RITI FUNERARI



FUNERALE ROMANO

I Romani rispetto ad altri popoli hanno temuto poco la morte, perchè un buon romano doveva poterla affrontare con serenità. Non solo in battaglia, ma si rispettava chiunque sapesse morire con coraggio, senza pietire o raccomandarsi agli Dei. Tra i Romani non c'era questa sudditanza agli Dei che venivano venerati ma senza sentirsene schiavi. Avevano del resto il retaggio etrusco che festeggiava la morte come un lieto evento, con banchetti e giochi.

Le tombe furono all'inizio modeste, fosse nella nuda terra, talvolta delimitate da ciottoli, lastre di pietra o laterizi. In alcuni casi coperture dette alla cappuccina, realizzate con tegole e mattoni, una sorta di tetto a spioventi.

Le sepolture erano segnalate da piccoli tumuli di pietre o terra, dalle pietre di delimitazione o da vasellame posto al di sopra della fossa; rare le stele funerarie. Il rito funebre piu' praticato nei primi secoli dell’Impero fu la cremazione indiretta. Il defunto veniva bruciato in un’area apposita, detta ustrinum; i suoi resti venivano poi raccolti, riposti in un contenitore e sepolti.

I contenitori utilizzati come cinerari sono i piu' diversi: borse o cassette in materiale deperibile, anfore, urne in pietra, o la olla in ceramica grossolana. Subentrò poi la cremazione diretta, in cui il defunto veniva collocato sulla pira costruita sopra la fossa.

VACCA:

- "Qualora alcuno stava già già per morire i Parenti e gli Amici tutti lo baggiavano in bocca", lo attesta Ausonio al verso 23 143Suetonio nella vita di Cesare Augusto cap. 89 144 e per tutti Seneca, De Brevit. vitae dicendo:
"Caesar patruus meus Drusum
intima Germaniae recludentem 
et gentes ferocissimas 
Romano imperio subiacentem 
in complexu et osculis suis amisit"

E ciò facevano per due cause, una forse per far sì che l’anima restasse tuttavia anche un puoco nel corpo del moribondo, poicchè credevano tenergli serrata l’uscita alla loro bocca; onde ne venne che tal funzione chiamossi da’ latini Abitio. Altri facevanola per approntare il passaggio a quell’anima ne’ loro corpi, credendo senza meno la trasmigrazione; così Cicerone nella V Verrina dice: 
matresque miserae pernoctabant ad / ostium carceris ab extremo complexu liberorum exclusae; / quae nihil aliud optabant, nisi ut filiorum extremum / alitum excipere sibi liceret.

Li cavavano in tanto, con mesto rito, dalli dita l’anelli, lo attesta Suetonio nella vita di Tiberio al Cap. 73 152; Valerio Massimo al lib. 7 153, e Plinio per tutti al libro 33 con tali parole: 
gravis somno, aut morientibus
religione quadam annuli detrahuntur.
Spirato appena, o anche spirante, serravano a’ moribondi gli occhi, rito, non solo usato da’ romani ma da’ greci ancora e dall’altre barbare nazioni. Ne fà nelle greche carte menzione Omero, facendo lagnare Agamennone della trascuratezza usatagli da Clytemnestra sua moglie in non serrarci gli occhi allorchè moriva.

Morto già il caro parente solevasi il difunto cadavere lavare, costumanza usata da greci ancora. Dopo lavato il cadavere solevasi sin dall’antichi tempi ungersi, ed imbalsamarsi.

TOMBA ETRUSCA

Che l’uso sia stato antichissimo, e prima anche di quello che pretende Plinio l’attesta Geronimo Mercuriale nel cap. ultimo del libro De decoratione 167 con tali parole: 

"Quo tempore inventa fuerint unguenta invenio; Plinium lib. 13 esse deceptum, qui di tale usanza  Apulejo al lib. IV,  Florid., Luciano  De Luctu, nacreonte nell’Odi. soripsit, Tempore Trajano non fuisse unguenta, cum tamen Homerus mentionem faciat unguentorum, et Homero antiquior: Moses". 

Li ministri soliti fare a’ cadaveri tal cerimonia chiamaronsi Pollinctores  et Libitinarj.
Era officio delle donne quello d’ungere il  cadavere del morto, quali si chiamavano Funerae. 

Alle volte poi in mancanza delle donne supplivano gli uomini, ch’erano di quelli che campavano coll’assistere alle Funzioni Funebri detti Libitinari da Libitina dea de’ funerali: ed abbenchè per Libitina abbiamo inteso alle volte i Poeti o la morte istessa, ora li strumenti de’ Funerali, nulla manca, è certo che questa fù una delle tanti deità a cui pagavasi un denaro per ogni uno che moriva, siccome pagavasi a Lucina per ogni uno che nasceva, secondo la legge fatta da Servio Tullio per sapere quanti erano ogni anno i morti, quanti li nati. "

A Roma era importante il funerale, tanto più ricco quanto erano importanti il defunto e la sua gens. La PIETAS riguardava anche il rispetto dei defunti, se un cadavere non veniva sepolto o senza le esequie dovute, la famiglia era colpevole e l’anima del defunto vagava sulla terra perseguitando i discendenti. Il primo atto del dopo morte era l’ultimo saluto, il bacio che uno dei familiari dava al morto chiudendogli gli occhi e ripetendo per tre volte il suo nome.

Subentrava allora l’impresa di pompe funebri, i libitinarii, che preparavano la salma per l’esposizione, lavando il corpo, profumandolo con unguenti, vestendolo della toga e componendolo sul letto funebre nell’atrio della casa. Era uso mettere nella bocca del morto una moneta, l’obolo di Caronte, il traghettatore dell'Ade.

L’esposizione durava alcuni giorni, durante i quali le donne piangevano e gridavano il loro dolore, a volte aiutate da donne che lo facevano a pagamento: le prefiche.

Seguiva la processione, organizzata dal dissignator se il defunto era una persona importante: davanti al feretro un gruppo di uomini in toga da parata con le maschere, che rappresentavano gli antenati del defunto.

Intorno alla bara i littori col mantello rosso cerimoniale e i fasci, poi i suonatori di flauto, mimi e danzatori, i familiari in lutto e le donne piangenti.

Ogni famiglia nobile conservava nei tabernacoli posti negli atri delle case le maschere degli antenati. Gli Etruschi chiamavano gli Dei Cerere, Pale e Fortuna con il nome di Penati, il che la dice lunga.

Il fascio, che si ritiene originario etrusco, come fascio di betulle legate con una scure, è la derivazione più antica dal fascio del cereale di Cerere (cereale da Cere, cioè Cerere), adorata dagli etruschi fin dal VI sec. a.c., al cui centro stava la bipenne, simbolo lunare sia etrusco che cretese, il labris, della vita e della morte. Il fascio era dunque l'antico legame degli uomini con la terra, con la Dea Madre Cerere che forniva il nutrimento. In ultimo venivano i portatori di cartelli, che ricordavano i fatti illustri della vita del defunto.

La processione percorreva tutta la città e sostava nel Foro dove nei rostra, la tribuna degli oratori, aveva luogo l’elogio funebre pronunciato dal figlio o dal parente stretto. E qui si mostrava l'abilità dell'oratore a commuovere la folla per parteciparla all'evento doloroso. Poi il morto veniva accompagnato al cimitero fuori dal pomerio, visto che la legge vietava la sepoltura dentro la città.

FIORI FUNEBRI DI TERRACOTTA RINVENUTI SULLE TOMBE
Il cadavere veniva bruciato sul rogo, col catafalco, con oggetti, vestiti e armi che gli erano stati cari. Era un parente ad accendere la pira, mentre si gettavano balsami e fiori; poi le ceneri venivano spente col vino e collocate in un’urna. Questa veniva depositata in un colombario con l’iscrizione del nome e spesso anche un busto in marmo; oppure i parenti costruivano un monumento funerario lungo le vie principali di accesso alla città, soprattutto sull'Appia antica, per la gloria del defunto.

Al defunto si dedicavano anche fiori, da seppellire col morto o da bruciare col suo corpo. Insomma anche gli antichi romani usavano fiori sia per le donne che per gli uomini da onorare per un'impresa, ma pure per i morti. A volte, nelle inumazioni, affinchè i fiori non appassiscano se ne facevano in terracotta e si ponevano sul catafalco del defunto. Erano fiori semplici, un po' stilizzati, ma inequivocabilmente fiori, sovente rinvenuti nei mausolei e in altre tombe.

CERIMONIA FUNEBRE ROMANA
Dopo la sepoltura aveva luogo il banchetto funebre, a cui erano invitati tutti i partecipanti del corteo, accanto alla tomba. I familiari offrivano cibi speciali, di cui una parte veniva posta nella tomba. Tornati a casa, i parenti mettevano la maschera del defunto nel tabernacolo, vicino a quelle degli antenati.

Verso la fine della repubblica, queste maschere di cera o gesso furono sostituite da ritratti in marmo, che riproducevano il defunto. Il funerale era a spese della famiglia, ma in alcuni casi, come per le alte cariche politiche, era offerto dallo Stato. I meno abbienti avevano le corporazioni che garantivano un funerale decoroso.

Dei poveri si occupava lo Stato ponendoli in pozzetti funerari comuni. Nell’VIII-VII secolo a.c. le due pratiche di cremazione e inumazione erano egualmente diffuse.

Gli Etruschi ad esempio inumavano, seppellendo i cadaveri in bellissimi sarcofagi istoriati, con l'immagine del defunto, o della coppia, perchè lo stesso sarcofago di solito accogliere entrambi. Se la famiglia era ricca, oltre a permettersi il sarcofago si concedeva le immagini dei defunti coricati sul sarcofago, a volte ritrattistiche, a volte con teste sovrapposte su corpi fatti in serie.

Dal IV secolo a.c. e fino al I d.c. prevalse l’incinerazione, con colombari e urne cinerarie, vasi di terracotta, o ceramica o altre forme, di altare, di casa o di scrigno, realizzate in marmo, in alabastro e perfino in oro. A partire del regno di Adriano il rito funerario cambiò: l’inumazione prese il posto della cremazione e cominciò a fiorire l’arte della scultura dei sarcofagi.


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1 comment:

Gloria Dentella on 9 gennaio 2015 13:42 ha detto...

Questi brani sono sempre molto affascinanti da leggere. Per comprendere una cultura al meglio bisogna anche saper leggere dietro questi rituali. La storia non finisce mai di stupire. Ci sono, ancora oggi, dei rituali funebri antichissimi che ancora vengono praticati, è importante per conservare l'essenza di una cultura. Mi viene in mente un articolo di Focus sui rituali post mortem, in Africa, gli animisti devono prendersi cura del corpo
del defunto , anche con effusioni fisiche come baci e abbracci. Mentre per gli ebrei e i musulmani il contatto è vietato. Ti consiglio l'articolo è davvero interessante.

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