe la pretura inventariando i tesori dei templi per ordine dall'imperatore Galba. Nel corso della guerra civile dell'anno dei quattro imperatori, egli decise di schierarsi con il generale Vespasiano, anche perché la sua adorata madre era stata uccisa in estate in Liguria dalla flotta di Otone, l'imperatore che aveva regnato solo tre mesi, già assassino di Galba e di suo figlio Pisone.



LA BRITANNIA

Quando Vespasiano divenne imperatore, Agricola fu da lui nominato comandante della XX Valeria Victrix, la legione fondata da Augusto, stanziata in Britannia, al posto di Marco Roscio Celio, che si era ribellato al governatore Marco Vettio Bolano, dimostratosi inadeguato nel compito. Agricola riportò la legione alla disciplina e operò per consolidare il dominio romano in Britannia. Nel 71 Bolano fu sostituito da un governatore più efficace, Quinto Petillio Ceriale, sotto il cui comando Agricola ebbe modo di mostrare le sue qualità militari durante le battaglie contro i Briganti.

Nel 75 d.c. Agricola fu nominato patrizio per meriti e diventò governatore della Gallia Aquitania. Nel 77 tornò a Roma, nominato Pontifex Maximus e sposò a Tacito, grande storico e oratore, nonché senatore, la figlia Giulia. Dopodiché tornò in Britannia, di cui aveva ottenuto la carica di governatore. Secondo Tacito, nell'isola britannica Agricola cambiò il modo di fare la guerra. I suoi predecessori avevano sempre combattuto d'estate, così da concedere al nemico il tempo necessario per riorganizzarsi. Agricola, invece, impegnò il nemico d'inverno, dedicandosi però anche alla gestione di ciò che era stato conquistato. Riordinò così il sistema tributario e pose fine agli abusi.

Nell'estate del 78 cobattè e sconfisse gli Ordovici, una tribù del Galles settentrionale e riportò al dominio di Roma l'isola di Mona (Anglesey), già conquistata da Svetonio Paolino nel 61 ma riconquistata dai Britanni. Agricola combattè strenuamente la corruzione facendosi apprezzare sia come amministratore che come comandate militare, portando avanti il processo di romanizzazione della Britannia, edificando le città sul modello romano e incoraggiando l'istruzione e i valori romani dei nativi.

Quindi si rivolse alla Scozia e nell'estate dell'80 guidò l'esercito fino all'estuario del fiume Taus, dove fece costruire diversi fortini. Agricola fortificò la costa britannica che guardava verso l'Irlanda e Tacito ricorda che il suocero diceva spesso che quest'isola poteva essere conquistata con una sola legione e poche truppe ausiliarie.
Secondo tacito Agricola avrebbe dato asilo al re irlandese in fuga, il che gli avrebbe consentito di tentare la conquista dell'Irlanda. La conquista non ci fu mai, oppure ci fu una spedizione punitiva o esplorativa. Recentemente è stato scoperto un possibile forte romano vicino a Dublino, forse usato da Agricola per una sua spedizione esplorativa in Hibernia nell' 82.



LA SCOZIA

Nell'83, Agricola mosse guerra alle tribù del Forth, ma i Caledoni attaccarono nella notte l'accampamento della VIIII Hispana. Agricola riuscì a respingerli con la cavalleria, avanzando poi ancora più a nord, scontrandosi poi nella battaglia del Monte Graupio contro i Caledoni, guidati da Calgaco. Le truppe di Agricola misero in fuga i nemici, che persero circa 10.000 uomini, mentre i Romani, grazie al geniale comando di Agricola, ne persero solo 360. Agricola avanzò a nord fino a Moray Firth, costruendo vari forti presso Inverness. Poi tornò a sud, nella provincia, e istituì un prefetto navale che perlustrò con la flotta il mare del Nord.



LA MORTE

Agricola fu richiamato a Roma da Domiziano nell'85, secondo Tacito, perché l'imperatore era geloso dei grandi successi del generale, che mettevano in ombra le modeste vittorie dell'imperatore sul fronte germanico. In effetti ad Agricola vennero tributati grandi onori, ma non il trionfo, e pure una statua, ma non gli fu più concessa una carica civile o militare, eccetto quella di governatore dell'Africa che rifiutò. Morì nel 93, in circostanze poco chiare, forse avvelenato per ordine di Domiziano.



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