MAUSOLEO DI ALESSANDRO SEVERO





IL MONTE DEL GRANO

Il Monte del Grano è il nome popolare del mausoleo di Alessandro Severo, collocato all'interno del Parco XVII Aprile 1944, in un'area di Roma che fa parte del moderno quartiere del Quadraro.

Il nome di Monte del grano era divenuto comune già nel 1386, come risulta dall'Archivio Storico Capitolino.

Il mausoleo faceva parte della tenuta chiamata "Casale delle Forme", allusiva a una sezione degli acquedotti in zona Tuscolana.

Il mausoleo è anche definito come "Monte di Onorio" o "Monte di Nori" o ancora "lo Montone del Grano".

Il nome Monte del Grano derivava probabilmente dalla corruzione dell'antico nome modius grani moggio di grano, dovuto all'aspetto della collinetta dopo l'asportazione dei blocchi di travertino, avvenuta nel 1387 per opera di Nicolò Valentini, uno dei tre nobili veneziani che, durante il giubileo del 1350, offrirono alla basilica di San Pietro una tavola di cristallo per custodire la reliquia del sudario del volto di Cristo.

Custodirono il sudario ma non rispettarono le tombe dei morti, per quella strana contraddizione per cui la fratellanza con l'umanità finisce quando si hanno ideologie o religioni diverse.

Il riferimento al grano è comunque già legato ad una caratteristica del Quadraro, dedicato anticamente a quattro divinità protettrici del mondo agricolo.



La tradizione

La leggenda popolare vuole invece che fosse un monte di grano trasformato per punizione divina in terra, perché raccolto di domenica, giorno dedicato al riposo, così imparavano.

COME APPARE ESTERNAMENTE
Invece Flaminio Vacca, nel 1582, così narra del mausoleo:
"Mi ricordo, fuori di porta S. Giovanni un miglio, passati gli acquedotti, dove si dice il monte del Grano, vi era un gran massiccio antico, fatto di scaglia: bastò l'animo a un cavatore romperlo, e intrarvi dentro, e poi calarsi giuso, tanto che trovò un gran pilo storiato con il ratto delle Sabine, e sopra il coperchio, vi erano due figure distese con il ritratto di Alessandro Severo et Julia Mammea sua madre. 

Dentro vi si trovò delle ceneri, il detto pilo si ritrova al presente nel Campidoglio in mezzo del cortile del palazzo deve stanno i Conservatori".

 Vacca, Mem. 36.

Il vaso era quello celeberrimo di Portland già Barberini.

Quest'insigne scoperta era avvenuta in terreno appartenente al dott. Fabrizio Lazzaro, abitante in Colonna, nel palazzo oggi Ferraioli, dove aveva raccolte non poche sculture di pregio. Vedi tomo I, p. 104 e tomo II, p. 87.

La sua proposta di vendita al S. P. Q. R. del sarcofago di via Tusculana, fu portata in consiglio nella seduta del 4 maggio 1582: ma le trattative furono. secondo le abitudini locali, trascinate per le lunghe, sapendosi dall'iscrizione Forcella, tomo I, p. 45, n. 91, come il pilo fosse collocato sul suo piedistallo « nel prospetto del cortile » de" Conservatori, soltanto otto anni dopo la sua scoperta.

Il Vacca fa notare poi che i bassorilievi del sarcofago lì rinvenuto rappresentano episodi dell'Iliade, cioè l'ira di Achille, gli ambasciatori di Agamennone per placarlo e il riscatto del corpo di Ettore, quindi tutt'altro da quanto descritto.

VASO PORTLAND
"Il sepolcro," continua il Vacca " esisteva in un diverticolo di comunicazione, che partendo dalla Latina, andava a raggiungere la Labicana presso Tor Pignattara, come il Fabretti osservò dagli avanzi a suo tempo ancora esistenti, il suo interno era formato di due camere, quella superiore conteneva il sarcofago; l'inferiore lastricata di travertini non avea alcuna comunicazione coll'altra, ed aveva il suo ingresso per mezzo di un corridore. 

Come si osserva ancora, l'apertura fatta dal cavatore, per la quale vi scese, non è quella stessa, per la quale vi fu introdotto il sarcofago, ed il cadavere. 

Questa esisteva precisamente nel lato opposto, e dopo aver servito alla introduzione del sarcofago stesso, fu chiusa espressamente, onde non rimanesse più adito al sepolcro. 

Il monte stesso, nel centro del quale si trova, è tutto formato dal masso del sepolcro medesimo. 

Dentro il sarcofago fu trovato il bel vaso di smalto già esistente nel palazzo Barberini, ed ora nel Museo Britannico, il quale è ornato di bassorilievi lavorati a cameo."



LA TOMBA

È il terzo mausoleo, in ordine di grandezza, di Roma, ovvero la terza tomba a tumulo dopo la Mole Adriana ed il Mausoleo di Augusto.

All'esterno appare come una collinetta di circa 12 m. di altezza un po' nascosta dai palazzi costruiti accanto negli anni '70.

Vi si accede all'interno attraverso un corridoio lungo circa 21 m. che si apre su una sala circolare di 10 m. di diametro, un tempo divisa in due piani.

Nel '500 venne infatti ritrovato al suo interno un imponente sarcofago attico, oggi conservato nelle sale al piano terreno dei Musei Capitolini.

Vari studi mettono in dubbio l'attribuzione del Mausoleo ad Alessandro Severo, imperatore romano.

Tuttavia o più recenti studi di Erminio Paoletta accertano che il mausoleo è stato sicuramente la tomba dell'imperatore.


 


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