Dal Colosseo per mezzo di un portico, come se ne vede traccia al centro del suo lato nord, e come si trova disegnato nelle medaglie che lo riportano, si comunicava colle Terme di Tito. Come narra Svetonio, dopo la dedicazione dell'Anfiteatro da lui terminato, fece edificare accanto e molto velocemente le grandiose Terme.

Sull'Esquilino, accanto al Colosseo, rimangono diversi resti di queste Terme, un fronte a semicolonne in laterizio e vari tratti di murature. Una vasca di granito orientale riutilizzata a fontana e proveniente da queste terme, giace nei giardini vaticani, nel crtile del Belvedere.
Ma la maggior parte dei resti delle Terme di Tito si trovano all'interno del Parco del Colle Oppio, purtroppo ancora perloppiù interrati.
Roma antica è più interrata che in luce, perchè se ci vuole tempo e soldi per scavare, ce ne vogliono molti di più per restaurare e mantenere.
Si può osservare che Tito si servì di un edificio anteriore per sostenere una parte della costruzione, forse perchè, come disse Svetonio, l'imperatore aveva molta fretta. Comunque le terme furono ultimate sotto Domiziano.
Le camere denominate Esquiline, che si trovano sotto il piano delle Terme di Tito, sono attribuite alla Domus Aurea neroniana, come confermano i versi di Marziale, per cui le Terme avrebbero occupato parte della casa Neroniana. Si tratta di un edificio non molto grande, preceduto sul lato dell'anfiteatro da una grande scalea.
Le Terme erano orientate esattamente come i resti della Domus Aurea, con la quale confinava a est. Ciò, unito alla rapidità con cui vennero conclusi i lavori, può far supporre che si trattasse degli stessi bagni della Domus Aurea, rifatti o riadattati, in perfetta linea con la Damnatio Memoriae degli edifici neroniani, e con la loro restituzione al pubblico.
Nella Pianta Capitolina, Forma Urbis, fu scolpita una parte delle terme di Tito, distinte col n° XXV. Le rovine delle terme erano ancora visibili nel Cinquecento, ma negli anni Trenta sparirono completamente quando venne sistemato il Parco del Colle Oppio. Grazie agli scavi, iniziati nel 1986 dal Comune di Roma e basandosi sulla pianta realizzata un paio di secoli prima dal celebre architetto Palladio, sono stati acquisiti nuovi dati: si è ipotizzato che le terme sfruttassero il declivio della collina articolandosi su vari livelli.
DESCRIZIONE
Inaugurate nell' 80 d.c. occupavano parte delle pendici del colle Oppio tra il Colosseo e San Pietro in Vincoli. Conosciamo la pianta, simmetrica come le terme Neroniane, dal disegno del Palladio, come dal disegno in alto, e probabilmente furono costruite dagli stessi architetti inventori della tipologia che si ripeterà ingigantita negli anni seguenti nelle successive terme di Traiano e di Antonino.
Situato in via delle Ter
me di Tito, è uno dei più antichi esempi di terme romane di tipologia "imperiale". Rispetto alle terme di tipo "repubblicano" presentavano una fusione del ginnasio con le terme vere e proprie e nella sistemazione degli ambienti lungo un unico asse, piuttosto che con ordine casuale. Inoltre divenne un'usanza comune la presenza del frigidarium.Le terme erano precedute da una grande terrazza-palestra sulla sommità dell'Oppio, accessibile da una scala a doppia rampa coperta da due prospetti, davanti e dietro, con piccole volte a crociera.
Secondo il Palladio, la struttura sarebbe stata realizzata da Vespasiano, con un dislivello di 17,5 m. rispetto al Colosseo che fu colmato da una grande scalea.
Stando alle planimetrie cinquecentesche, le Terme si estendevano su un'area rettangolare di circa 125 x 120 m, con ambienti specularmente disposti ai lati di un asse centrale, di cui oltre la metà, sul versante meridionale, erano costituite da un grande terrazzamento.Il versante settentrionale invece era occupato dal complesso balneare, con due calidarium come avancorpo, dotati di abside sul lato nord e di vasche sui lati. Da qui si accedeva, tramite un corridoio centrale che li separava, a un piccolo tepidarium rettangolare, oltre il quale si trovava il frigidarium, un grande salone con abside sul lato lungo e vasche laterali. Ai lato delle strutture termali si apriva una doppia serie di ambienti simmetrici: due cortili-palestre, due spogliatoi, due sale di lettura, recitazione, musica, ecc.
Simmetricamente disposti ai due lati di questi ambienti vi erano due grandi cortili porticati seguiti da due serie di tre ambienti minori affiancati. L'ingresso principale doveva essere sul lato settentrionale ma una scalinata monumentale, come sopra menzionato, saliva dalla valle del Colosseo ed immetteva al centro dell'area aperta. Restauri si ebbero con Adriano (117-138) e nel 238, dopodichè l'abbandono.
![]() |
| ECCO COME APPARIVA NEL 1700 |
Il seguito
Fino al 1895, quando il Lanciani si accorse dell'errore, si credeva che questi ambienti facessero parte delle adiacenti Terme di Traiano. Come tanti altri monumenti dell'antica Roma, anche le Terme di Tito furono soggette all'opera di spoliazione dai Papi romani per ricavarne materiali per l'edilizia, come avvenne ad esempio nel 1590 per la decorazione delle cappelle laterali della Chiesa del Gesù.
Oggi la maggior parte dei reperti si trovano sul Colle Oppio, che copre, oltre a parte della Domus Aurea, parte di queste terme. Il Colle oppio ha molti segreti ancora da svelare.
Visualizzazione ingrandita della mappa



0 comment:
Posta un commento