TERME DI NERONE - ALESSANDRINE



Le Terme di Nerone furono anche dette Alessandrine poiché costruite da Nerone nel 62 d.c. ma ingrandite e restaurate da Alessandro Severo nel 227-229. Si trovavano nell'area delimitata dalle attuali piazza della Rotonda, la piazza del Pantheon, via del Pozzo delle Cornacchie e via della Dogana Vecchia, per un'estensione che di circa 190x120 m. Si sa che Alessandro le estese molto, e che distrusse inoltre alcuni suoi privati edifici privati, che stavano accanto alle terme per crearvi un bosco in cui potessero passeggiare al fresco i cittadini.

I RESTI DELLE TERME DI NERONE
Le Terme di Nerone erano contigue alle terme di Agrippa, comunicanti attraverso un bacino artificiale, il laghetto su cui sorgerà il Colosseo, creato da Nerone. Sembra che le terme in origine non fossero molto grandi, in quanto servissero solo a Nerone e della sua corte, mentre quelle di Agrippa erano già divenute pubbliche.

Le terme erano alimentate dall'Acqua Alessandrina e, come testimonia Sidonio Apollinare, erano ancora in uso nel V sec. d.c.
 Si trattava molto probabilmente delle prime terme romane di tipo "imperiale", cioè con gli ambienti organizzati simmetricamente attorno a un asse centrale, con un ordine preciso e funzionale.

La pianta del complesso, di forma quadrata, è conosciuta dai disegni rinascimentali ma sicuramente non era la stessa del tempo di Nerone. Al centro si trovava la natatio, il calidarium, tiepidarium e frigidarium, tutti in fila, affiancati da ambienti laterali, tra cui due peristili in funzione forse di palestre estive.

"Palazzo de' Giustinani e quello di contro detto del Governo, son fondati sulle ruine delle Terme di Nerone ovvero Alessandrine, poichè Alessandro Severo, giusta la più comune opinione, ristorando le ampliò. Se già magnifiche erano a' tempi del fondatore al dir di Marziale : 
 - Quid melius Thermis Neronianis? - (Cosa può essere meglio delle terme di Nerone?) quanto mai non doverono essere meravigliose dopo ristauri del grandioso Alessandro. 

FONTANA PROVENIENTE  DALLE TERME DI NERONE
Ruine delle medesime si riconobbero, e molte ancora se ne ravvisano non solo sotto il Palazzo Giustiniani, ma sotto il Patrizj altresì; e per tutta la via che tra questi due edifizj conduce al Panteon di Agrippa, e in piazza Rondanini, donde siamo passati al di qua della chiesa della Maddalena, e in tutta la piazza di S. Luigi de' Francesi, ove da un antiquario di merito si crede essere stata la galleria principale, e già si trovarono rocchi d'immense colonne di bel granito dell'Elba, pregiato tanto dagli antichi, e tanto vilipeso da' moderni. 

Si può vedere un pezzo di questo granito ad uso di soglia nella chiesa di S. Andrea della Valle: e sappiamo che quattro labri, o vasche da bagnarsi dello stesso marmo, furono trovati nelle vicinanze di S. Eustachio: altre rispettabili ruine finalmente delle terme si videro a' giorni nostri in un cavo operato nel cortile del palazzo del Governo, cui rimase annessa quella devota chiesuola antichissima, denominata san Salvatore in Thermis. Ora aggiungeremo per semplice erudizione di curiosità che Alessandro Severo restituì alle terme l'uso de' lumi in tempo di notte, non essendo prima praticabili che in chiaro giorno: - Addidit et oleum luminibus Thermarum; quum antea non ante aurorum paterent, et ante solis occasum clauderentur.-"



I RESTI

Molti avanzi di queste terme rimanevano sino ai secoli scorsi. Il Marliano ne scorse le vestigia dalla chiesa di S. Eustachio sino alla casa di un certo Gregorio Narien. Flaminio Vacca scrisse che ai suoi tempi si rinvennero molti resti di colonne di granito, il cosiddetto granito dell'Elba, in piazza di S. Luigi dei Francesi, e tre vasche di granito accanto alla Chiesa di S. Eustachio, attribuite fin da allora alle terme. Altre grandi colonne si rinvennero accanto alla stessa Chiesa, impiegate da Papa Alessandro VII per rimpiazzare quelle mancanti nel portico del Panteon.


LE 2 COLONNE PRESE DALLE TERME
ED INSERITE NEL PANTHEON
Nel cortile del palazzo Madama rimanevano visibili sino al tempo di Benedetto XIV resti di grandi mura appartenenti alle suddette terme; e nei lavori della casa che fa cantone colla salita dei Crescenzi e piazza della Rotonda furono scoperti altri muri di queste terme.

La Chiesa di S. Luigi secondo lo studioso Nibby fu edificata su una sala delle terme, infatti la pavimentazione conserva parti marmoree di quella romana antica. Alcuni avanzi in forma di abside restano nell'albergo situato sulla piazza Rondanini.

Delle terme oggi restano: due colonne di granito rosa reimpiegate, come già detto, per il restauro del pronao del Pantheon, un capitello conservato nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, una cornice e due colonne a piazza Sant'Eustachio, una colonna rialzata nel 1896 presso Porta Pia, una vasca di granito.

Altri resti sono sotto Palazzo Madama: durante i lavori di manutenzione del Senato fu scoperta alla fine degli anni '80 una grande vasca di granito nero-rosso, del tipo importato dall'Egitto in epoca imperiale, probabilmente utilizzata nel calidarium delle terme. Restaurata nei suoi tre punti di frattura, fu collocata come fontana su di un piedistallo rinascimentale nello slargo esterno all'ingresso fornitori, da allora ribattezzato Piazza della Costituente, che collega via degli Staderari con via della Dogana vecchia e piazza Sant'Eustachio.

RICOSTRUZIONE
Ma soprattutto nel palazzo del Marchese Vincenzo Giustiniani, architettura di Giovanni Fontana e del Borromini. Edificato sulle sopradette Terme di Nerone, contiene un gran numero di statue, busti, ed altri marmi antichi, trovati la maggior parte nelle Terme medesime.

Il vestibolo è ornato di dodici colonne antiche, di due statue d'Apollo, d'una di Domizia, di due Ercoli, e di vari bassiorilievi. Nel cortile vi sono 14 statue, e diversi bassirilievi e nella scala le statue d'Apollo, di Marco Aurelio, di Caligola, di Domiziano, di Antinoo, e di Mercurio.

Ai piani superiori le statue di Marcello Console Romano, di Roma trionfante, due Fauni, un Gladiatore, un Faunetto, busti di Filosofi, busto di Scipione Affricano e d'Alessandro Magno colle teste di basalte, due statue di Musa, Paride in difesa, due Cereri, una Baccante, un busto con bellissima testa antica, che sembra di Traiano, un gran vaso nel mezzo ornato d'un baccanale, una Venere, un bellissimo Caprone, un Ercole giovane, tre belle teste, una di Vitellio, una di Giove Serapide, e l'altra d'Apollo e una testa di Saffo.

"R. IX Gruppo delle statue dei Galli e « Amazone « scoperti nelle fondamenta di un monistero che Alfonsina Ordini, vedova di Piero de' Medici faceva costruire risarcire l'anno 1514. Vedi tomo I, p. 162. Queste figure appartengono, come è noto, ad una riproduzione in marmo dei famosi doni di Attalo I, gruppo di un centinaio di figure in bronzo di Giganti, Amazoni, Persiani, e Galati, che egli aveva fatto collocare sul fianco dell'Acropoli in Atene. Il sito di questo monistero è tuttavia ignoto, la congettura proposta dal Kluegmann che si trovasse nell'area delle terme Alessandrine essendo puramente gratuita. Vedi Archaeol. Zeitung, a. 1876, p. 35-37, e il tomo I della Storia, p. 162." 
Ma altri sono dell'opinione di  Kluegmann.

"La famosa Venere de Medici, la quale ora non si trova più in Roma per licenza di Innocenzo XI, si dice che fosse trovata in Pescaria al portico di Ottavia «. Bartoli, Mem. 108. 
Io credo questa notizia né vera né probabile: in ogni caso il simulacro fu esportato non al tempo di Innocenzo XI (1676-1689), ma nel settembre del 1570, come apparisce da un brano di lettera del cardinale Ferdinando in Lettere pittoriche, tomo III, n. 100, p. 177. 
Circa l'origine della statua, vedi Miintz, 1. e, p. 34 seg. R. IX Gruppo delle statue dei Galli e Amazone scoperti nelle fondamenta di un monistero che Alfonsina Ordini, vedova di Piero de' Medici faceva costruire risarcire l'anno 1514. Vedi tomo I, p. 162."

Si presume anche la Venere de Medici provenisse dalle terme alessandrine.





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